Springsteen ai tempi del Covid-19, una canzone al giorno: “I’m on fire”

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Pandemia 2020, giorno 24. Siamo di nuovo qui ad ascoltare e a raccontare un’altra perla del repertorio di Bruce Springsteen. Questa volta ho scelto “I’m on fire“,  una canzone molto famosa, molto amata, molto cantata, e ri-cantata da moltissimi artisti, ma in un video di qualche anno fa che rende ancora di più la bellezza di questo pezzo. Scritto nel 1982, venne registrato al Power Station Studio di New York.   Il 6 febbraio del 1985 venne pubblicato come singolo 7″ con “Johnny Bye Bye” come B side, una canzone scritta da Chuck Berry nel 1962 prima di andare in carcere per tre anni per aver violato il Mann Act (la legge che proibiva lo sfruttamento della prostituzione e soprattutto le relazioni sessuali con le minorenni), come ideale seguito di “Johnny B. Goode”. Springsteen riprese un paio di versi di quel vecchio brano nel  1981 ( She drew out all her money from the Southern Trust, and put her little boy aboard the Greyhound Bus) e lo fece diventare il suo “Johnny Bye-Bye“.

“I’m on fire” è senza dubbio una delle canzoni più sensuali che Bruce abbia mai scritto e rappresentato, ma dietro un primo livello di lettura – come spesso accade nelle sue canzoni – ce n’è un altro più profondo. Tutti ricordiamo il video diretto da John Sayles che aveva come protagonista – pur vedendo solo le sue gambe, i suoi polsi e le sua mani – una splendida Christie Brinkley, all’epoca top-model e moglie di Billy Joel. Tutti ricordiamo Bruce che usciva da sotto quella macchina che la bellissima e ricchissima signora avevo portato a riparare, tutti ricordiamo la carica sensuale che emanava da quelle immagini e tutti ricordiamo l’esitazione di Bruce meccanico quando andava sulle colline ricche di Los Angeles a lasciare macchina e chiavi a casa della bella sconosciuta. E ricordiamo anche, tutti, come dopo quell’attimo di esitazione, Bruce se ne tornava a piedi giù in basso, a casa sua, lasciandosi alle spalle gli ammiccamenti della signora e un ambiente non suo, in cui si sarebbe sicuramente perso. La camminata di Bruce verso il centro di Los Angeles che chiudeva il video era il suggello a una storia che contrappone di universi distinti e separati che difficilmente si mescolano, oggi, figuriamoci a metà degli anni ’80 in pieno edonismo Reaganiano.

E comunque, oggi più che mai, schermo intero, volume a palla e via a cantare …

#stiamoacasa, #brucespringsteen, #letsplaythemusic

P.S Tra gli artisti che hanno fatto cover di “I’m on fire”: John Mayer, Lorde, Ben Harper, Tori Amos, Sara Bareilles, Big Country, Barry Gibb

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati “Ben Harper, Arriverà una luce” (Nuovi Equilibri, 2005, scritto in collaborazione con Ermanno Labianca), ”Gianna Nannini, Fiore di Ninfea” (Arcana), ”Autostop Generation" (Ultra Edizioni) e ben tre su Luciano Ligabue: “Certe notti sogno Elvis” (Giorgio Lucas Editore, 1995), “Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue” (Arcana, 2011) e il nuovissimo “ReStart” (Diarkos) uscito l’11 maggio 2020 in occasione del trentennale dell’uscita del primo omonimo album di Ligabue e di una carriera assolutamente straordinaria. Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.

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