Pandemia 2020, fase 2, giorno 4. Tunnel of Love, l’album e il tour, sanciscono la fine del primo matrimonio di Bruce (quello con Julianne Phillips) e il nuovo amore per Patti Scialfa, che sarebbe diventata la donna della sua vita. Sostanzialmente Bruce esce da un tunnel mefitico e si affida, fidandosi, della rossa corista che (lo ha detto più volte lui stesso) gli salva la vita. Di quell’album, bellissimo, ho amato da pazzi un brano su tutti: One Step Up, un brano in cui per la prima volta un uomo si dichiara non all’altezza della situazione, incapace di essere la persona che voleva diventare. È un momento definitivo nella vita e nella carriera di Bruce Springsteen, che definisce appunto la sostanza e la caratura dell’uomo e dell’artista. Merito di Patti, sicuramente (ma questo lo avremmo scoperto solo anni dopo) ma soprattutto di Mamma Adele e della sua famiglia italiana che gli hanno insegnato quell’amore e quel rispetto nei confronti delle donne, ancora purtroppo rari in moltissimi uomini, soprattutto nella categoria delle rockstar e delle superstar, degli uomini di potere, dei cosiddetti vip. Anche il video che accompagnava il singolo (il terzo di Tunnel of Love) era molto bello, ma soprattutto molto “toccante” perché mostrava, per la prima volta, un Bruce che invecchiava durante lo svolgimento del video stesso. Ecco, mi dicevo, come sarà Bruce da vecchio, chissà se lo rivedrò.
Ricordo che quando la sentii per la prima volta dal vivo (allo Stadio di Torino l’11 giugno del 1988 e poi qualche giorno dopo a Roma al Flaminio) non potevo crederci, quella era una canzone così privata, così intima che presentarla in uno stadio sembrava impossibile. E invece eravamo tutti ammutoliti con le lacrime agli occhi ad ascoltare quella storia di un amore finito. Le vie dell’amore, lo sappiamo, sono imperscrutabili e quando hai meno di trent’anni pensi che sarà sempre tutto perfetto e che la vita sarà sempre (e per sempre) quella che tu hai sempre immaginato, voluto, scelto, e invece perfino Bruce era lì a buttarci in faccia una realtà crudele ma assai comune.
Per più di vent’anni Bruce non ha cantato dal vivo “One Step Up”, lo ha rifatto nel 2014 (il 6 maggio a Houston) grazie a una richiesta di qualcuno nel pubblico che gli ha dato un cartello con su scritto “L’ultima volta che l’hai suonata con tutta la band era il 21 giugno 1988”. Poi Bruce si rivolge alla folla e dice: «Quanti di voi sono nati nel 1988? Quindi stasera è la prima volta che la sentite questa canzone», e attacca una delle canzoni che abbia mai scritto. Io sono estremamente grata a chi ha scritto quel cartello a Houston perché questa è una canzone che andrebbe ascoltata (bene) continuamente:“Quando mi guardo allo specchio non vedo l’uomo che volevo essere, da qualche parte nel corso del cammino sono scivolato fuori dai binari”. Ascoltiamola attentamente e proviamo a riflettere sulle nostre scelte, sulle nostre azioni, sulle nostre vite. One Step Up è talmente bella che potremmo sentirla in loop continuo. E magari imparare qualcosa, non è mai troppo tardi.
#stiamo(ancora)acasa, #brucespringsteen, #letsplaythemusic







































