Un Racconto Di Quarantena In Divenire Vol.2

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ventisettesimo giorno di quarantena o lockdown che dir si voglia.

quarto  appuntamento con gli streaming in diretta dal mio studio per il favoloso Circolo Pick Week, una poesia di Irving Layton, uno dei primi che si accorge del valore di un ragazzo canadese di nome Leonard Cohen.

una canzone in versione acustica dei Clash, il loro inno distopico di una Londra che brucia e affonda London Calling

 

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la notte le visioni di grandi città luminose, palazzi storici e tu che cammini con lentezza ammirata, incontrando persone che vivono la vita, con canzoni come “Stuck Inside Mobile With The Memphis Blues Again”

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Well, Shakespeare, he’s in the alley
With his pointed shoes and his bells
Speaking to some French girl
Who says she knows me well
And I would send a message
To find out if she’s talked
But the post office has been stolen
And the mailbox is locked
Oh, Mama, can this really be the end
To be stuck inside of Mobile
With the Memphis blues again

con tutti i cambi di accordo e i fill di batteria di Kenneth Buttrey che ti tolgono il fiato dalla bellezza, pensi a Bob che declama quel suo strascicato “Oh, Mama, can this really be the end..” mentre quei musicisti lì a Nashville lo ascoltano increduli e impassibili.

è di nuovo mattina e prepari la tua giornata, tutti gli esperti si raccomandano di fare un briefing in famiglia ove ognuno squaderna i suoi impegni quotidiani per evitare sovrapposizioni.

il briefing non lo fai, tuo figlio prepara un video montato di una sua giornata in quarantena per affinare il suo tedesco, montaggio serrato degno del miglior Tarantino e una narrazione totalmente falsa ma credibile (lui che spegne la televisione -che non accende mai dacché è continuamente collegato ai social più deteriori alla tik tok, a guardare neri che fanno discorsi in lingue sconosciute e tirano fuori la lingua e lui che ride sguaiato- io e Francesca che, con lui pranziamo e ceniamo, lui che fa ginnastica di mantenimento, lui che legge – di cosa si tratta? che tipo di attività è?), Francesca segue in streaming Yoga e meditazione, io che tengo lezioni di basso on line usando skype e impazzisco col click che fa latenza.

poi mi preparo per uscire a fare la spesa settimanale in tempi di Covid-19

ogni giorno ascoltiamo un nuova teoria e dobbiamo farci i conti, decidere se è credibile, spesso non lo è, se dobbiamo essere pronti a qualcosa di nuovo, a sopportare qualche nuova Cassandra che ci istruisce circa il contagio, come è avvenuto, come andrà avanti, come riprenderà-lentamente, mi raccomando-la vita.

il video della televisione è il più repellente, c’è dentro il fallimento dell’intera classe giornalistica del nostro paese, una schizofrenia armata, un malessere strisciante, e la nostra capacità di analisi di una situazione come questa è un grafico impazzito a crescita zero.

sui social si scatenano tutti con i divieti e gli appelli, contrastanti e opposti, fare la musica dai balconi sì ma anche no, un minuto di raccoglimento, sì pero’ anche no, chiedere aiuto allo stato che vara il Cura Italia sì ma pero’ no, e alla fine fai come Johnny Cash

io sono preso da una iperattività di fronte al computer e faccio video in continuo ma c’è sempre il libero arbitrio e se qualcuno non è interessato può semplicemente evitare la mia produzione.

sto rileggendo “I Tre Moschettieri”, ho l’autonomia di attenzione di una decina di pagine ma le gesta i D’Artagnan, Athos, Porthos e Aramis mi stregano, così come il pensiero che i libri cosidetti per ragazzi erano dei bei mattoni.

 

mi capita spesso di pensare a come avrebbe reagito Hank Williams a un momento come questo.

nel frattempo il solstizio di primavera se ne è andato, così come il ritorno dell’ora legale

keep rocking any way…

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