Springsteen ai tempi del Covid-19, una canzone al giorno: “The Wish”

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Pandemia 2020, fase 2. È il primo giorno della seconda fase di questa strana situazione, è il 4 maggio e cominciamo lentamente a tornare a una pseudo-normalità. Molto pseudo, e infatti la rubrica nella rubrica continua. È il 4 maggio, dicevo, ed è anche il compleanno della mamma di Bruce, l’amatissima Adele compie 95 anni. Per questo oggi ho scelto come canzone del giorno The Wish, un brano che Springsteen ha definito «assolutamente vero al cento per cento». Un pezzo che ogni volta che Bruce ha cantato dal vivo, ha emozionato non soltanto il pubblico, ma anche e soprattutto lui. È una 4canzone che Springsteen canta solo in versione acustica, a volte chitarra e armonica, altre al pianoforte. In entrambe le versioni, è da brividi. Eppure lui stesso dice che scrivere canzoni per le proprie mamme va bene se canti il gospel, se sei un rapper (Tupac ha scritto “Black Queen” per sua madre) ma se fai rock è un terreno pericoloso ». Ma sappiamo tutti ormai quanto sia stata importante la figura della madre per Springsteen, quanto Adele abbia formato e “salvato” suo figlio dalla depressione devastante di un marito (e un padre) a dir poco difficile: “Se gli occhi di papà erano le finestre su un mondo così lugubre e vero, tu non potevi impedirmi di guardarlo, ma mi hai impedito di finire come lui”. Springsteen ha scritto questa canzone nel 1987 e l’ha registrata nello studio di casa sua a Colts Neck alla fine di febbraio di quello stesso anno. Poi però  è rimasta fuori dai distacchi ufficiali fino al 1998, quando è stata inserita nel box Tracks.

Oggi Adele Zirilli ha 95 anni, è malata di Alzheimer, ma rimane, insieme a Patti Scialfa, il cardine della vita di Bruce.: “È un mondo buffo, mamma, quello in cui i desideri di un ragazzino si avverano, me ne è rimasto ancora qualcuno in tasca, e uno è per te”. Quando  Springsteen ha presentato questa canzone a Broadway, nella trasposizione teatrale della sua autobiografia, è stato difficile trattenere le lacrime, soprattutto per lui:

«Mia madre è sempre stata completamente diversa da mio padre, perché era brillante e felice. Riusciva a conversare allegramente anche con il manico di una scopa. Credeva che ci fosse una buona fede, un buon cuore  e una buona speranza in qualsiasi persona. Dava al mondo molto più credito di quello che forse merita, ma lei era fatta così. Nei giorni di scuola – e io odiavo la scuola – odiavo alzarmi presto, e mia madre aveva perfezionato questa tecnica per la mattina: si metteva ai piedi del letto con un bicchiere di acqua gelata in mano e mi dava trenta secondi. Sapete ‘Cinque, quattro, tre, due… Boom! Le cascate del Niagara. Mi vestivo, mi trascinavo al piano di sotto per la colazione e mangiavo un’enorme ciotola di Sugar Pops. Un prodotto fantastico con un unico problema: non ci mettono abbastanza zucchero in quei Sugar Pops. Quindi io non ero contento fino a quando non avevo completamente imbiancato come se fosse l’Himalaya i miei Sugar Pops. Con un ronzio in testa e un bacio da parte di mia madre, io ero in strada con mia sorella, camminando goffamente con i nostri zaini coi libri mentre  mia madre ticchettava lievemente con i suoi tacchi alti nella direzione opposta, verso la  Lawyers Title Insurance Company al centro della città. Faceva la segretaria. È il lavoro che ha fatto da quando ha finito la scuola ed è andata avanti per 50 anni. Andava sempre al lavoro, non ha mai saltato un giorno, non si è mai ammalata, non si è mai lamentata. Il lavoro non sembrava essere un peso per lei, ma piuttosto era una fonte di energia e un piacere sociale. A volte la sera andavo a prendere mia madre in ufficio quando chiudeva ed eravamo sempre gli ultimi a uscire e questo per me era un grande privilegio perché avevo mia madre tutta per me. Con l’intero edificio vuoto, i suoi tacchi alti echeggiavano nel corridoio che a terra aveva il linoleum. E con le luci al neon spente, le stanze degli avvocati vuote, le scrivanie delle segretarie in ordine, le macchine da scrivere coperte, silenziose. Il palazzo era così tranquillo dopo tutto il rumore della giornata. Sapete, era tutto così tranquillo, come se l’edificio stesso si stesse riposando dopo una lunga giornata di lavoro al servizio della tua città. Poi improvvisamente, eravamo all’uscita sulla Main Street nel traffico delle 5. E lei camminava a grandi passi, statuaria, mentre io dovevo correre per starle dietro e la ammiravo con grande rispetto. È un’immagine che non dimenticherò mai per tutta la vita. Mia madre che camminava dal lavoro a casa. Ha avuto un impatto interminabile su di me. Lei ha sempre avuto queste caratteristiche molto etniche, i capelli neri come il carbone, la pelle olivastra italiana e da giovane aveva sempre quel rossetto rosso che andava cosi di moda negli Anni ‘50. E mi guardava sempre con uno sguardo che per me era come la grazia di Maria, sapete. Mi fece capire per la prima volta in vita mia come ci si sente bene nell’essere orgoglioso di qualcuno che ami e che ti riama. Faceva sapere alla città che noi siamo dei membri belli e responsabili di questo quartiere di merda, portando  il peso di ciò che va fatto giorno dopo giorno. Abbiamo un posto qui che ci siamo guadagnati! E abbiamo un motivo per aprire gli occhi all’inizio di ogni giorno e respirare in una vita che bella e stabile. Mia madre era la sincerità, la coerenza, il buon umore, la professionalità, la grazia, la gentilezza, l’ottimismo, la cortesia, la giustizia, l’orgoglio in se stessi, la responsabilità, l’amore, la fede nella famiglia, l’impegno, la gioia nel lavoro, e aveva sempre questo enorme desiderio di vivere e per la vita. E – cosa più importante di tutte – per il ballo. Mia madre e le sue due sorelle erano delle macchine da ballo, capito? Erano cresciute negli Anni ‘40 come le big band e le swing band e avevano imparato il jitterbug ed era entrato nelle loro ossa.  Mia madre da sette anni ha il morbo di Alzheimer e ha 93 anni ma ballare, il desiderio e il bisogno di ballare non l’hanno mai abbandonata. Il ballo rimane una parte essenziale e primaria della sua essenza. Va al di là del linguaggio, è  più potente della memoria, e quando viene alla porta noi facciamo in modo che ci sia la musica accesa. Lei vuole ballare, sapete. Queste cose sono state la personificazione di mia madre. Sono state il suo cuore. Lei ha continuato, e continua ancora oggi, come se niente fosse, come se tutte queste cose non l’abbiano mai abbandonata…»

Adele, insieme al ballo, ha sempre amato il Rock’n’Roll  e The Wish non poteva che chiudersi con un riferimento ben preciso: “Sono cresciuto ma tu mi riconosci con uno sguardo, troveremo un baretto dove suonano il rock’n’roll e andremo fuori a ballare”. Se questa sera Bruce porterà la sua mamma a ballare allo Stone Pony , o nel giardino di casa sua, sarà comunque  il più bel regalo che le potrà fare, a dispetto di questa stupida e crudele pandemia. Se avete ancora una mamma, portatela a ballare, ve ne sarà grata per tutta la vita…

Schermo intero, volume a palla, orecchie tese

#stiamoacasa, #brucespringsteen, #letsplaythemusic

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati “Ben Harper, Arriverà una luce” (Nuovi Equilibri, 2005, scritto in collaborazione con Ermanno Labianca), ”Gianna Nannini, Fiore di Ninfea” (Arcana), ”Autostop Generation" (Ultra Edizioni) e ben tre su Luciano Ligabue: “Certe notti sogno Elvis” (Giorgio Lucas Editore, 1995), “Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue” (Arcana, 2011) e il nuovissimo “ReStart” (Diarkos) uscito l’11 maggio 2020 in occasione del trentennale dell’uscita del primo omonimo album di Ligabue e di una carriera assolutamente straordinaria. Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.

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