La “Milano Milano” di Jack Anselmi, “fredda e luminosa, astuta e complicata”

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Jack Anselmi

In questi giorni così difficili, c’è anche chi ha dedicato una canzone alla sua città. È il caso di Jack Anselmi, che pochi giorni fa ha pubblicato Milano Milano. Il cantautore meneghino, 41 anni, ha alle spalle un lungo percorso musicale. Dopo i primi approcci giovanili con la chitarra, da autodidatta, ha iniziato a fare musica nel 2003 con la band Tarifa e da allora non si è più fermato. Lo abbiamo intervistato.

Com’è nata Milano Milano?
La canzone l’ho scritta a novembre dello scorso anno. Ero andato a vedere un incontro con Niccolò Fabi e al ritorno, sul tram, ho iniziato a scrivere delle frasi sul cellulare, partendo da “Milano fredda e luminosa”. Sono andato indietro nel tempo, nella mia mente. Abito a Milano da quando sono nato, vale a dire da 40 anni, tranne una parentesi in Emilia. Ho sempre avuto un rapporto di odio-amore con la città. Volevo scappare, però in qualche modo sono sempre legato a Milano.

Perché hai deciso di fare uscire la canzone proprio in questo periodo?
Ho fatto sentire la canzone a Rubens Menabue, un amico di Modena, un pianista, con il quale avevo già collaborato in passato. Ha accettato di lavorare all’arrangiamento e nel frattempo c’è stato il lockdown. Ho pensato che sarebbe stato il momento buono per far uscire il pezzo, un momento in cui Milano è in ginocchio, anche se nella canzone parlo di una città attiva. Abbiamo tutto autoprodotto in casa, in smart working. Io ho suonato le chitarre, oltre a cantare. Un altro amico si è occupato del mixaggio, sempre da casa.

C’è un progetto più ampio dietro questa canzone?
In teoria si tratta di un pezzo a sé. Con il mio amico pianista stavamo lavorando ad un altro brano, più ironico, che parla dei social. Prossimamente faremo uscire anche questa canzone, al momento non sto pensando ad un album.

Jack Anselmi

Alcuni anni fa avevi cantato Milano Blues, la città dunque ritorna nella tua produzione.
È vero, però quella canzone non l’avevo scritta io. All’epoca ero nella Jack & Jack Band e l’aveva scritta l’altro Jack. Io l’ho solo cantata, comunque è vero che il legame con Milano c’è sempre stato.

Un legame forte, però poi per tre anni hai vissuto in Emilia. Perché?
Avevo da tempo l’idea di trasferirmi in Emilia, per vivere nei posti dove è nato il cantautorato. Volevo vivere quell’atmosfera. I miei idoli sono sempre stati Guccini, Bertoli e Vasco Rossi. Ho un sacco di amici in Emilia, quindi ci andavo spesso già prima di trasferirmi. Dopo tre anni sono rientrato a Milano, anche perché in città ho tanti affetti.

Fai musica da una ventina di anni. Sei soddisfatto del tuo percorso?
Io sono molto autocritico, ogni volta che finisco un lavoro penso che qualcosa avrei potuta farla meglio. Mi è successo anche in occasione dell’ultimo album che ho inciso, Via Emilia, che comunque è stato accolto molto bene. Nel complesso però non rimpiango niente di quello che ho fatto. Di alcune cose non sono pienamente soddisfatto, ma ci sta. Ho imparato molto durante il mio percorso.

Tu ha sempre suonato dal vivo e l’attività live è la più compromessa in questo periodo. Come se ne uscirà?
Ho fatto l’ultima data il 9 febbraio al Ligera di Milano, un posto bellissimo, che ricorda un po’ il Cavern Club. È stata una bellissima serata, anche con la partecipazione di alcuni amici musicisti. È stato uno dei live più belli che ho fatto negli ultimi tempi, un’esperienza che mi ha ridato fiducia sulla possibilità che si potessero ancora fare dei concerti come si deve. Ora si dovrà studiare qualcosa per uscire da questo difficile periodo, ma già da prima c’era crisi. Il lockdown l’ha solo enfatizzata. Quando si riprenderà, torneremo ad avere i problemi che avevamo prima.

Riesci a fare musica nella situazione attuale?
Sì, anzi sono particolarmente ispirato. Intorno stanno succedendo tante cose, anche se spesso sono cose da social. Si sta preparando una ripresa e non sappiamo che cosa succederà. Ovviamente mi mancano le uscite e i live, ma si può lavorare anche da casa.

Milano Milano:

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.

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