A proposito di Giovanna Botteri. Bodyshaming e messa in onda

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Giovanna Botteri

Sulla querelle del “caso” Hunziker-Botteri, Striscia ha diramato un comunicato stampa con la chiosa “Non confondiamo il body shaming con la messa in piega”. Forse sarebbe stato più utile scrivere con la messa in onda, dato il salto carpiato rovesciato con avvitamento duplice, quoziente di difficoltà 9,9 che Striscia ha fatto per rovesciare in positivo il messaggio sull’incauta gag sulla giornalista Giovanna Botteri, salto dialettico che potremmo riassumere così: dato che i social la prendevano di mira per il suo look non televisivo, abbiamo provocatoriamente mostrato una sua inedita messa in piega proprio per difenderla.

Mah! Forse bisognava sottotitolarlo dato che nessuno l’ha capito, tant’è che la stessa Hunziker dopo la giusta reazione di Giovanna Botteri si è affrettata a postare un video accusando (chi ?) di aver creato una fake news e un “polverone montato a caso”. Beh, di polverone Striscia non ha fatto solo un format ma un’arte, un genere televisivo ma anche un genere letterario e giornalistico. Intendiamoci, polveroni sempre azzeccati, diretti e spesso impeccabili.

Conosco Antonio Ricci da almeno trent’anni e il suo talento è fuor di discussione. Ricci è uno che ha collezionato più querele dei tatuaggi di Icardi e Niangollan messi insieme. Ha incarnato la “controinformazione” come non si vedeva dai tempi della cosiddetta stampa alternativa degli anni settanta. Senza Ricci non ci sarebbero stati Le iene né il cosiddetto giornalismo d’assalto con inviati presi a schiaffi e a testate da farabutti, fascisti e potenti d’ogni risma rigorosamente sputtanati. Grazie ad autori come Ricci  il giornalismo d’assalto ha rotto gli schemi della “informazion cortese” molto spesso complice dei comunicati stampa ufficiali e portavoce delle veline della socialdemocrazia perbenista. Ricci ha esaltato l’ arte della satira in tv e oltretutto in una televisione commerciale dove la pubblicità tabellare detta legge ancor più della linea editoriale. Ricci è forse l’unico autore televisivo che ha preso per i fondelli il suo editore, ve lo ricordate “Il Cavaliere mascarato”? Fatto che non mi parso di vedere sulle altre reti televisive.

Detto questo, Ricci, essendo un essere umano come tutti e non un avenger, stavolta può anche aver commesso una leggerezza, chissà magari per eccesso di controprogrammazione aziendale, dato che Giovanna Botteri è giornalista Rai e non Mediaset e in più corrispondente da Pechino, metropoli che ha ben poco a che vedere con l’immaginario dello star system dove invece a Cologno Monzese è presente persino nel parcheggio interno.

A proposito, quando Striscia manderà in onda una velina cinese? Sarebbe una provocazione ben superiore alla messa in piega della Botteri.

Tornando a Striscia, nonostante la sua conquistata e indiscussa autonomia editoriale, il programma va in onda in un’azienda che sull’immagine della donna qualcosa da farsi perdonare ce lo avrebbe. Non mi riferisco affatto alle Food Girl del Drive In, ai generosi fondoschiena della Cansino e della Del Santo, che incarnavano le pin up americane come icone-fumetto della donna da copertina… anche l’elegante Renzo Arbore ha inventato le ragazze Coccodè scosciate e con le piume sul sedere a mo’ di provocazione.

Mi riferisco invece alle donne compiacenti, tutte sorrisi e canzoni, assolutamente sexy, belle, formose, seducenti fino al punto da portarsi il botulino in sala trucco o alle giornaliste anti-Gabanelli tutte bon-ton e a “tra poco”, “state con noi”.

L’estetica e l’immaginario femminile a Mediaset sono ben noti e palesamente dichiarati, tranne qualche rara eccezione che guardacaso conferma la regola. L’eccezione in questo caso è Michelle Hunziker, donna bella e radiosa, con un sorriso talmente smagliante che ingiallirebbe qualsiasi protesi dentale appena uscita da un laboratorio, ma anche donna intelligente e da tempo schierata a difesa delle donne. Eppure stavolta la Hunziker nella messa in onda, ha sottovalutato non poco la “gag” sulla messa in piega della Botteri, per una volta apparsa in tv più pettinata del solito. Se il servizio di Striscia fosse stato palesamente a favore della Botteri, quest’ultima non avrebbe certo replicato con queste parole:

«Mi piacerebbe che l’intera vicenda, prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, permettetemi, anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste, quelle televisive soprattutto, hanno o dovrebbero avere secondo non si sa bene chi. Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo. Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche, marroni, gialle e nere. Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi orecchie grossi. Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono».

Purtroppo il modello della BBC auspicato dalla Botteri non è certo roba nostra. “No, non è la BBC” cantavano Arbore e Boncompagni in Rai, e le riprese ginecologiche del mitico regista Beppe Recchia a Ciao Darwin non hanno uguali nelle televisioni di tutto il mondo, a parte quelle brasiliane, da sempre ossessionate dal culto del corpo e della chirurgia estetica. Ma certo credo che anche a Mediaset una giornalista coi fiocchi (professionalmente parlando, non l’acconciatura) come Giovanna Botteri, sarebbe auspicabile. Per tutti, azienda e telespettatori compresi.

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Roberto Manfredi
Ha iniziato a lavorare nella discografia nel 1975, collaborando tra gli altri con Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Roberto Benigni, Skiantos e Roberto Vecchioni. Per la TV, è stato capoprogetto e autore di innumerevoli programmi musicali e produttore esecutivo di molti format. Ha scritto per Antonio Ricci, Piero Chiambretti, Gene Gnocchi, Serena Dandini, Simona Ventura, Mara Maionchi e tanti altri. Inoltre ha pubblicato sei libri, tra i quali Skanzonata (Skira editore), Talent shop – dai talent scout a Talent show (Arcana), Cesate Monti, l’immagine della musica (Crac Edizioni) e Artisti in galera (Skira). È anche regista di video clip, film e documentari biografici. Ha vinto un Premio internazionale con il film Il sogno di Yar Messi Kirkuk . Attualmente è regista del tour teatrale Love & Peace di Shapiro-Vandelli. Scrivere è la sua passione.

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