#iorestoacasa con Spettakolo

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Francesco Nuti e Ornella Muti

Anche oggi, ahimè, dobbiamo tutti restare a casa. Da qualche settimana noi di Spettakolo cerchiamo quotidianamente di rendere meno pesante il forzato soggiorno tra le mura domestiche consigliandovi una canzone e un film. Nella speranza che ci scappi, almeno ogni tanto, un suggerimento utile.

Sergio Caputo è un irregolare della musica italiana. Per lui il successo arrivò negli anni ’80 con Un sabato italiano, grazie anche alla spinta di Mister Fantasy, programma televisivo all’epoca di grande successo condotto da Carlo Massarini. Attraversò da protagonista tutta la decade, poi trascorse un periodo negli Stati Uniti, collezionò tre presenze sul palco del Festival di Sanremo ed ancora oggi porta la sua musica in giro per l’Italia (e non solo), dopo aver anche apertamente polemizzato con le radio e i talent.

La canzone che ho scelto non è forse tra le più famose del suo repertorio, ma a mio giudizio è fra le più belle. Si intitola Ma che amico sei? ed è contenuta in Sogno erotico sbagliato, disco uscito nel 1991. Musicalmente si allontana dalle atmosfere che avevano fatto la fortuna di Caputo nel decennio precedente, mentre il testo, piuttosto criptico, si apre con quello che si può immaginare come uno scenario metropolitano (l’alba si incendiò sui binari del tram), per poi offrire squarci di autentica poesia (questi siamo noi con il freddo che fa fra l’incudine di Dio e il martello dell’umanità), passando per quello che finisce per assomigliare quasi ad un mantra (Jesus was a good man) e diventa il filo conduttore di tutto il pezzo. A voi l’ascolto e, se ne avete una, l’interpretazione.

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Se Sergio Caputo, in Ma che amico sei?, canta una gazza mi rubò la mia croce ed altri oggetti punk, Francesco Nuti in Tutta colpa del paradiso i punk li incontra ad inizio film nel magazzino dove sono stati ammucchiati tutti i suoi beni dopo la demolizione della sua casa. Siamo nel 1985 e questo film rappresenta per Nuti il sesto come attore ed il secondo come regista. Ed è un po’ la summa di quella che era la cifra stilistica di questo artista allora all’apice del successo, una comicità ora surreale ed ora malinconica, che faceva di Nuti un caso a sé nel panorama cinematografico di quegli anni.

In questo film l’attore toscano interpreta un ex carcerato che, uscito di prigione, si mette alla ricerca del figlio avuto con una donna straniera sei anni prima e nel frattempo adottato da un’altra coppia. Troverà la coppia in Val d’Aosta (dove il marito lavora come ricercatore ed ha come unico obiettivo di vita quello di trovare lo stambecco bianco) e lì, di fatto, conoscerà anche il figlio. «Solo venendo in paradiso avrei potuto ritrovare il sorriso» confessa Nuti ad Ornella Muti, incantevole coprotagonista del film, al termine di un monologo che rappresenta uno dei momenti chiave della storia. Fra gli attori ci sono anche Laura Betti (in passato spesso al fianco di Pier Paolo Pasolini), Silvia Annichiarico (una delle tante scoperte di Renzo Arbore) e l’immancabile Novello Novelli, vero attore feticcio di Nuti, presente in tutti i suoi film.

La canzone che fa da filo conduttore al film è Lovelorn Man, ma resta indimenticabile anche E la notte si fa fina, canzone al centro di una delle scene più surreali (e divertenti) della pellicola.

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.

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