Piazza Pulita, Stefano Massini: «Il Paese non può ripartire se dimentica l’arte, la cultura, la musica: la sua identità»

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C’è un’industria in Italia, che occupa buona parte dell’occupazione del Paese, ed è da sempre bistrattata e considerata di serie B: quella della cultura e della creatività.
È veramente paradossale, se ci pensate, che in un Paese come il nostro, da sempre culla della musica, dell’arte, della cultura, della bellezza, non ci sia, oggigiorno, una piena coscienza e consapevolezza della sua importanza.
Il settore è stato tra i primi ad essere stoppato, a causa della grave emergenza sanitaria, e sarà anche l’ultimo a ripartire, tra il disinteresse generale.
Perché oggi, ancora più marcatamente, si ha l’impressione che la cultura, l’arte, la musica, non siano altro che inutili ornamenti delle nostre vite, e non il nostro patrimonio, la nostra vera carta d’identità.
È come se fossero, quindi, completamente inutili per la fase di ripartenza del Paese, e non una tassello fondamentale, che costruisce le fondamenta della nostra Storia.

Lo scrittore Stefano Massini, in uno splendido monologo andato in onda su La 7, all’interno di Piazza Pulita, pone esaustivamente l’accento sulla questione.
A suo supporto diversi artisti, che si uniscono al suo appello, accorato e sentito: Carlo Verdone, Fiorella Mannoia, Silvio Orlando, Jovanotti, Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Gianna Nannini, Paola Cortellesi, Stefano Accorsi, Emma, Pierfrancesco Favino, Ambra Angiolini, Paola Turci, Tosca, Tommaso Paradiso

Stefano Massini: «Ho un piccolo ricordo, ero un ragazzo, avevo circa 25/26 anni, facevo l’assistente in un’opera lirica.
Improvvisamente, durante una prova, un grande, importante violinista, si sentì male. Ebbe un malore, un attacco di cuore, cadde a terra.
Chiamarono i soccorsi, e davanti agli occhi esterrefatti di tutti, riuscirono a rianimarlo, a riportarlo in vita.
Lo spettacolo di qualcuno che sta per “andarsene” e che invece viene salvato, è uno spettacolo molto forte, toccante, che ci colpì tutti.
Ricordo che qualcuno lo disse – questi medici che mestiere che fanno, ridanno la vita alle persone.
Il medico, che stava rimettendo a posto gli oggetti del mestiere, si girò, gli sorrise e disse – guardi che in realtà noi e voi non facciamo un mestiere tanto diverso. Noi, è vero, gli ridiamo la vita, ma anche voi, con la bellezza, con il teatro, con l’arte, date la vita alle persone in un altro modo.
Questa è una piccola cosa che mi sono portato dietro, e che mi è girata in testa in questi giorni, più di una volta.
Ogni fase storica, generalmente, porta dietro una contrapposizione.
Ne abbiamo tante di contrapposizioni, di muri contro muri, ma oggi il virus, che sta cambiando tante cose, sta probabilmente cambiando anche questo. Oggi abbiamo un’altra contrapposizione addosso: la contrapposizione tra persone utili e persone inutili. Gli esseri umani necessari, e quelli superflui.
Abbiamo costantemente sui giornali, dati sui morti, dove veniamo rassicurati, in modo agghiacciante, sul fatto che erano morti, sì, ma erano di una certa età, o portatori di altre patologie. Come a dire che la loro utilità era già inferiore e minacciata.
In Francia si è andato oltre: in un talk show, si è detto che dovendo sperimentare un vaccino, è meglio farlo in Africa, dove ci sono, evidentemente, delle popolazioni inutili, e rendersi così utili, all’Occidente “utile”.
E poi ci sono io, che come scrittore sono un totale parassita della società.
Sono inutile.
Perchè? Basta aprire un giornale e rendersi conto che è fondamentale parlare di ripartenza dell’industria. E lo è, assolutamente.
Di ripartenza delle scuole, e lo è, assolutamente.
Dei centri commerciali… assolutamente.
E poi ci viene detto, che dopo molto molto tempo, potranno anche ricominciare i concerti, i teatri, i cinema, tutto quello che ha a che fare con l’arte e la cultura.
È normale che mettere 500 persone insieme, che cantano, o seguono uno spettacolo, sia una cosa compatibile solo con un’assoluta sicurezza di rischio di contagio.
Il punto, infatti, non è che chieda che domani vengono riaperti i teatri, i cinema.
Il punto è il modo irritante in cui si dà per scontato che l’arte, la musica, il cinema, il teatro, siano delle cavolate marginali, che anche se non ricominciano, chissenefrega, e possono continuare a mancare all’appello per tanto tempo, perché l’importante è che ricomincino le cose utili. Quelle sì.
Peccato che questo discorso cozzi con alcuni punti, di cui vorrei parlarvi.
Il primo: dietro ogni cantante, attore, scrittore, dietro ogni mattatore che fa il suo mestiere, ci sono centinaia di migliaia di persone che per rendere possibile il nostro lavoro, guidano camion, allestiscono palcoscenici sotto il sole, realizzano coreografie per set cinematografici, piuttosto che per i teatri. Vogliamo dire che anche queste centinaia di persone sono esseri inutili, non necessarie?
Punto secondo: il Paese, per un sicuro rischio sanitario, è in uno stato di carcerazione da settimane. Possiamo dire che gli inutili cantanti, gli inutili attori, gli inutili scrittori, con le loro opere, canzoni, film, hanno probabilmente contribuito a far sì che questa “carcerazione sanitaria” fosse più sostenibile?
Grazie a canzoni e film, che hanno inondato il televisore o l’iPad delle persone, siamo riusciti a tenere compagnia alla gente.
Quindi evidentemente tanto inutili e poco necessari non eravamo.
Terzo punto: noi non siamo un Paese qualunque del pianeta.
Noi siamo l’Italia, che ha nel suo DNA la funzione di faro nel mondo, per quanto riguarda il suo rapporto con la bellezza.
La bellezza ce l’abbiamo nel nostro DNA.
Quindi sarebbe bello che qualcuno ti dicesse: – è fondamentale aprire i teatri, i cinema, far ricominciare i concerti. Perché senza quelli siamo orfani.
Perché questo fa parte della nostra identità.
Ultimo punto: c’è una frase bellissima di Aldous Huxley: – Ogni essere umano ha una sua letteratura. E sono i suoi ricordi.
Di questa letteratura, fatta di ricordi, oso dire, che i capitoli più importanti, per molti di noi, coincidono con quel film che hai visto quella volta, con quello spettacolo che hai visto quell’altra volta, con quel concerto in chi hai cantato a squarciagola..
Quindi significa che l’arte, la bellezza, la cultura, non sono scemenze di cui si può fare a meno, e chissenefrega.
Sono parte radicale dei ricordi e della sete di bellezza che abbiamo.
Il mio è un appello: se dobbiamo ripartire, ripartiamo con un occhio alla bellezza. La bellezza è essenziale, la sete di ricordi passa dalla bellezza. Quanto al sottoscritto, io sarò anche un inutile scrittore, che viene qua a sprecare il fiato, però di fiato ce ne ho abbastanza per dire che la dignità un po’ mi è rimasta, e come tale, con grande fierezza di farlo, dico – NO, io non mi sento inutile».

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