Springsteen ai tempi del Covid-19, una canzone al giorno: “Walk Like A Man”

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Pandemia 2020, giorno 29. Sabato 2 aprile 1988, sono a New York in vacanza. È il regalo di laurea che mi hanno fatto i miei genitori (che non finirò mai di ringraziare per tutta la vita che mi hanno dato). Sono felice come una pasqua: Bruce è in tour per presentare il suo nuovo album Tunnel Of Love e io ho la possibilità di vederlo dal vivo. Non una volta, ma addirittura due. Sabato scorso ero a Lexington, nel Kentucky dove il mio amico professore che vive lì ha trovato i biglietti dai bagarini, che qui si chiamano scalpers, ma per il resto non hanno nulla di diverso dai nostri, solo l’accento. Che emozione, però, entrare nella Rupp Arena dove in genere si gioca a basket per vedere il mio primo concerto di Springsteen in terra americana. Che gioia immensa sentire le canzoni di Tunnel Of Love in anteprima rispetto all’Europa, dopo aver imparato a memoria tutte le canzoni fin dal primo giorno di uscita. Un concerto bellissimo, pazzesco, dove è mancata solo la ciliegina sulla torta, ovvero la canzone che amo di più dell’album. Torno a New York con la gioia nel cuore perché so che presto rivedrò Bruce in concerto e perché tra due giorni ho un appuntamento incredibile: devo vedere Dave Marsh, a casa sua, per consegnargli la traduzione in inglese della mia tesi di laurea scritta proprio su Bruce Springsteen! Torno anche con la sensazione, tutta femminile, che tra Bruce e la sua rossa corista possa esserci qualcosa. Beata lei, penso. A New York incontro Marsh, un signore gentile e garbato che dopo avermi fatto accomodare, mi dice che accetta volentieri la tesi ma che non può garantirmi di farmi incontrare Bruce (me lo aveva scritto anche nella lettera), in questo momento c’è così tanta gente che lo vuole incontrare che è altamente improbabile incrociarlo. Non importa, replico io, l’importante è che lei gli dia la mia tesi. Cosa che il garbato e gentile Dave farà. Mi guardo intorno in quella casa nell’Upper West Side e tutto mi parla di Bruce. «Hai presente — mi dice all’improvviso Dave — quella canzone del disco nuovo in cui Bruce dice che ha lasciato a casa il portafogli etc. etc. ? Be’ quello è proprio lui, si dimentica sempre qualcosa». Rido, mi ricorda tanto mio fratello, anche lui si scorda sempre qualcosa. Squilla il telefono e immediatamente penso che all’altro capo del filo potrebbe esserci Bruce. No, direi di no. Prendiamo un caffè, facciamo ancora qualche chiacchiera, e poi  ringraziamenti (i miei) e  saluti. Verrai a vedere il concerto?, Certo, ho già il biglietto.  Mi sono sempre chiesta, dopo, se non gli avessi detto che avevo il biglietto, me ne avrebbe dato uno lui, di quelli che hanno gli artisti?

Arriviamo a sabato 2 aprile, giorno del concerto di Uniondale. Ripenso alla canzone che amo di più dell’album e chissà  che non la faccia stasera al Nassau Coliseum. Ho appuntamento con il cugino di un mio amico che da anni vive a New York, ha un negozio di dischi e ci vediamo proprio lì dove ha la sua attività,  nel cuore del Greenwich Village. A Uniondale non ci arrivi con la metro da Manhattan, soprattutto non torni da lì dopo il concerto. Andiamo con la sua macchina quindi. Il concerto è ancora più travolgente di quello di una settimana fa, perché qui Bruce gioca in casa, perché la gente è più calda, più attenta, più simile a noi. E poi – prima del bis – eccola che arriva … Walk Like  A Man, la canzone che mi ha trafitto il cuore la prima volta che l’ho ascoltata e che sognavo di ascoltare dal vivo. È la canzone con cui Bruce si è finalmente pacificato con suo padre, ammettendo a se stesso prima, e poi a tutto il mondo, che tutto ciò che sperava dalla vita era di camminare come un uomo. Bruce ripensa  a quando da bambino seguiva il padre sulla spiaggia mettendo i suoi piedini di bimbo nelle orme del padre, ricorda la mano ruvida sulla sua il giorno del suo matrimonio, ricorda quello che è stato tolto a suo padre, il meglio, ricorda quando la mamma lo trascinava in chiesa insieme alla sorella la domenica, ma soprattutto dice che

“gli anni adesso sono passati e io sono cresciuto, da quel seme che avete piantato, ma non credo che avrei imparato da solo a fare tanti passi, quando ero giovane e non sapevo cosa fare, quando ho visto i tuoi passi migliori rubati dagli altri, ma ora farò quello che so fare, camminerò come un uomo e continuerò a camminare”

Mentre ascolto la canzone, penso al mio di padre e a quanto sono stata fortunata ad avere lui e mia madre come genitori, penso a quanto mi hanno insegnato e donato, alla vita che mi hanno fatto fare e che continuerò a fare. Inizio a piangere. La mia vacanza premio non poteva avere un epilogo più bello, più intenso, più spettacolare.

Dissolvenza, mercoledì 22 aprile 2020, pomeriggio a casa. Sono davanti al computer per cercare una canzone di cui parlare oggi nella mia rubrica nella rubrica. Quando vedo questo video, una rara versione acustica suonata da Bruce con piano elettrico e classico (del 1° agosto 2005) mi ritorna in mente tutto il tour di Tunnel of Love, i concerti americani, le date italiane, Torino prima data del tour europeo, le due serate romane allo Stadio Flaminio, la piscina dell’Hotel Hilton con il mio primo incontro face to face con Bruce… Che tuffo al cuore! Adesso gli anni  sono passati e io sono cresciuta  da quel seme che voi avete piantato, ma non credo che avrei imparato da sola a fare tanti passi, quando ero giovane e non sapevo cosa fare, ma ora farò quello che so fare, camminerò come una donna e continuerò a camminare…

#stiamoacasa, #brucespringsteen, #letsplaythemusic

P.S. La sensazione, tutta femminile, che tra la rossa corista e Bruce ci fosse qualcosa è stata più che confermata nel corso degli anni.

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati “Ben Harper, Arriverà una luce” (Nuovi Equilibri, 2005, scritto in collaborazione con Ermanno Labianca), ”Gianna Nannini, Fiore di Ninfea” (Arcana), ”Autostop Generation" (Ultra Edizioni) e ben tre su Luciano Ligabue: “Certe notti sogno Elvis” (Giorgio Lucas Editore, 1995), “Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue” (Arcana, 2011) e il nuovissimo “ReStart” (Diarkos) uscito l’11 maggio 2020 in occasione del trentennale dell’uscita del primo omonimo album di Ligabue e di una carriera assolutamente straordinaria. Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.

1 COMMENTO

  1. Che bei ricordi Patrizia, ma soprattuto che belle sensazioni talmente forti che riesci anche a trasmetterle ancora. Noi appassionati di Bruce conosciamo molto bene quel “limbo” che ci separa tra un concerto e l’altro ravvicinato. Camminiamo sulle nuvole, coccolati dall’esperienza vissuta e rassicurati che lo rivedremo pochi giorni dopo. Sempre parlando di Aprile, come non ricordare quello che fu un mese strepitoso nel 99, con Barcellona, Bologna e Milano subito dopo…e per gli ingordi pure Zurigo. Vivi in una dimensione che solo pochi conoscono e ti fanno dimenticare tutti i problemi del mondo per qualche giorno.
    Tornando all’88 anche io amo particolarmente quel periodo in quanto ci fu il mio “battesimo” al Flaminio, il 16, la seconda data, quella di …The River, per capirsi.
    E Walk like a man, una rara perla eseguita poche volte dal vivo se si leva il tour originale e quello acustico del 2005 a cui fai riferimento nel video postato.
    Certamente non ti sarà sfuggita la magnifica versione del 28 marzo 1988 a Detroit (pochi giorni prima del Tuo concerto) rilasciata ufficialmente proprio un mese fa.

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