Francesco De Gregori: una playlist per riscoprire qualche gemma nascosta

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Francesco De Gregori in concerto al Carroponte di Sesto San Giovanni - 21 luglio 2018 - © Foto: Riccardo Medana

Oggi, come vi abbiamo ricordato nel nostro day by day, Francesco De Gregori compie 69 anni.
Per celebrare il compleanno del Principe della canzone italiana abbiamo pensato ad una playlist un po’ “alternativa”, composta da una manciata di brani (più un paio di chicche) che a volte sono rimasti “un passo indietro” rispetto ai grandi classici del cantautore romano e che non hanno raggiunto il successo nazionalpopolare che hanno avuto canzoni come Rimmel, Buonanotte fiorellino, La donna cannone, Viva l’Italia, ecc…

Cominciamo con Le storie di ieri, che ha anche una curiosa storia alle spalle: il brano è stato scritto nel 1974 e doveva essere inserito nell’album Francesco De Gregori (comunemente chiamato anche l’album della “pecora” per la copertina) ma la casa discografica RCA si rifiutò di inserirlo nell’album per i riferimenti espliciti a Giorgio Almirante, che aveva fatto confluire l’ideologia fascista nel neonato MSI. Venne quindi in aiuto di De Gregori l’amico e collega Fabrizio De André, che decise di incidere il brano nel suo album Volume 8, che vede anche altre canzoni nate dalla collaborazione tra i due (come Oceano, La cattiva strada e Canzone per l’estate). Dopo la prima pubblicazione alla fine il pezzo trovò finalmente la sua strada anche nella discografia del Principe, nell’album Rimmel del 1975, seppur con alcuni versi cambiati rispetto alla prima stesura: la frase “Almirante ha la faccia serena” viene sostituita con “I nuovi capi hanno facce serene”; “Mio padre ha una storia comune” sostituisce “Mio padre aveva un sogno comune”; “troppi morti lo hanno tradito” diventa “troppi morti lo hanno smentito”; “si mette a sognare” diventa “comincia a sognare” e i poeti diventano “brutte creature”.

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Passiamo a Chi ruba nei supermercati?, brano contenuto nell’album Canzoni d’amore del 1992, pubblicato nel bel mezzo dello scandalo di Tangentopoli. E proprio prendendo spunto dagli scandali che stravolgono la politica italiana De Gregori ci pone davanti ad una scelta, segnando un confine: Tu da che parte stai? / Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati / O di chi li ha costruiti rubando?”. Il riferimento alla Standa e a Berlusconi è velato, ma nemmeno troppo. Ma fare i nomi non è importante, quel che conta è marcare una distinzione tra i deboli, che sono costretti a rubare per fame, e i forti, che ladri lo sono di professione.

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Nell’album Scacchi e tarocchi, pubblicato nel 1985, c’è anche un brano struggente dedicato a quello che lo stesso De Gregori ha definito il più grande poeta del Novecento. Stiamo parlando di Pier Paolo Pasolini, brutalmente ucciso nel 1975 e la canzone è ovviamente A Pa’. Curiosità: La terza strofa (“E voglio vivere come i gigli nei campi / e come gli uccelli nel cielo campare…”) cita una poesia di Pasolini contenuta in Teorema, che a sua volta cita il Vangelo secondo Matteo, trasposto in un film dallo stesso Pasolini.

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Mimì sarà è un piccolo capolavoro dedicato ovviamente a Mia Martini e contenuto nell’album Terra di nessuno del 1987. Un testo estremamente poetico per descrivere sia l’anima dell’interprete prematuramente scomparsa nel 1995 sia le “bocche fumanti” delle maldicenze sul suo conto. Nel 1994 la stessa Mimì ha reinterpretato questo brano nell’ultimo album della sua carriera, La musica che mi gira intorno.

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La valigia dell’attore, inedito tratto dall’omonimo album live del 1997, è probabilmente la canzone più sottovalutata dell’intero repertorio di De Gregori. È sì una canzone mediamente famosa, ma chi scrive la ritiene la canzone più bella scritta negli anni novanta dal cantautore romano, che meriterebbe la stessa imperitura memoria di brani come Rimmel o La donna cannone, per intenderci.
E pensare che questo pezzo De Gregori lo scrisse per Alessandro Haber, che attore lo era davvero, e che l’ha inserito nel suo primo disco, Haberrante, pubblicato nel 1995.
Il testo è cucito su di un attore, ma vale per qualsiasi persona faccia parte del mondo dello spettacolo, cantanti compresi: quel lasciare la propria vita “di là, in un camerino già vecchio, tra un manifesto e lo specchio”, immagine perfetta per distinguere la foto patinata della pubblicità di uno spettacolo da quella reale con cui fare i conti tutti i giorni attraverso lo specchio.

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Nel 2001 De Gregori pubblica Amore nel pomeriggio, che contiene una perla come Il cuoco di Salò, arrangiata nientemeno che da Franco Battiato. Il brano parla dell’esperienza disastrosa che fu la Repubblica di Salò ma lo fa da un punto di vista inedito, di un cuoco, ignaro, a digiuno di politiche e intrighi. Fu proprio il cantautore romano a spiegare il significato di questa canzone, spesso tacciata di revisionismo storico: «Non si prende la parte della Sinistra o della Repubblica di Salò. Non era mia intenzione, attraverso questa canzone, ribadire — se ce ne fosse bisogno — che io sono un uomo di sinistra e che quindi ho, diciamo, un’idea chiara su quello che è il giudizio storico, politico, morale sul fascismo e sulla Repubblica di Salò. Non è questa l’intenzione, perché non è una canzone politica. Sottolineare che coloro che aderirono a Salò morirono dalla parte sbagliata, viene da sé. Tra l’altro il verso ‘dalla parte sbagliata si muore’, non voleva essere una mia notazione dall’alto, in cui io che scrivo la canzone punto l’indice e dico: attenzione ascoltatori, questi stavano dalla parte sbagliata! Sono loro stessi, che in questo canto dicono di stare dalla parte sbagliata. Credo che questo fosse un sentimento abbastanza diffuso, forse in maniera più o meno conscia, fra coloro che avevano scelto di militare nella Repubblica sociale. Sicuramente sapevano di andare incontro a una sconfitta storica, non solo ad una sconfitta militare. L’unico punto della canzone che secondo me, per come l’ho scritto, può essere non revisionista, perché arriverebbe molto in ritardo rispetto all’analisi storiografica sul periodo, ma sul quale possiamo discutere è il verso ‘qui si fa l’Italia e si muore’, citazione, appunto, di Garibaldi, e come dire, questi facevano l’Italia?»

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Sulla strada è l’ultimo album di inediti, pubblicato nel 2012 e contiene una piccola gemma come Guarda che non sono io, brano autobiografico condito da una velata ironia che parla di un fatto realmente accaduto: «racconto l’incontro con uno mentre sto facendo la spesa che mi fa pensare: ‘ma che ci stiamo dicendo?’ Chiedergli: ‘ma chi credi che io sia, che idea ti sei fatto di me, perché pensi di conoscermi se in realtà conosci quattro, cinque, venti canzoni mie?’ È un incontro avvenuto davvero, non ho inventato una scena.»

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Santa Lucia, brano che chiude l’album Bufalo Bill del 1976, non è esattamente una canzone semi-sconosciuta nel repertorio del Principe, però non ha mai raggiunto il livello di notorietà di altri brani, quindi ha pieno titolo di essere in questa playlist, anche per ricordare con questa canzone Lucio Dalla, che di questo brano ha sempre dichiarato «è l’unica canzone che gli invidio moltissimo e che vorrei aver scritto io». De Gregori invece ha raccontati così la nascita del brano: «Mia madre, che è leggermente miope, quando cercava qualcosa e non riusciva a trovarla, quando la trovava diceva ‘Santa Lucia, santa Lucia, non l’avevo vista’. La canzone è nata così, questa è una canzone per tutti quelli che non vedono. Non capisco perché debbo vergognarmi di aver usato questa mediazione cattolica. Se le critiche sono rivolte solo al fatto che si nomina una santa, non me ne vergogno. Poi si può dire che faccio delle canzoni commissionate dal Papa, nessuno è al di sopra di ogni sospetto.»

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Tra le canzoni che il Principe ha scritto per altri forse la più famosa in assoluto è Diamante, pubblicata da Zucchero nell’album Oro, incenso e birra nel 1989 e conosciuta in tutto il mondo grazie alla fama planetaria del bluesman reggiano.
Ma forse non tutti sanno che anche De Gregori ha pubblicato una sua versione del brano, inserita come “bonus track” all’interno della raccolta Tra un manifesto e lo specchio, pubblicata nel 2006.
La nascita della collaborazione la racconta lo stesso Sugar: «Non mi sentivo di scriverlo io perché temevo di essere troppo coinvolto, e di fare una cosa sdolcinata. Volevo un quadro a colori pastello, la trasparenza, la serenità, la pulizia dei testi di De Gregori, anche per chiudere il disco con un accenno di speranza, dopo tanti pezzi così tribolati».

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Nell’arco della sua quasi cinquantennale carriera De Gregori ha pubblicato anche qualche cover di altri artisti italiani, da Fausto Leali a Vasco Rossi. E vogliamo chiudere questa playlist proprio con la versione di Vita spericolata pubblicata nell’album live Il bandito e il campione del 1993. Due anni dopo Vasco ricambierà il favore aprendo il live di Rock sotto l’assedio con Generale, ma questa è un’altra storia che potete leggere qui.

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