#iorestoacasa con Spettakolo

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Continuamo a tenervi compagnia, in questo periodo difficile, con la nostra iniziativa, che si unisce al monito comune di restare a casa, suggerendovi, ogni giorno, una canzone e un film da ascoltare e vedere.

La canzone del giorno è Il pescatore di asterischi, di Samuele Bersani, cantautore che amo in maniera particolare.
Il brano è del 2000 (secondo estratto dall’album L’oroscopo speciale), e segue (come gli altri) la cifra stilistica del cantante.
Nel brano, Bersani si racconta, con immagini e metafore, interrogandosi su natura, vita, sesso e amore con sottile ironia, accompagnandosi sempre con una raffinata interpretazione, che ne fa uno dei cantautori italiani più amati. “Siamo giocolieri/non sprechiamo il tempo a cercare/ il senso gravitazionale che non c’è”

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Il film del giorno è L’attimo fuggente (1989, di Peter Weir), con Robin Williams nel ruolo del professor Keating.
Forse uno dei film più belli che ho visto, ormai un vero e proprio cult, centrato su riflessioni profonde, basate sul tempo che passa, sulla scoperta di sé, e sulla capacità di guardare la vita da angolazioni differenti.
Keating (il “Capitano” per i suoi allievi), è un appassionato professore di letteratura, uno di quelli che ognuno di noi vorrebbe incontrare nella sua vita.
Il suo desiderio più profondo è “insegnare” ai proprio allievi ad essere dei liberi pensatori, seguendo le proprie inclinazioni e sogni, senza farsi intrappolare da regole imposte da altri. Keating li invita quindi a interrogarsi sul vero senso della vita, incitandoli a non sprecare mai l’attimo.
(Celebre passaggio)
Keating: «Cogli l’attimo. Cogli la rosa quando è il momento…
Carpe diem. Cogliete l’attimo, ragazzi… rendete straordinaria la vostra vita»

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Trama
Fine anni ’50, Keating, insegnante di letteratura, viene trasferito nel rigido collegio maschile di Welton.
I suoi particolari metodi di insegnamento, non si limitano ad insegnare ai ragazzi semplicemente delle nozioni, ma li invitano piuttosto ad apprezzare la vita, la poesia, e a seguire la propria strada.
Il suoi metodi infastidiscono certamente il preside, ma incuriosiscono gli allievi, tra cui Neil Perry, che contro il volere del padre, cerca di entrare in una compagnia teatrale.
Mentre Neil segue i suoi sogni, i ragazzi riportano in vita anche un gruppo “clandestino” di poesia, la setta dei poeti estinti, di cui proprio il professore Keating ne era stato fondatore.

Neil dimostra di avere talento, durante una recita, ma il padre, arrabbiato per la sua disobbedienza (gli aveva intimato di lasciare la compagnia, in precedenza), lo allontana dal professore, e gli comunica l’intenzione di iscriverlo all’accademia militare.
Disperato, il ragazzo si suicida.
Il collegio apre un’inchiesta: Keating viene accusato di aver incitato Neil a disobbedire al padre, portandolo di consegna al suicidio.
Vengono anche scoperti i membri della setta dei poeti estinti, i quali sono costretti a firmare un documento, in cui dichiarano che i metodi del professore hanno portato il loro compagno al suicidio.
Keating viene quindi allontanato dall’istituto, ma quando entra in classe, per recuperare i suoi oggetti personali, vede i ragazzi salire sui propri banchi, e salutarlo con la celebre frase
«O Capitano, mio Capitano!»
Con questa ultima, commovente scena, gli alunni dimostrano di aver davvero appreso i suoi insegnamenti: niente è andato davvero perduto.

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