#IoRestoaCasa e guardo Hollywood su Netflix

Su Netflix una faction: tutto quello che avreste voluto succedesse e non è mai successo a Hollywood

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Hollywood,
miniserie in sei puntate
su Netflix

È un frammento di storia del cinema che non è mai esistito. Per ridere a denti stretti. I produttori d’oro Ryan Murphy e Ian Brennan, la chiamano faction: fact fiction. C’ è un po’ di vero che serve a veicolare tanto tanto falso. Siamo quasi nei paraggi delle distopie tarantiniane, quelle in cui succedono le cose che vorresti (Hitler ucciso a Parigi In Bastardi senza gloria, quelli della banda Manson massacrati invece che massacratori in C’era una volta a Hollywood). In Hollywood si parte dalla storia dell’aspirante attore Scotty Bowers che divenne invece che attore il più richiesto dei prostituti  e poi il più fidato fornitore di servizi  per i grandi gay di Hollywood che dovevano professarsi etero rocciosi. Usava una pompa di benzina come facciata. Lo raccontò nel libro Full Service: My Adventures in Hollywood and the Secret Sex Lives of the Stars. Anche qui c’è il distributore, ma è solo lo spunto: c’è un aspirante divo che ha bisogno di soldi perché sta per diventare padre di due gemelli e decide di vendersi (solo a donne) ma poi aiuta il boss a mettere in piedi un business geniale per gay. E presto arriveremo a inserire gli sbalzi psichici di Vivien Leigh, la rabbia della bravissima orientale Anna May Wong che per La buona terra venne sostituita dalla caucasica Luise Rainer, il rancore di Hattie McDaniel, la mamie Oscar di Via col vento perché l’unico ruolo possibile per una nera era fare la serva che dice “zi badrone” e poi l’anello di congiunzione: la malinconia sentimentale di Ray Fitzgerald, divo un po’ rozzo, mangiato con gli occhi dalle donne e che si innamora solo degli uomini. Gli cambieranno nome in Rock Hudson. E la faction? Avrete risatacce per 6 puntate, forse un po’ troppo gaie e modaiole ma il concetto è: era possibile nella Hollywood del dopoguerra, anticomunista, razzista, conservatrice e bigotta, mettere in piedi una produzione con una protagonista nera, scritta da un nero gay e diretta da un regista non wasp? Occhio al produttore (storicamente esistito) Henry Wilson: è un serpentesco Jim Parson, cioè Sheldon di Big Bang Theory.

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