#IoRestoACasa con Spettakolo

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Eccomi nuovamente con voi per la rubrica quotidiana #iorestoacasa: stavolta siamo a ridosso della Pasqua, e l’approssimarsi di una festività “conviviale”, che abitualmente trascorriamo in compagnia di parenti e amici, rende ancora più impegnativo il nostro percorso di quarantena (c’è da dire che le splendide giornate di sole che ultimamente illuminano il nostro Paese non aiutano in questo senso!).

Ma Pasqua non è solo il periodo festivo che si trascorre in famiglia, tra tavolate, grigliate e gite fuori porta. Per molte persone è l’opportunità per un viaggio di qualche giorno, magari in una capitale europea. In assenza di questa possibilità vorrei darvi, almeno virtualmente, l’occasione di trascorrere del tempo in una delle più affascinanti metropoli del vecchio continente, attraverso uno dei miei film preferiti. Si tratta di Midnight in Paris (2011), a mio giudizio uno dei lavori più riusciti del Woody Allen degli ultimi anni, tanto da essere premiato con l’Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale.

Il film racconta la storia di Gil (Owen Wilson), sceneggiatore hollywoodiano con ambizioni da scrittore, che si trova in vacanza a Parigi con la fidanzata Inez e i futuri (e ricchi) suoceri. Da sempre innamorato della capitale francese e della sua storia soprattutto da un punto di vista letterario e artistico, Gil prova una costante inquietudine verso il presente che vive e considera più stimolante l’ispirazione che potrebbe giungergli da un’epoca lontana e gloriosa come gli anni Venti. Ed è proprio in questo periodo che il protagonista viene improvvisamente catapultato, quando una carrozza lo preleva tra le strade di Parigi allo scoccare della mezzanotte. Da quel momento, Gil inizia una doppia vita: di giorno, la quotidianità opprimente in compagnia di Inez, dei suoi genitori e amici; di notte, un viaggio nel tempo quasi fiabesco, che lo immerge totalmente nell’epoca in cui ha sempre sognato di vivere, con gli artisti e intellettuali che lo affascinano (Scott Fitzgerald, Ernest Hemingway, Pablo Picasso, Salvador Dalì, Gertrude Stein e molti altri).

È un film visionario, in cui lo spettatore, per gran parte della narrazione, si identifica quasi nel desiderio di Gil di scappare da un presente apparentemente banale e privo del fervore culturale del cosiddetto “passato”. In realtà, quando il protagonista si rende conto che anche coloro che vivono negli anni Venti vorrebbero scappare dal proprio presente per glorificare un’epoca precedente (e non solo loro), capisce che l’umanità sarà sempre “perennemente insoddisfatta” del proprio tempo, e che la cosa migliore da fare è accettare il presente, anche se non sarà mai perfetto. Riporto a questo proposito il dialogo rivelatore tra Gil e Adriana (Marion Cotillard), quando si ritrovano catapultati nella Belle Epoque:

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Da un film così raffinato e “sognatore”, vorrei passare invece a un brano scanzonato che ironizza sul quotidiano della vita di coppia. Una coppia che, senza troppe pretese, gesti eclatanti o romanticismo poetico, si rende conto che non è poi così male amarsi con le piccole cose, come mangiare una pizza in piedi alla fermata del tram o “preparare una torta e mangiarla da nudi”. Si tratta di Amarsi male, de Lo Stato Sociale.

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In un periodo come questo, in cui molte coppie si trovano ad affrontare una convivenza 7/7 e 24/24, il modo migliore per andare avanti è concentrarsi proprio sui momenti semplici, che possano trasmettere un senso di intima condivisione. Senza pensare troppo alle rinunce fatte.

“Non ci sarà mai il tempo di fare quello che ci va
Mandiamo tutta la nostra poesia a puttane…”

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