#IoRestoACasa e guardo la Lehman Trilogy

Su RaiPlay e e su Rai5 il classico contemporaneo del teatro di Massini e Ronconi

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La Lehman Trilogy di Stefano Massini, l’ultima regia di Luca Ronconi per il Piccolo Teatro, è in libera visione su RaiPlay per tutto aprile a questo link https://www.raiplay.it/video/2020/04/Lehman-Trilogy—Prima-Parte-f23ed3f8-6e70-4a48-bd5f-d4da45c00a1a.html
e nei giorni 23 e 24 aprile passa anche su Rai 5

Per la maggior parte di noi l’immagine chiave della caduta dell’economia globale nei telegiornali del 2008, dopo il 15 settembre, erano gli impiegati di Wall Street che uscivano in strada con gli scatoloni in cui avevano vuotato le scrivanie: senza lavoro, senza futuro, nella crisi più disastrosa dal crollo di borsa del 1929. Crisi che secondo alcuni l’economia post Coronavirus farà impallidire. Il nome simbolo della finanza acrobatica caduta dal trapezio era Lehman Brothers, quarta banca americana travolta dal crack dei subprime, per intenderci quei titoli di poco valore che attraverso innumerevoli scambi senza garanzie erano arrivati a sostenere senza fondamenta il sistema finanziario, poi crollato come un castello di carte.
Alle origini di Lemahn Brothers c’è la storia di tre fratelli ebrei figli di un allevatore, mercanti  immigrati dalla Baviera nell’Alabama del 1844.  Stefano Massini ne ha tratto tra il 2009 e il 2012 la Lehman Trilogy, che agli inizi si chiamava Capitoli di un crollo: debuttò nel 2013 in Francia e nel 2015 passò al Piccolo Teatro, ultima regia di Luca Ronconi, portata avanti fino alla morte. Nel 2016 Massini ha pubblicato il romanzo Qualcosa sui Lehman da cui discende la trilogia (Tre fratelli, Padri e figli e L’immortale) che Ronconi d’intesa con Massini ha diviso in due parti. La prima di 2 ore e 35 , la seconda di un’ora e 55

Si parte nel 1844,  dall’arrivo a New York del più anziano,  Heyum Lehmann, di Rimpar, Baviera, registrato all’ingresso come Henry Lehman, che apre un emporio di tessuti in Alabama e si fa raggiungere dai fratelli. I Lehmann non producono, scelgono, comprano, rivendono e stanno in mezzo, mediano, usano il cotone come moneta di scambio, passano alle materie prime, ai mezzi per spostarle, entrano alla Borsa del Caffè, alla Borsa Valori di New York, fanno girare i soldi, nasce una banca e inzia la saga che passa attraverso la Guerra di Secessione, le guerre mondiali, la crisi del 1929, lo sviluppo in Wall Street, la politica alta, fino alla più spregiudicata finanza acrobatica basata sul nulla. Saggio d’economia, di credenze religiose, romanzo corale, racconto di fantasmi e di sogni, e spesso confessione freneticamente comica dei mille modi di fare denaro. Come ha detto Massini, “non è la Norimberga del capitalismo”, non è il tribunale del fallimento, ma la storia di un destino di soldi nel sangue che scorre nel sogno americano. Un tema enorme e una scelta teatrale minimal, spoglia, asettica, basata su testi a volte trascinanti e spesso, nonostante il tema, esilaranti, e su piccoli particolari, insegne, sedie, scritte e orologi che spariscono come macchine di scena e particolari dei costumi  che cambiano nel tempo, con un grande cast che vede tra i tanti Massimo De Francovich, Massimo Popolizio,  Fabrizio Gifuni, Paolo Pierobon, Roberto Zibetti e Fausto Cabra.

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