Assomusica: i concerti non prima del 2021. Il settore è già in ginocchio

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Firenze Rocks

Mentre si aspetta una risposta ufficiale da parte del Governo, il settore della musica live, fermo già da due mesi, annuncia la sua previsione più realistica attraverso Assomusica,che racchiude la quasi totalità degli organizzatori italiani di spettacoli pop, rock, jazz.
Parliamo di un anno intero senza musica dal vivo; nella migliore delle ipotesi si arriva, infatti, a primavera 2021.
La perdita per il settore è rilevante, con una forte perdita di fatturato concentrata soprattutto nei mesi estivi, che sono quelli dei “grandi live”.
A essere colpiti sono migliaia di lavoratori, invisibili, che operano dietro le quinte.
Per loro si auspica che si possa avere un minimo di salario garantito, in questo periodo di crisi. Se non arriveranno presto delle risposte ufficiali, e conseguenti tutele, quando si potrà ripartire c’è il rischio che molti di loro non ci saranno più.
Ecco che l’eco delle parole di Tiziano Ferro, che a Che tempo che fa invitava il Governo a una risposta ufficiale su una possibile data di ripartenza dei live, risuona forte e chiaro in tutta la sua “drammaticità”.
Intanto i tre principali promoters, Live Nation, Friends & Partners e Trident, cooperano tra di loro per tutelare i propri dipendenti e tutti coloro che hanno già acquistato i biglietti per i concerti previsti tra maggio e settembre: da Vasco, passando per Ferro, Cremonini, Ultimo, chiudendo poi con Ligabue e i vari festival.
I concerti non possono di certo essere snaturati nella propria essenza, con distanziamenti impossibili da attuare, o a “porte chiuse”, contesto realizzabile per diversi sport.
Non avere una data certa, di possibile ripartenza rende impossibile la programmazione futura, spiegano i promoters, che chiedono, inoltre, che i voucher utilizzati per i concerti abbiamo valenza di 18 mesi o due anni, così come per i concerti rinviati, e non di soli 12 mesi com’è ora.
Secondo Assomusica, la perdita del settore si aggira intorno ai 350 milioni di mancati incassi solo per i live estivi, che portano un indotto di quasi 600 milioni sui territori.
Si parla di ben sessanta mila lavoratori fermi, tra tecnici, fonici, e altre figure professionali.
È un intero settore in ginocchio.
Tra l’indifferenza generale.

2 COMMENTI

  1. Ripartire subito con la musica e basta con questa storia del virus. Tanto ormai le carte sono state scoperte! Finiamola una volta per tutte.

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