Bartali e le canzoni a due ruote

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Paolo Conte, 2007 (c) Giò Alajmo

Pedalando pedalando, il mito del ciclismo e del Giro d’Italia ha colpito anche le canzoni. Il grande Totò riunì in un famoso film i grandi ciclisti del passato trasformandosi in un vecchio straordinario professore in grado di batterli al volo, e il Musichiere di Mario Riva riuscì perfino nell’impresa di far cantare Coppi e Bartali, riunendo i due rivali in un duetto canoro divertente sulle note di Come pioveva.

Il Giro d’Italia di una volta, quello polvere sudore lacrime e tv in bianco e nero (quando c’era, se no bastavano i resoconti radiofonici o quelli scritti da inviati-romanzieri), ha colpito la fantasia dei migliori autori di canzoni. Paolo Belli ed Enrico Ruggeri hanno offerto la loro penna per proporre sigle dei collegamenti tv, ma il mito del ciclismo e dei suoi miti è nelle note di tre grandi cantautori, Paolo Conte, Gino Paoli e Francesco de Gregori.

A Conte piaceva il Ginettaccio, che aveva in fondo il suo stesso grugno e le rughe che gli solcavano il viso. Raccontò l’attesa del tifoso seduto sul paracarro in un giorno appiccicoso di caucciù sullo stradone impolverato aspettando Bartali, quel Bartali che aveva fatto incazzare in francesi vincendo il Tour. «Io sto qui che aspetto Bartali, scalpitando sui miei sandali, da quella curva spunterà quel naso triste da italiano allegro…».

Gino e Conte si incontrarono una sera, il vecchio campione trascinato dopo varie reticenze a un concerto. Conosceva la canzone. Gliel’aveva spedita Jannacci. Anzi, destino di Paolo Conte, pensava fosse di Enzo, come tutti pensano che Azzurro sia di Celentano. Si abbracciarono commossi, ma Bartali non evitò di dire che la versione di Jannacci gli piaceva di più e che non gli andava giù quella storia del “naso triste come una salita”: «Ma ti sei visto il tuo?», appuntò.

Gino Paoli, uomo controcorrente al punto da nascere sull’Adriatico per poi vivere a Genova, decise un giorno che se Conte aveva dedicato una canzone al mito di Bartali, lui – che si chiamava pure Gino – doveva scrivere su Coppi. E scrisse dell’«omino con le ruote contro tutto il mondo», curiosamente facendo anch’egli riferimento non al gigante che correva e vince il giro d’Italia, ma al mito italiano che si imponeva in Francia: «un omino con le ruote contro l’Isoard».

In otto versi Gino Paoli riuscì a sintetizzare la carriera del Campionissimo, la sua grandezza, la sua sofferenza, il carattere e il mito: «Qui da noi per cinque volte/ e poi due volte in Francia/ per il mondo quattro volte/ contro il vento due/ occhi miti e naso/ che divide il vento/ occhi neri e seri/ guardano il pavè».

Terzo sull’ipotetico podio del giro della canzone arrivò Francesco De Gregori. Alla sua maniera celebra un altro immenso ciclista del passato: Girardengo. Il testo di Il bandito e il campione, scritto dal fratello Luigi Grechi, si rifà a una storia vera quella del bandito Sante Pollastri, che fu tradito dalla sua passione per il ciclismo e che fu catturato mentre attendeva il passaggio di Girardengo durante una tappa del Giro d’Italia. Ed è forse delle tre proprio questa storia tutta italiana che meglio fotografa il mito ciclistico di quando le ruote giravano tutte per il verso giusto.

Giò Alajmo

(c) 2020

 

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Giò Alajmo
Giò Alajmo ha la stessa età del rock'n'roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.

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