Anche Ermal Meta dice la sua sulla questione dei live online a pagamento

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Ermal Meta

Intervenuto in diretta sulla pagina Facebook di Rai Radio 2 con Carolina Di Domenico e Pier Ferrantini, anche Ermal Meta ha detto la sua sulla questione dei live che da giorni sta tenendo banco. «Ci sono persone che hanno molte difficoltà. Soprattutto quelli che lavorano nella musica senza metterci la faccia. Un concerto non ha bisogno solo di chi va sul palco a cantare o a suonare ma ha bisogno anche di tutte le altre le parti in gioco. Fonici, scenografi, addetti alle luci, un sacco di persone. Ad ogni esibizione ci lavorano almeno cinquanta persone e probabilmente sono queste le persone che hanno bisogno di una certa tutela, almeno per quanto mi riguarda. Faccio un esempio: il mio fonico adesso si trova un altro lavoro perché per lo Stato non esiste ma lui deve continuare a sopravvivere, quando si riprende io ho bisogno di lui ma farà un altro lavoro. È un esempio per dire che c’è chi lavora attorno alla musica senza metterci la faccia ma mettendoci le mani e la sua professionalità andrebbe protetta. La cultura va difesa nella maniera più assoluta, non solo la musica, tutte le forme d’arte. Cerchiamo di aiutare tutte le persone, a prescindere dal lavoro che svolgono».

Parlando del tour programmato nei palazzetti per il prossimo anno non ha (ovviamente) saputo dare informazioni precise: «Sinceramente mi sembrava un po’ strano annunciare dei concerti a fine 2019 per il 2021, e non è che lo sapessi. Ora quel che si dice è che senza vaccino non ci possono essere assembramenti, e lo capisco, perché non si può rischiare di tornare nel casino in cui siamo ancora, solo che per il vaccino serve ancora un anno, se tutto va bene. E noi siamo a maggio, i concerti sono a marzo. Secondo me slittano, adesso non lo so, però…»

Anche sul tema dei live online è categorico: «Non sono d’accordo. Non chiederei mai un centesimo a nessuno per suonare online. Se il futuro della musica fosse fare i concerti online io preferirei fare un altro lavoro e continuare a suonare gratuitamente. Il concerto è un’esperienza e niente può sostituire quella tridimensionalità. Quello che arriva alla gente è l’immagine piatta di qualcuno che ti sta chiedendo dei soldi per suonare per te, e qual è la differenza se quelle stesse persone mettessero su un CD che già hanno di tuo o delle performance su YouTube e ti ascoltassero in quel modo? Se l’alternativa è restare fermi un anno, io preferisco restare fermo un anno. È una mia scelta, ed esprimo il mio parere. In un momento del genere io come Ermal non chiederei mai un centesimo per suonare. Se faccio delle cose online, non lo faccio per dire “ehi ciao, io esisto, sono ancora qui” perché non mi interessa. Se lo faccio è perché ho voglia di condividere qualcosa, un’emozione».

Per rivedere la diretta cliccate qui.

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Cristina Scarasciullo
23 anni e una grande passione per la musica, in particolare per quella italiana. Scrivere è sempre stata una necessità fin da piccolissima, così dopo la maturità scientifica ha scelto di proseguire gli studi nell'ambito della comunicazione, per coltivare il sogno di diventare giornalista. Oltre alla musica ama lo sport, il cinema e i viaggi.

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