“Ligabue”: 30 anni e non sentirli

0

Ci sono momenti (e album) che possono cambiare per sempre il corso della tua vita. Lo avrà pensato davvero tante volte Luciano Ligabue, ricordando il suo primo album, che proprio oggi festeggia i suoi primi 30 anni. Un traguardo che lo stesso Luciano ha voluto raccontare  e ricordare in un video sui suoi canali social:

30 anni di "Ligabue"

11 maggio 1990: il primo disco.Trent'anni meravigliosi!

Pubblicato da Ligabue su Lunedì 11 maggio 2020

Un album che porta semplicemente il suo nome, Ligabue, e di cui Luciano ricorda con affetto e nostalgia tutta l’ingenuità e la spontaneità.

“L’incoscienza con cui vivi il primo album è irripetibile”, ha raccontato più volte Luciano, che quest’anno aveva deciso di festeggiare questi primi 30 anni a casa sua, Campovolo, il prossimo settembre, per una festa unica con 100 mila spettatori.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Cantautore, scrittore e regista, Luciano non si è mai lasciato definire in unico semplice appellativo, cercando di canalizzare la sua voglia di raccontare e raccontarsi nei modi più diversi ma sempre con uno stile unico. Si reputa un Artista fortunato perché ha trovato presto qualcuno che potesse credere in lui, a cominciare dal suo amico e manager Claudio Maioli, che ha letteralmente girato con le sue cassettine in mano per far ascoltare i brani. Ma qualche intoppo, insomma, doveva pur esserci.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Il primo concerto era già stato fatto, a Correggio, nel 1987, al centro culturale “Lucio Lombardo Radice”, quando ancora Luciano aveva alle sue spalle gli Orazero. C’era stata la vittoria a Terremoto Rock, nel 1988, che ha portato a Luciano e agli Orazero l’incisione del primo 45 giri, che conteneva Anime in Plexiglass e Bar Mario, ma la consacrazione era ancora lontana. Pierangelo Bertoli, dopo essere stato contattato telefonicamente (leggenda narra di una telefonata dopo aver trovato il numero di Bertoli sull’elenco telefonico di Sassuolo…) e aver ascoltato il materiale che gli era stato proposto, decise di incidere Sogni di rock&roll (di cui Luciano incise il controcanto finale) e Figlio di un cane. Questo gli permise di conoscere il produttore di Pierangelo, Angelo Carrara. Lo stesso Luciano racconta di quanto Carrara credesse in lui, e di quante porte in faccia abbiano preso insieme: «Devo dire che quello è un momento che ricordo con molto piacere del mio rapporto con lui, che è stato anche difficile, anche brutto. Ma io me lo ricordo con una vecchia giacca militare addosso, con la barba mai fatta e la sua borsa a bussare alle porte dei discografici come non era mai stato abituato a fare: sorbendosi anche delle code per poter parlare con loro.(…). Però ci credeva, ecco, aveva annusato non so cosa e ci credeva». (da Vivere a Orecchio, conversazione con Luciano Ligabue, di Riccardo Bertoncelli, Editore Giunti, 2005).

Fu un periodo intenso per entrambi e ricco di “No”. Luciano volle partecipare a un incontro con la Universal, nonostante Carrara non fosse d’accordo. Fu il momento peggiore, perché non solo non apprezzarono il disco, ma Luciano si sentì trattato male come persona. Carrara raccontò così l’episodio: «Vediamo entrare ed uscire un sacco di gente, restiamo lì due ore e mezzo, un’umiliazione pazzesca. “Mi sembra di essere qui a chiedere l’elemosina”, si lamenta Luciano. Alla fine Tibaldi ci riceve e sostanzialmente dice che lui ama il rock, gli piace da matti Bruce Springsteen, che sotto l’aspetto musicale il disco del Liga non è male, ma che i testi sono da strapaese: ecco, tutti ce l’avevano con i testi». (da Liga- la biografia di Massimo Poggini, edizioni Bur-Rizzoli, 2009). Ma fu il destino, la fortuna, insomma, ognuno la pensi come crede, a fare il resto. E arriva la svolta: ai vertici della major Wea (attuale Warner Bros) ci sono cambiamenti importanti, e Fabrizio Giannini prende il comando sugli artisti italiani. Così, Carrara, saputa la novità, fa l’ultimo tentativo. Il tentativo che sarà la fortuna sia per lui che per Luciano. A Giannini il disco piace e anche molto. Lo stesso Carrara ha raccontato, sempre secondo leggenda, che gli accordi contrattuali vennero firmati su un tovagliolo di carta nell’ufficio dello stesso Giannini. L’aneddoto più divertente lo racconta Marco, il fratello di Luciano, quando in una tranquilla sera d’inverno del 1990, il telefono squilla, ed è la telefonata della vita, che  informa Luciano di quello che è successo. Marco lo racconta su un numero della fanzine del Bar Mario (altri tempi…): «Febbraio o Marzo 1990, una normalissima cena in famiglia. Si sente squillare il telefono: vai tu, no vai tu , no vai tu, alla fine Luciano va nel corridoio e alza la cornetta. Passano i minuti e dalla telefonata nel corridoio si cominciano a sentire un po’ certe frasi: ””Ma sei sicuro? Non ci credo! Me lo garantisci? Non è che quelli domani ci ripensano?”. A quel punto, davanti a tortellini e lambrusco, io e i miei genitori abbiamo la netta sensazione di aver capito. Passarono minuti interminabili prima che Luciano tornasse a tavola. Alla fine eccolo, e la sua espressione ci fece subito capire che non avevamo sbagliato. “La Wea è rimasta entusiasta delle mie canzoni, mi hanno garantito che a giorni c’è la firma del contratto”» (da Vivere a Orecchio- conversazione con Luciano Ligabue, di Riccardo Bertoncelli, Editore Giunti, 2006).

Il resto ormai è storia. Così nasce Ligabue, un titolo che più semplice non poteva essere, diretto come lo sono le canzoni al suo interno. Una copertina che tuttora è amata dallo stesso Luciano, che riporta i testi delle canzoni. Un album che ancora adesso è fra i più amati dal pubblico. Un gruppo, i Clandestino, che ha regalato a Luciano e al suo pubblico anni unici e ricordi splendidi. Credo che canzoni come Sogni di rock&roll o Balliamo sul mondo, non solo siano amatissime, ma abbiano un posto speciale per lo stesso Luciano, così come tutto il primo album. Nonostante sia l’album d’esordio, è innegabile che rappresenti già quello che sarebbe stato il dopo, l’essenza di ciò che vediamo di Luciano anche adesso. Innanzitutto, la passione per i concerti. Si diverte tantissimo a suonare quei pezzi, e si vede. Sembra una dichiarazione di intenti: non solo per la voce inconfondibile, ma per lo stile che era e sarà sempre e comunque soltanto suo. Può piacerti tantissimo, o per niente. Ma difficilmente ti può lasciare indifferente. C’è voglia di raccontare storie: cambiano i soggetti, ma in qualche modo senti che parla anche un po’ di te. Ci si può ritrovare, già all’interno di questa “opera prima”, ciò che Luciano ha portato avanti, con approcci diversi, per 30 anni: il sogno. Anzi, i sogni. Di rock&roll, sicuramente. Ma anche, più in generale, i sogni più comuni di tante persone.

E guai a chi ci sveglia…”.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Un grazie speciale a Massimo Poggini e Riccardo Bertoncelli, che con i loro racconti appassionati mi hanno dato una visione nuova di Luciano e della sua musica. 

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome