Springsteen ai tempi del Covid-19, una canzone al giorno: “Jesus was an only son”

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Pandemia 2020, giorno 20. Una Pasqua a dir poco bislacca quella  che ci aspetta quest’anno, ma in un anno così nulla più ci stupisce. La canzone di oggi, venerdì santo,  non può che essere un brano legato a quell’universo cattolico che ha sempre circondato e permeato Springsteen. S’intitola Jesus was an only son.

«Sono cresciuto in una famiglia cattolica — ha sempre detto Bruce — di fronte a casa mia c’era la chiesa, dall’altra parte della strada invece c’era la scuola delle suore dove andavo io da bambino e poi c’erano tutte le case dei miei nonni, dei miei zii, da una parte una famiglia italiana, dall’altra irlandese, potevo non crescere in mezzo al cattolicesimo?». In realtà, Jesus was an only son è più una canzone che parla di genitori e figli, come spiega lui stesso presentando questo brano. In particolare questo pezzo racconta di una madre e di un figlio, solo che quel figlio è Gesù e Springsteen lo immagina come “il figlio di qualcuno” (somebody’s boy). La versione del brano che vi propongo oggi, è la storia della canzone raccontata dallo stesso Springsteen, che conclude definendolo un “sermone“. Però è talmente bella in questa versione frammentata che merita davvero di essere ascoltata. Springsteen dice che Devils And Dust (l’album da cui è tratta la canzone di oggi) è un disco dove per la prima volta ha iniziato a parlare del rapporto genitori figli, una cosa che non aveva mai fatto prima. E Jesus was an only son parla della madre di tutte le madri, ovvero di Maria, che qui cammina a fianco del figlio mentre questi sale sulla collina del  Calvario: “Gesù era figlio unico mentre percorreva il suo Calvario, sua madre Maria gli camminava a fianco sul sentiero dove gocciava il suo sangue”.

Maria incarna tutte le madri del mondo, è il simbolo di tutte loro, come sottolinea Bruce nei versi successivi: “Una madre prega, ‘Dormi profondamente, figlio mio, dormi bene, perché io sarò sempre accanto a te'”

Maria si comporta come farebbe, e di fatto fa, ogni madre, in qualsiasi parte del mondo indipendentemente dal credo religioso e dalla cultura a cui appartiene, è una questione biologica, prima ancora che culturale e non a caso Springsteen aggiunge che c’è una perdita che non potrà mai essere compensata, riferendosi al fatto che è assolutamente contro natura che un figlio muoia prima dei propri genitori, e che c’è una luce che non troveremo mai in nessun altro volto  a significare che l’amore di una madre è totalmente incondizionato e senza limiti.

Ascoltate attentamente ciò che dice Bruce Springsteen in questo video, oggi non cantiamo con lui a squarciagola, oggi sentiamo ogni singola parola per capire, ancora una volta, la profondità di quest’uomo.

#stiamoacasa, #brucespringsteen, #letsplaythemusic

 

Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati “Ben Harper, Arriverà una luce” (Nuovi Equilibri, 2005, scritto in collaborazione con Ermanno Labianca), ”Gianna Nannini, Fiore di Ninfea” (Arcana), ”Autostop Generation" (Ultra Edizioni) e ben tre su Luciano Ligabue: “Certe notti sogno Elvis” (Giorgio Lucas Editore, 1995), “Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue” (Arcana, 2011) e il nuovissimo “ReStart” (Diarkos) uscito l’11 maggio 2020 in occasione del trentennale dell’uscita del primo omonimo album di Ligabue e di una carriera assolutamente straordinaria. Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.

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