Springsteen ai tempi del Covid-19, una canzone al giorno: “Kitty’s Back”

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Pandemia 2020, giorno 31. Mettetevi comodi stasera, ritagliatevi  venti minuti di solitudine e chiudetevi in una stanza con lo stereo e lo schermo pronti a sparare un capolavoro lungo poco meno di 17 minuti. S’intitola Kitty’s Back e la ascolteremo  nella versione live registrata a Perth, in Australia, il 5 febbraio del 2014, durante la quale Bruce ci mette in mezzo anche un paio di versi di Pretty Woman di Roy Orbison. Un pezzo che Bruce Springsteen scrisse quando aveva più o meno 23 anni e che venne pubblicata sul suo secondo album The Wild The Innocent & The E Street Shuffle. É chiaro che se a 23 anni scrivi una composizione come questa, sei di un’altra categoria. É evidente  che, se nel tuo secondo album, e hai 24 anni quando esce, metti in fila brani come 4th of July in Asbury Park (Sandy), Kitty’s Back, Incident on 57th Street, Rosalita e New York City Serenade (queste ultime tre canzoni tutte sulla stessa facciata B), sei un genio musicale assoluto, qualcosa a metà tra Bob Dylan, Miles Davis e Ludwig van Beethoven. Qualcosa insomma di assolutamente unico.

Kitty’s Back l’ho ascoltata, sull’album, per la prima volta a vent’anni. Un amico di mio fratello per il mio compleanno mi regalò The Wild The Innocent & The E Street Shuffle dicendomi: “Se ti piace Jackson Browne, ti piacerà pure questo, ma molto di più!”. E così è stato. Ascolto dopo ascolto, anno dopo anno, concerto dopo concerto mi sono sempre più convinta che quel disco fosse un capolavoro, ma tutte le singole canzoni venivano in qualche modo “sminuite” dalla presenza di quella che io considero ancora oggi la più bella canzone scritta su New York, da chiunque, nel mondo, ma di questa parleremo nei prossimi giorni. Quando poi l’11 luglio del 2013, l’ho ascoltata per la prima volta dal vivo, nel tristissimo acquitrino di Capannelle, a ridosso dell’aeroporto di Ciampino, ho (ri)capito che questo è un pezzo assolutamente pazzesco. Sedici minuti di composizione musicale di altissimo livello che spazia da un genere all’altro senza paura di essere ridondante, o peggio, noiosa, strumenti che si rincorrono in assoli virtuosi che sembrano prendere una direzione propria e che invece si ricollegano tutti ad un ensemble favoloso che vanno a dipingere  un quadro musicale che con la voce e il testo di Bruce diventa un affresco michelangiolesco per rappresentare la realtà dei vicoli newyorkesi all’inizio degli Anni ’70 dove le gang si dividono il territorio a colpi di spaccio,  piccole rapine e ragazze che provano a cambiare vita con il fighetto che arriva da fuori ma che alla fine, come fa Kitty, tornano da dove sono partite. Una canzone unica, un pezzo di altissimo livello, un’esibizione sontuosa.

#stiamoacasa, #brucespringsteen, #letsplaythemusic

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati “Ben Harper, Arriverà una luce” (Nuovi Equilibri, 2005, scritto in collaborazione con Ermanno Labianca), ”Gianna Nannini, Fiore di Ninfea” (Arcana), ”Autostop Generation" (Ultra Edizioni) e ben tre su Luciano Ligabue: “Certe notti sogno Elvis” (Giorgio Lucas Editore, 1995), “Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue” (Arcana, 2011) e il nuovissimo “ReStart” (Diarkos) uscito l’11 maggio 2020 in occasione del trentennale dell’uscita del primo omonimo album di Ligabue e di una carriera assolutamente straordinaria. Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.

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