Giulia Mutti: da Sanremo al primo album

0
Giulia Mutti

Classe 1993, Giulia Mutti ha sempre avuto le idee chiare sul suo futuro. Non nasce da una famiglia di artisti, ma la presenza di quel pianoforte in casa (comprato per sua sorella), la avvicina alla musica. Da lì, grazie a un manager speciale, capisce che suonare non le basta, e che può dare molto di più scrivendo le sue canzoni. Così, dopo anni di lavoro e due partecipazioni a Sanremo Giovani (l’ultima nel 2019 con Romanzo Cattivo) , lo scorso 8 aprile ha pubblicato il suo primo album di inediti, La testa fuori (prodotto dal talentuoso Fabrizio Barbacci). Un disco sincero e moderno, in cui Giulia mette a nudo sensazioni e sentimenti in cui è davvero semplice immedesimarsi. La sua voce e la sua energia sono caratteristiche solo sue e non simili a quelle di qualcun altro, così come i testi, i giochi di metafore e rimandi danno già un’impronta chiara del suo stile.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

I luoghi fisici diventano i luoghi di una persona da scoprire, le relazioni di amore e amicizia un modo per capirsi meglio, il coraggio di rialzarsi e di reagire ci regala un parte nuova di noi stessi.

Giulia ci ha raccontato questo disco (e non solo), attraverso una chiacchierata piacevole e costruttiva.

Come ti sei innamorata della musica?
Credo che alla fine sia la musica a sceglierti, si dice spesso ed è stato così. La mia non è una famiglia di musicisti né di cantanti, però in casa mia c’era un pianoforte e mi è venuta la curiosità di provare a metterci le mani sopra. In realtà io sono nata proprio come pianista, perché sì cantavo e mi piaceva, ma non credevo potesse essere quella la mia strada. Mi sono concentrata fin da piccola sul pianoforte, ho seguito tanti studi classici e poi un bel giorno ho incontrato quello che poi è diventato il mio attuale manager che mi chiese se avessi mai provato a scrivere qualcosa, a unire la passione del canto a quella per il pianoforte, e da lì mi sono scoperta cantautrice. Mi sono scoperta quello che poi avrei voluto essere nella vita.

Hai scoperto che in qualche modo tradurre ciò che sentivi in musica potesse essere il mezzo ideale per esprimerti…
Esattamente. Anche perché io sono un tipo, nella vita di tutti i giorni, piuttosto riservato e anche piuttosto timida, anche se non si direbbe sotto il lato musicale. E proprio grazie alla musica riesco a dire delle cose che magari senza cantare non saprei dire.

Mi ha incuriosito un piccolo dettaglio: cosa ci faceva un pianoforte nella casa di un famiglia di “non artisti”?
Era lì perché mia sorella più grande aveva iniziato da poco a suonare, poi lei ha fatto altro nella vita e ha lasciato a me la passione della musica. Però il pianoforte era lì per lei in realtà. Non era indirizzato a me, ma doveva arrivare evidentemente.

Anche dalle tue partecipazioni a Sanremo Giovani, ho notato che non eri affatto omologata né a un genere preciso mainstream né ad altri artisti giovani come te.
Questa cosa che mi dici mi riempie il cuore perché veramente è una delle cose migliori che mi siano state dette. Ti dirò di più. Durante le interviste anche pre-sanremesi in tanti mi hanno chiesto “A chi vorresti somigliare?”, “A chi ti ispiri?”, “In che genere ti collochi?” e per me sono veramente domande difficili. Capisco ovviamente la varietà di generi che c’è, però per me è veramente complicato associarmi a qualcun altro. Posso avere avuto senz’altro delle influenze, però poi non è che faccio quel tipo di musica. Sono cose che magari non farei perché non mi ci rivedo. Il fatto di non essere riconducibile a qualcuno o qualcosa è una cosa voluta, anche quando ci siamo messi a lavorare al disco e sulle sue sonorità. Non volevano richiamare qualcuno nell’immediatezza.

Questo aspetto, che sicuramente è positivo per rendere unica un’artista, è stato in qualche modo controproducente nella nascita del tuo progetto?  Sei mai stata indirizzata verso qualcosa di più commerciale?
Beh devo dire che nel corso degli anni (questo disco ha avuto un periodo di incubazione particolarmente lungo) è ovvio che nel percorso di formazione — fra l’altro ho iniziato molto piccola, a 19 anni — prendi tutto quello che ti viene detto e cerchi di sperimentarlo. Dal punto di vista degli arrangiamenti abbiamo sperimentato più volte ed è capitato mi dicessero di provare ad arrangiare i brani dando un suono più “modaiolo”. Del resto, però, questo è il primo album di inediti e volevo fosse Giulia Mutti appieno. Quindi abbiamo scelto una strana che non è che non sia moderna, anzi, c’è una ricerca dei suoni molto interessante ed è stato anche molto bello assistere in studio alle registrazioni dei vari strumenti, capire come viene fuori un suono o una certa risonanza. Insomma, tutto molto bello.

Mi dicevi che questo disco ha avuto una genesi lunga. Ti è capitato di leggere o ascoltare cose che hai dovuto modificare perché non le sentivi più?
Sì, mi è capitato. Ho modificato leggermente il testo a volte, ma non tanto quello che volevo dire ma come ero riuscita a dirlo. Con il tempo, anche sotto consiglio delle persone con cui lavoro, ho cercato sempre più di usare meno parole per esprimere i concetti, di usare metafore soprattutto visive, di richiamare oggetti esistenti realmente. Prima mi piaceva di più dilungarmi nei ragionamenti anche nelle canzoni, come se fossero poesie o pezzi di libri, che sono molto più discorsivi. Quindi quando mi fecero questo appunto, da lì ho modificato qualche canzone per chiarire i messaggi.

Molto spesso, purtroppo, in vari settori, c’è una predominanza di presenza maschile. Tu, in quanto artista donna, ti sei mai sentita discriminata o sminuita? O magari anche sottovalutata?
Devo essere sincera, nelle cose fatta fino adesso, non mi è mai capitato di avere la percezione di essere lasciata indietro perché donna. Però è altrettanto vero che, molto spesso, mi capita di essere soggetta a un po’ di pregiudizio. Nel senso  magari che essendo  una ragazza giovane e diciamo carina, capita che  ci sia il commento “Ah ma sei anche brava!!” e quindi questa cosa un po’ mi spiace. In realtà è quello che scrivo e che suono che dovrebbe arrivare prima. Lo so che purtroppo, in alcuni casi, l’apparenza conta e arriva anche prima di te, io poi  sono anche una a cui piace giocare coi look e il vestito aiuta anche per la canzone che interpreti. Però ecco,  anche il settore della produzione, girando negli studi, quasi al 100% sono uomini e un po’ la prima occhiata è quella. A volte mi sono sentita in soggezione, nel senso: “Sono una musicista, faccio quello che fai tu alla fine”. All’estero sul corpo femminile ci giocano tantissimo, basti pensare a Beyoncé, Lady Gaga, Miley Cyrus. A loro non dicono che se fanno i concerti in body e calze a rete la parte artistica viene meno, anzi. Fanno spettacolo, fanno show e una musica che spacca.

Il disco è nato in questo periodo così particolare per tutti. Come hai vissuto, da artista, questa quarantena?
Devo dire che la musica mi ha un po’ salvata in questo periodo, nel senso che grazie a Dio a casa ho tutti gli strumenti del mestiere, dal pianoforte al computer, poi nella vita di un artista il periodo in cui si sente il bisogno di stare a casa a comporre arriva sempre. Diciamo che è stato un periodo forzato ma non mi sono fatta trovare impreparata. Ho scritto molto, soprattutto negli ultimi 20 giorni. Prima ho avuto tante interviste radiofoniche e telefoniche, dirette Instagram, ci siamo raggiunti con tutti i mezzi tecnologici a disposizione e mi sono voluta concentrare sulla promozione del disco che è stata primaria. La mia quarantena è stata molto all’insegna della musica e diciamo che non abbiamo neanche voluto spostare l’uscita del disco già programmata per il 3 aprile. Alla fine credo che in questo momento ci fosse ancora più bisogno di musica, speriamo che abbia portato un po’ di grinta e felicità in coloro che lo hanno ascoltato.

Ricollegandoci a questo stop forzato, ci sono tanti appelli e si sta parlando tanto del mondo dello spettacolo e di come possano essere tutelati i lavoratori, soprattutto quello dietro le quinte. Secondo te questo periodo può essere utile per porre l’attenzione su problematiche che sono sempre esistite ma erano trascurate?
Me lo auguro. Anche perché il momento attuale, almeno io, in Italia, non l’ho mai vissuto ma credo anche tante altre persone. Potrebbe essere il momento giusto per sfruttare questa cosa per risolvere questioni insolute per anni. Anche puntare, magari, l’attenzione sulle categorie che stanno soffrendo di più, come quella della musica e della spettacolo, che sembra non essere mai riconosciuta fino in fondo. Speriamo che le proposte che ci sono vengano accolte e che il Governo ci ascolti. sarebbe stata molto più difficile questa quarantena senza i lavoratori dello spettacolo, senza musica, senza film, senza libri, senza tutto ciò che gira intorno all’arte. Ci si dimentica troppo spesso di tutelarli questi lavoratori.

Tracklist La testa fuori:

01. La testa fuori 
02. Romanzo cattivo
03. Un posto per pochi
04. Lontana
05. Monet
06. Le rovine di Pompei
07. Acciaio
08. L’estate con me
09. Almeno tre

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome