Christian Rigano: “tanti musicisti, oggi, non arrivano a fine mese. La nostra categoria non è unita per difendere i propri diritti”

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Christian Rigano, tra i più noti tastieristi, compositori, produttori italiani, “storico” musicista di Jovanotti, Elisa, Tiziano Ferro (e tanti altri), in questa intervista si veste da “portavoce” di una categoria, quella dei musicisti e della filiera musicale in generale, che si ritrova in ginocchio a causa della crisi causata dal Covid-19.
Il settore dello spettacolo, lo ricordiamo, è stato tra i primi a essere stoppato, e per ovvi motivi, sarà anche tra gli ultimi a ripartire. Ciò comporta, oltre ad una notevole perdita di fatturato (parliamo di 350 milioni di mancati incassi entro l’estate), anche un fermo dell’occupazione, che non riguarda ovviamente solo gli artisti, ma anche e soprattutto i musicisti, i tecnici, gli operai, i macchinisti, i fonici etc.
Tanti lavoratori dello spettacolo, i cosiddetti “invisibili”, sono quindi senza lavoro, e i lavoratori “a chiamata” si ritrovano anche senza alcun “salvagente”, poiché non beneficiano del bonus di 600 euro previsto dal decreto Cura Italia del Governo. Il settore (che vale circa 5 miliardi di euro, e occupa 169 mila persone) è sicuramente tra quelli che stanno pagando il prezzo più alto: è chiaro che si necessita di un intervento urgente per scongiurare un declino senza precedenti.
Così, mentre gli artisti si uniscono per chiedere al Governo di non dimenticarsi dei lavoratori dello spettacolo e le associazioni di categoria si fanno carico di avanzare proposte concrete al Governo e ai Ministri dei beni Culturali e dell’Economia (Franceschini e Gualtieri) per tentare di tenere in piedi il settore, abbiamo deciso di dar voce a chi, come Rigano, opera all’interno della grande “industria” della musica (live e non solo).

Come vivi lo stop dai concerti?
Ad alti e bassi, non è un momento felice. È un dato di fatto, però, questo è un periodo nuovo per tutti, che nessuno avrebbe mai immaginato; bisogna adattarsi e convivere con la realtà.
Quest’estate sarei stato con Tiziano (Ferro) nel suo tour negli stadi, che ormai è abbastanza certo non si faccia.

Avevate già iniziato a lavorare al tour?
Avevamo iniziato con la pre-produzione, io e Luca Scarpa (pianista, direttore artistico), ma nelle ultime due settimane (verso Pasqua) ci hanno detto di fermarci, vista l’impossibilità di immaginare dei concerti nei prossimi mesi.

È stata una decisione della Live Nation?
Non è stato ancora comunicato l’annullamento ufficiale, ma viste le disposizioni è inverosimile si possano fare concerti, quest’estate.

I vari promoters e Assomusica parlano di un rinvio al prossimo anno.
Questi sono i discorsi che circolano in questi giorni.
Come potrebbe essere possibile, d’altronde, che tra due/tre mesi si mettono 40mila persone vicine in uno stadio?

Tiziano Ferro è intervenuto a Che tempo che fa, una decina di giorni fa, con un appello a difesa del settore. Ti aspettavi una critica così feroce nei suoi confronti? Pare che in pochi abbiamo capito il vero senso del suo intervento.
Sono abituato, fin da ragazzino, quando mi chiedevano – che lavoro fai?
E io rispondevo – suono.
A sentirmi dire subito dopo – Suoni. E poi? Che lavoro fai?
Questo riassume un po’ la considerazione che buona parte delle persone ha della musica e del nostro settore.
Magari hanno visto uno come Tiziano, che vive a Los Angeles e non ha problemi di soldi, e si sono detti: – cosa ti cambia stare a casa, fermarti?
Non hanno di certo pensato che dietro lo spettacolo di Tiziano (come di tutti gli altri artisti) ci sono centinaia di persone che lavorano e che in questo momento sono senza lavoro e non sanno come arrivare a fine mese.
Nella rete c’è questo “vizio” di attaccare, sfogare la rabbia, senza documentarsi e sapere cosa si sta dicendo.

L’hai anticipato tu, poco fa: secondo te perché in Italia non c’è la concezione della musica come lavoro? Te lo sei mai chiesto?
Me lo sono chiesto tante volte, e tante volte c’è stato il tentativo di riunirsi tra musicisti e lavoratori dello spettacolo e riuscire a fare una sorta di riunione di sindacato, come avviene all’estero. Ma i tentativi non sono mai andati a buon fine.

Come mai?
La colpa, secondo me, è di noi musicisti stessi, perché bisognerebbe essere coesi e riuscire a trovare degli accordi tra di noi, sui tariffari, sui diritti da rispettare. Invece c’è sempre quello che dice – tu non lavori per quella cifra? Allora vado io.
Quindi accetta un lavoro per la metà dei soldi che andrebbe richiesta, andando a rovinare questa sorta di regole che si potrebbe pianificare.
C’è poca unione, e si finisce per essere la rovina di se stessi.

In questo periodo hai sentito altri colleghi? Qual è la vostra maggior preoccupazione?
Ne ho sentiti molti, anche amici che vivono di musica, ma non hanno la fortuna di fare lavori grossi, come possono essere le tournée o suonare in un’orchestra televisiva, ma semplicemente si mantenevano facendo le serate nei pub, locali, hotel, facevano le lezioni, quindi avevano allievi, e hanno perso tutto di colpo.
Tanti di loro non sanno come arrivare a fine mese.

Quali sono gli aiuti previsti dal Governo per voi?
Per chi ha la partita Iva c’è il bonus di 600 euro, ma molti, che hanno un lavoro ad intermittenza, e lavorano con le cooperative, non hanno alcun accordo con lo Stato per inquadrare la loro posizione.

Quanto ha aiutato l’appello degli artisti, che hanno fatto da cassa di risonanza per la richiesta?
L’appello di Tiziano, a cui si sono uniti tanti altri, la Pausini, Giorgia, Fiorella Mannoia etc. ha sicuramente fatto rumore, attirando l’attenzione.

Si è parlato di altri modi di concepire i live, nell’immediato futuro, ossia con le entrate ridotte, le distanze di sicurezza da attuare durante i concerti… Pensi siano idee fattibili?
Al momento è difficile da immaginare; siamo abituati a vivere i concerti, la musica, in un determinato modo, faccio fatica a vedere realizzata questa possibilità.

Si è parlato anche di live via streaming, sulla falsariga di quello di Andrea Bocelli la sera di Pasqua. Però era una fruizione del live gratuita, quindi torniamo al punto di partenza: pagherebbe il pubblico per vedere i live via streaming?
Capisco che in un momento di emergenza, in cui tanti hanno difficoltà ad arrivare a fine mese, non si concepisca proprio di mettere dei soldi per guardare un concerto via streaming.
Dall’altro, però, chi viveva di questo come fa a vivere?
È una situazione complessa.
Siamo onesti: arrivati al punto in cui i dischi non si vendono più, figuriamoci se c’è chi paga per vedere i concerti via streaming.
La vedo una possibilità un po’ inverosimile. Quella di Bocelli è un’iniziativa, a cui si potrebbero unire altri artisti, da concepire probabilmente in maniera gratuita, quindi sempre da un artista che “può permetterselo”: non credo possa diventare la norma per tutti.

Secondo te, le dirette dei vari artisti sui social, con fruizione gratuita, hanno contribuito alla concezione che la musica “sia gratuita”?
Che la musica “sia gratis” si è sempre pensato, questa mentalità purtroppo c’era già, magari ha rinforzato l’idea, ma la colpa non è di certo delle dirette su IG dei cantanti.

Visto che ti sei fermato con la preparazione del tour di Tiziano, a cosa stai lavorando in questo momento?
Ho lavorato ad un brano che deve uscire, un lavoro importante, di cui però al momento non posso dire altro.
Poi stavo lavorando con una band siciliana, Lello Analfino e Tinturia, realtà famosa in Sicilia ma poco famosa nel resto d’Italia; stavamo lavorando ad un album che sarebbe dovuto uscire nei prossimi mesi, con un corredo di concerti, al momento ovviamente bloccati. Di conseguenza ci siamo fermati anche con l’album, che ultimeremo appena possibile.

Credi sia il caso di non far uscire nuovi lavori, in questi mesi?
Loro, non essendo un grosso nome, avevano bisogno di fare promozione, con radio, concerti, quindi far uscire un album senza promozione non aveva senso.
In generale, in questa situazione di emergenza, la gente ascolta canzoni del passato, perché ricordano momenti migliori, quando si era liberi. Oggi, uscire con nuovi pezzi non so se abbia senso, anche se per fortuna di nuova musica continua a sentirsene.

Cosa sarà cambiato, quando si potrà ripartire?
Per forza di cose sarà cambiato qualcosa, questo periodo lascerà il segno. Ci sarà una diffidenza di fondo, che si ripercuoterà in tutto.

Immagini che questa diffidenza possa investire anche i concerti?
Potrebbe esserci una paura comprensibile, anche in tal senso.
Ce lo siamo detti, tra di noi.
– Tra qualche mese si riparte, ma la gente vorrà venire ai concerti?
Non è che ora, per paura, vorranno tutti farsi rimborsare i soldi dei biglietti?
Fino a che non ci sarà una cura, un vaccino, niente sarà più come prima.

Chiudiamo così: fatti portavoce in tutti i sensi della categoria, lancia un ulteriore appello al Governo…
Ruolo difficile, non sono all’altezza!
Mi unirei semplicemente a quello che è già stato detto, ricordando il punto fondamentale: ci sono tante persone che lavorano in questo settore, e che in questo momento non sanno come vivere, perché non hanno alcun paracadute economico.
Vanno aiutati.

1 COMMENTO

  1. Christian Rigano certo non puo’ cambiare la situazione attuale , spero che questo segnale arrivi ai politici e per una volta riescano a muoversi nel fare una legge che aiuti tutti questi musicisti e tutto il seguito che prima parlava Christian.Concludo dicendo “lo spero che questa volta sia una consapevolezza”

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