Un racconto di Quarantena In Divenire vol.3

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È chiaro che, se stai leggendo, sei un metodico abitudinario come me: adoro chiamare le cose che faccio Volume 1 e lasciare intuire una prosecuzione, della musica, della narrazione, dell’ascolto. Mi sembra di lasciare delle possibilità di sviluppo nel fatto di chiamarle così. La quarantena va doverosamente avanti, con alti e inevitabili bassi, che non sono quelli profondi e esaltanti del mio basso bianco chiamato “The Ghost of Saturday Night” ma invece sono i momenti di difficoltà, fisica, emotiva, psicologica che l’isolamento provoca.

Leggo, leggo molto, provando però ad avere una disciplina e non abbandonarmi inerme al flusso di informazioni che si scontrano nella competizione giornalistica. I giornali, come li chiamavamo noi ai tempi che furono, giornali non sono più, i giornalisti sono delle vedette che si devono far notare per le gambe lunghe e il viso più truccato, che sotto le luci della ribalta si staglia rispetto agli altri visi.

Rarissimo trovare pensatori che sappiano esprimere un concetto  autorevole e circostanziato. Certo, con ogni probabilità, la categoria dei giornalisti è il riflesso della nostra nazione, di noi stessi per cui, c’è poco da stare allegri. Il giornalismo di fronte a questo evento purtroppo travolgente e drammatico, ha mostrato il suo fallimento.

Massimo Cacciari, filosofo ed ex-sindaco di Venezia, pensatore importante e puntuale, afferma che stare in casa in isolamento è l’inferno, nel senso che l’uomo necessita di rapporti appunto umani e tutto diventa più difficile, anche la nostra capacità di concentrazione.

Riesco a immergermi nella scrittura un paio di volte al giorno, è come quando fai il bagno al mare e l’acqua ti sembra gelata, poi ti scaldi e non usciresti più. Ho così affrontato in modo assolutamente disordinato lo studio a pezzi e bocconi della filosofia, disciplina che mi interessa ma che non ho frequentato in modo accademico. Sono ottimista. Credo fermamente che da questo trauma, che stiamo vivendo, usciremo migliorati, alleggeriti dal peso di una crescita che non era più sopportabile, fatta di consumi gonfiati, di necessità esagerate, di costumi alimentari errati, di nessun tipo di consapevolezza che quello che facciamo su questa terra, fino all’ultima cartaccia che buttiamo bellamente a terra, se la troveranno a dover gestire i figli dei nostri figli, in prospettiva noi.

Prendo appunti per un mio prossimo libro ma la cosa che mi da più lenimento spirituale è suonare. Ho approfondito sul basso elettrico, la costruzione delle triadi di accordi sulla scala minore.Interessante, vero? Ho migliorato la mia determinazione a fare lezioni via Skype, anche se mi manca il contatto diretto con il bassista.

Sto facendo una serie di dirette in streaming per il “Circolo Pickweek”, gente che ha un comune sentire e che organizza cose musicali e si da da fare.

Gente che fa e non parla solo.

Persone che fuori dalla moda organizzano occasioni per suonare, senza bisogno che uno sia “indie” o debba farsi crescere la barba e mostrarsi annoiato dalla vita per esibirsi, certo che se sai andare a tempo e sei intonato, aiuta.

Quella che vedete qui l’ho registrata a “Il Posto”, luogo ove ha sede la nostra associazione culturale e dove abbiamo prodotto e creato già sette di anni di appuntamenti di bellezza, a partire da una intuizione del sottoscritto (insomma, ogni tanto permettetemi di autoincensarmi) ha sentito la necessità di valorizzare il vinile, in tempi non di moda e tendenza.

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Ora siamo ovviamente fermi, preoccupati ma non domi, si sta progettando una ripartenza, quando sarà possibile, che sia orgogliosamente improntata alla tutela e alla amplificazione di chi ha poca voce, soprattutto a comunicatori che non hanno cercato il compromesso e proprio per quello sono rimasti di nicchia.

Sono sicuro che quando ripartiremo, faremo un appello alle forze che abbiamo vicine, riscoprendo il valore assoluto dell’amicizia vera, quella che lega profondamente le persone.

Ho provato a scrivere all’assessore alla Cultura della mia città ma al momento non ho ricevuto risposta.

Ma ripartiremo, intanto la musica si è fermata nella sua fruizione normale ma va avanti, con diverse iniziative che mantengono viva una fiamma.

Ascolto Bach ora, Suites 2 & 3, nella bella interpretazione della Orchestre De La Suisse Romade diretta da Ernest Anserment, un vinile Decca.

Come dice lo scrittore Douglas Adams: «Beethoven ti dice com’è sentirsi Beethoven e Mozart ti dice com’è sentirsi umano. Bach ti dice com’è sentirsi l’universo».

Lo spirito vola alto con le creazioni di Johann Sebastian Bach, lo sapete vero che Bach fu padre di venti figli (con due mogli)? Saranno stati più o meno tutti adolescenti assieme vero?  Come avrà fatto Johann Sebastian a dominarli???

Sono ancora in attesa di capire quello che ho visto ieri sera, durante la dolente puntata di Report su Rai3 alla quale mi sono sottoposto.

Un imprenditore, che avrà immagino un nome, un cognome, una madre, una zia, un figlio o più, ha ordinato di distribuire ai suoi dipendenti, come igienizzante per le mani Vetril. Certo, erano i primi giorni della pandemia ma c’erano già casi su casi e si sapeva che era una cosa seria.

Sì, ma il Vetril? Quale distorta fantasia può pensare al Vetril come a un igienizzante? Quale tara mentale può avere un cosidetto imprenditore per fare una cosa del genere? Come può un imprenditore pensare solo al profitto?

Uno dei primi ricordi della mia infanzia in pianura è il flacone azzurro del Vetril anni 70 che veniva usato per pulire i vetri.

E questo capitano d’impresa, questo cavaliere del lavoro, questo stimato rappresentante della società operosa e attiva della nostra Lombardia, membro della Confindustria, ha anche pubblicamente affermato che ora hanno sostituito il Vetril con un liquido igienizzante adatto all’uso.

Li posso sentire questi ricchissimi imprenditori lombardi lamentarsi tra di loro, ma anche con sindaci e governatori di regione, che questo lockdown è esagerato, che fermare le fabbriche avrà conseguenze devastanti, che la gente non avrà soldi e crollerà tutto. Lui che strepita con la Confindustria e mi immagino che quando sarà tutto un deserto questi esseri umani mangeranno soldi e lingotti d’oro, acciaio e cuscinetti a sfera, infissi per finestre e allarmi anti intrusione.

Ma mi chiedo… se poi la gente, che per lui è solo gente, insomma, forza lavoro, ma se la gente muore?

Buona Quarantena, amici e amiche.

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