Springsteen ai tempi del Covid-19, una canzone al giorno: “Frankie”

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Pandemia 2020, giorno 14. Nel giorno in cui esce il Live ufficiale del concerto di Goteborg del 2012, ho scelto una canzone spesso dimenticata, poco conosciuta, «una canzone suonata molto raramente, ma  bellissima — come la definisce Bruce stesso — non ricordo bene ma credo che dovesse  finire nell’album “The River”».  Alcuni sostengono che fosse destinata a Born in the USA, altri ancora che dovesse fare parte di un album andato perso (The Lost Album) del 1976. Io però mi fido molto più di Bruce Springsteen che l’ha recuperata , dopo vent’anni per il cofanetto Tracks. Frankie, la canzone di oggi, venne scritta  nel 1976, e parlando dei suoi outtakes, Bruce scrive nelle note di copertina di Tracks:

«Ho sempre scelto le canzoni da mettere nei miei album, basandomi sul mio punto di vista nel momento specifico in cui doveva uscire l’album, l’argomento su cui volevo concentrarmi, qualcosa di musicale o di emotivo che stavo cercando di esprimere. Uno dei risultati di lavorare in questo modo è che moltissima musica, comprese alcune delle cose che mi piacciono di più,  sono rimaste  nel cassetto». 

Frankie, per l’appunto, è una delle tante canzoni che Bruce ha scartato da The River. È una canzone che racconta le notti d’estate passate a Chelsea Road, una delle innumerevoli strade che ha percorso nella sua vita tra New York e il New Jersey. È un pezzo che ancora una volta mette insieme due ragazzi senza arte né parte che devono arrangiarsi per vivere, ma che forti del loro amore sanno che ce la faranno. Poi arriva la crisi economica (Qui tutti stanno morendo, la città sta chiudendo) e dopo qualche mese il ragazzo si ritrova ancora una volta su Chelsea Road dove adesso scende una pioggia gelata a leggere gli annunci di lavoro:

«Ultimamente sto qui a Chelsea Road fuori sotto la pioggia gelida, e leggo tutti quegli annunci di lavoro, mi lancio per la strada alla ricerca di nuovi giochi, muovendomi freneticamente attraverso il bagliore accecante delle luci notturne. Non lo so Frankie che cosa troverò, forse nulla, forse un mondo che potrò chiamare mio. che brilla come le luci della strada qui sulla spiaggia, brillante come la pioggia nel palmo della tua mano»

«Questa è una canzone — dice Bruce nella versione del concerto del 28 luglio 2012, allo Stadio Ullevi di Goteborg (quella del video riportato alla fine dell’articolo) — che parla delle notti d’estate,  di una di quelle tante  serate in cui  ti ritrovi da solo per qualche motivo, ti senti completamente solo e finisci per metterti seduto  nel patio a guardare le lucciole. Fatemi vedere tutte quelle lucciole,  andiamo… Eccole , le vedo, bellissime».

La grandezza di un artista si riconosce da tante cose, lo dicevamo anche nei giorni scorsi su questa rubrica. Ecco, tra le tante doti che ha Bruce Springsteen c’è senza dubbio anche quella di saper improvvisare canzoni che gli vengono chieste dal pubblico (con i famosi cartelli che abbiamo visto in tutto il mondo) e che magari non suona da anni, o forse non ha mai suonato dal vivo. Frankie è una delle canzoni richieste dal pubblico svedese, appunto. Una volta in un’intervista Max Weinberg disse che la band è sempre pronta per suonare 250 canzoni e molto spesso io, che sto alla batteria quindi dietro di lui, al one-two-one-two- three… non so ancora che canzone lancerà Bruce. Chi altri nel mondo è in grado di fare una cosa del genere? Quale altro artista  ha una band che lo segue in questa maniera? Nessuno, risparmiatevi la fatica di cercarlo. Se poi lo trovate, fatemelo sapere. Guardate come Bruce inizia a suonare la chitarra e come si rivolge a Nils Lofgren dicendogli: «Prova Nils, prova» e poi guardando Charlie Giordano, «Fammi sentire Charles… Quasi». Suzie Tyrrel entra subito con il suo violino nel mood e negli accordi della canzone, Frankie dunque è uno dei tanti gioielli che abbiamo scoperto nel corso degli anni. Un pezzo che merita di essere rivalutato e … cantato a squarciagola, con lo schermo intero sul computer e il volume a palla!

#stiamoacasa, #brucespringsteen, #letsplaythemusic 

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.

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