Lettera aperta di Nevruz: «La Musica è prima di tutto un miracolo ma è anche un lavoro»

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Nevruz

di Nevruz

Mi chiamo Nevruz e faccio Musica. Faccio musica nel senso che sono tra quelli che la inventano, la creano, la scrivono, la suonano la cantano.
E già me le immagino le vostre facce… «Adesso ci mancano pure gli attori, gli artisti, i musicisti  che vogliono dire la loro in tutto questo casino».
E li riconosco si già,  sono gli stessi che mi dicevano con un filo di insofferenza «Va bene fai il cantante, ma di lavoro? Di lavoro che fai?»
«Mi chiamo Nevruz e sono un Artista».
Che suona diverso da «Mi chiamo Nevruz e faccio il camionista, il falegname, l’idraulico, l’elettricista».
Non trovate?
Eppure le mie necessità sono le stesse necessità, sono quelle necessità con cui pago le tasse, la pasta al supermercato.
Eppure col mio lavoro ci pago le bollette, il mutuo, le rate della macchina e la sanità pubblica esattamente come voi.
Nevruz
Per chi lavora nel comparto dello spettacolo dal vivo, si parla di riprendere – forse – a gennaio del 2021. Premetto che non ho potuto fare a meno di notare che quando si parla di noi si pensa solo all’evento dal vivo… Ma scusatemi, e i dischi? Gli studi di registrazione?  Le sale prove per le band? Ora certamente non tutte le strutture del nostro settore saranno  pronte per fare le prove o registrare dischi, ma molte  possono  esser predisposte e adeguarsi  alle norme di sicurezza, distanziamento e ciò che sarà previsto .  Sono certo che esistano già anche tante strutture professionali che si sono già adeguate, così come si sono organizzati gli addetti all’interno della logistica dei corrieri, si sono organizzate le imprese di pulizia, supermercati e tanti altri settori. Non ultima la notizia che tra poco si dovranno organizzare con il distanziamento e le norme di sicurezza del caso gli atleti, e non solo del calcio.
Ora mi chiedo, sinceramente, ma  voi sareste disposti a rimanere senza il vostro lavoro, senza essere pagati, per 11 mesi?
Chi tra i miei colleghi al termine di quegli 11 mesi potrà continuare a fare questo mestiere? Ve lo dico io, solo i grandi nomi, però  arrivano ogni giorno proposte di suonare in streaming GRATIS per mille buone finalità. Dicono «dobbiamo raccogliere fondi», magari anche per giuste cause, per carità… ma non riuscendo ad arrivare ai grandi nomi per sostenere le raccolte fondi per ospedali etc etc, chiamano i piccoli-medi artisti come  me, magari ti dicono anche, sarebbe bello siccome si tratta del PRIMO MAGGIO festa dei lavoratori, tu spendessi due parole sull’attuale situazione per gli artisti.
Bene quindi io dovrei denunciare, lanciare un messaggio di sensibilizzazione nei confronti del nostro settore, sostenere a gran voce  il nostro diritto ad essere riconosciuti come lavoratori dello spettacolo, e tu Comune o altro ente chiami me a raccogliere fondi??? Ma non pensi  nemmeno per un attimo a sostenerci come categoria di lavoratori??? Inoltre quanto si spera di poter raccogliere con noi medi artisti per un ospedale? 1000 euro? 500 euro? Ma cosa se ne fanno? Risolveresti il problema dell’ospedale? Magari! Forse è il caso tu valuti che se davvero vuoi raccogliere fondi per una struttura ospedaliera anziché continuare a coinvolgere ancora una volta gli artisti come il sottoscritto, magari prova a chiedere ai grandi nomi, no? Chiedi a quelli che anche se non lavorano un anno non andranno certo in malora…
Mi chiamo Nevruz e faccio concerti, ma non solo. E già, perché con tutta la precarietà di questa nostra categoria, vivere solo di musica non è possibile. Solo da febbraio 2020 sono riuscito ad avere un contratto di tre mesi in veste di operatore esterno (con possibilità di proroga) in una struttura ospedaliera privata psichiatrica di Modena, a stretto contatto con malati e ragazzi giovani  diversamente abili nelle scuole per le attività ricreative, laboratori sulla voce e musica. Poi per ovvie ragioni di chiusura e di sicurezza mi hanno  lasciato a casa.
Nevruz
Fare musica in un certo modo (non il karaoke con gli amici) è assolutamente necessario e deve essere chiaro a tutti gli italiani che è un lavoro serio, e che dietro al mondo della musica non ci sono solo i concerti. Si  studia tanto, quindi è lecito e giusto farsi pagare per il proprio lavoro.
Mi chiamo Nevruz, sono un operatore esterno, una persona  che lavora nel sociale e lo faccio davvero per chi ha bisogno di un certo tipo di sostegno,  fortunatamente so di poter dare tanto ai miei ragazzi e alle persone che incontro. Il mio lavoro lo faccio attraverso le associazioni culturali.
Il Covid-19 ha stroncato sul nascere questo lavoro che stava andando bene, e stavo avendo tanti consensi, ero finalmente entusiasta e felice del mio lavoro, tanto che anche altre strutture poi si sono interessate.
Tutto questo chiaramente  dopo anni di sacrificio, a 36 anni ho capito che quando non sono sul palco o in uno studio di registrazione che è il mio lavoro, è con chi ha davvero bisogno di me che voglio stare.
Mi chiamo Nevruz e nella vita  faccio il cantante, il musicista e oggi sono senza lavoro.
E vorrei essere chiaro su questo punto, vorrei esserlo per rispetto della categoria a cui appartengo.
Vorrei esserlo nei confronti di quegli spettatori che hanno fruito in questo periodo di letture in streaming, poesie, canali TV web fioriti per attori orfani della ribalta o per chi onestamente ha creduto di far qualcosa di buono per i propri spettatori.
Nessun giudizio, no.
Nessuno, ma una premura sì, concedetemela. Noi non abbiamo bisogno di farci vedere, noi abbiamo bisogno di vivere e guadagnare con il nostro lavoro.
E bisogna dirla questa cosa così antipatica, perché tra poco sarà impossibile dire il contrario.
Perché non vorrei che oltre alla preoccupazione economica fortissima, io debba anche affrontare adesso un equivoco inaccettabile: essere scambiati per degli appassionati e non per dei lavoratori.
Abbiamo lottato tanto per nobilitare le nostre vite da precari ricordando che era importante esser pagati per il nostro lavoro, a pretenderlo al pari di un qualsiasi altro artigiano.
Sono passati i bei tempi per la musica, il carrozzone non si ferma amici miei, e c’è chi ha perso tutto.
Ed è importante dire che ci siamo fermati proprio per ripartire con forza e avere il sostegno di tutti quando ripartiremo.
Mi chiamo Nevruz, facevo l’autore, il compostore, il cantante, il musicista, facevo i concerti  e  adesso sono senza lavoro.
Come te.
Come lui.
Come lei.

QUELLO CHE MI HAI INSEGNATO

Questa canzone è un omaggio alla Musica, e rappesenta molo bene la mia categoria, un settore di quelli che impegnano anni ed anni di sacrifici, ore ed ore di lavoro, di sperimentazione, di successi e di fallimenti, quelli che oggi vivono di Musica e di questo mestiere.  Nel brano che sentirete c’è dentro tutto quello che riguarda noi, la nostra situazione, la nostra rabbia, la nostra categoria con tutte le sue contraddizioni, quella del mondo dello spettacolo, con  le nostre emozioni, le nostre speranze, i nostri sogni e quelli di chi ci ascolta. Parla della mia vita e di quelli come me che amano la Musica, che amano il propio mestiere e di quanto sia difficile adesso più di prima anche per le persone che ci stanno vicino, le nostre famiglie.
In questo brano c’è  la voglia di denunciare la situazione attuale del nostro settore. LA MUSICA è prima di tutto un miracolo ma è anche un LAVORO. E in quanto tale merita rispetto, e sarebbe anche ora che avessimo una tutela  seria, come  lavoratori dello spettacolo  meritiamo anche noi UN SINDACATO dedicato, che difenda i nostri diritti.
Il mondo dello spettacolo non è fatto solo di grandi nomi ,ma di tanti talenti che a questo punto rischieranno di non poter mai diventare grandi nomi e di tantissimi che si muovono dietro le quinte, un tessuto sociale molto importante.
Questo è Quello che mi hai insegnato.

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Spettakolo! nasce nel 2015 e si occupa di cinema, musica, travel, hi-tech. Alla Redazione di Spettakolo! collaborano varie figure del mondo del giornalismo (e non) desiderose di raccontare tutto ciò che per loro è "spettacolo" (appunto).

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