Gli avvocati che ci fanno tanto divertire

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Roberto Manfredi e Claudio Fabi in sala d'incisione con Paolo Conte. Foto di Renzo Chiesa

Giuseppe Conte è un avvocato, giurista e attuale Presidente del Consiglio. Paolo Conte è un ex avvocato, musicista, compositore e autore. In modi diversi potrebbero farci divertire ma in realtà non è richiesto. Da loro si richiede ben altro che semplice intrattenimento. Uno deve guidare un Paese intero, l’altro elevare la canzone a opera d’arte unendo poesia, letteratura e musica, cosa che l’ex avvocato di Asti fa egregiamente da una vita. Giuseppe Conte nella conferenza stampa di ieri ha detto una frase che ha sollevato un vespaio sui social : “I cari artisti che ci fanno tanto divertire e appassionare”.

Una frase, crediamo detta in buona fede, ma in un momento così drammatico poco opportuna. Per altro, aldilà della modalità espressa, una frase assai tardiva, dato che il Papa già un mese fa aveva rivolto un affettuoso pensiero agli artisti italiani, che suonava però anche come un monito, vale a dire: “Si pensi anche a loro” anche se al Papa non è richiesto di occuparsi di economia.

Probabilmente se Giuseppe Conte avesse ascoltato il testo di Arte canzone scritta da Paolo Conte nell’album Un gelato al limon che ebbi l’onore di coprodurre assieme a Claudio Fabi nel lontano ‘79, non avrebbe usato il termine “divertimento”.

L’episodio mi ha ricordato un fatto di una decina di anni fa, quando un mio amico avvocato mi chiese di trovargli dei musicisti che potessero suonare per l’inaugurazione del suo nuovo studio legale. Accettai volentieri e gli proposi un duo italo-americano, Jeff&Dave che avevano in repertorio quasi 300 canzoni, una più bella dell’altra, da Simon&Garfunkel ai Radiohead. Alla festa ovviamente c’erano solo avvocati e congiunti. Jeff&Dave suonarono per ore la miglior musica d’autore di sempre, ma gli avvocati a turno, ascoltavano attenti un minuto o poco più, preoccupati più delle tartine al salmone e del prosecco che delle canzoni. Dopo un paio d’ore, quando il tasso alcolico si era alzato sensibilmente, cominciarono ad arrivare i pezzi a richiesta. Una giovane e brillante avvocatessa di grido chiese Strani amori della Pausini, un altro un qualsiasi pezzo di Eros Ramazzotti, finché un avvocato di una certa età prese coraggio e volle esibirsi con la chitarra di Jeff. Ci mise quasi cinque minuti ad accordarla, anche se non ce n’era bisogno perché era perfettamente accordata e poi attaccò a suonare una canzone del primo Celentano, quello “divertente” che copiava Jerry Lewis.

Durante la conferenza stampa di Conte mi è venuto in mente quell’avvocato che strimpellava Celentano e che per un paio d’ore non si era nemmeno degnato di ascoltare Dylan, Cohen, Lennon, MacCartney, Jagger, Richards, Simon, Garfunkel, Waits, Vedder, De Andrè e naturalmente Paolo Conte, che dopotutto era un ex collega.
Ora sia chiaro che ho qualche caro amico avvocato,  per cui non ho nessuna intenzione di criticare un’intera categoria anche perché in questo Paese se fai un riferimento a una singola persona che fa un determinato un lavoro, succede un finimondo. Per esempio se critichi un giornalista guai. L’intera categoria si rivolta. Ci vuole solo uno come Feltri per far incazzare qualche collega.

Ho solo riportato le parole di Giuseppe Conte e l’esempio della festa degli avvocati, per far capire come sia estremamente raro in questo Paese apprezzare la musica, il teatro e il lavoro d’opera e di ingegno, fuori dal concetto di divertimento e intrattenimento. Fatto assai grave se poi lo dice una delle più alte cariche dello Stato e pure in televisione durante una conferenza stampa, in un momento in cui il “divertimento” è reso impossibile per il distanziamento sociale dovuto all’emergenza da Covid 19. Nessun artista italiano, neanche il comico più “scemo e scarso” sta pensando in questo momento al divertimento. Come fai a pensarci quando hai perso lavoro per mesi? Quando i teatri, i cinema, gli auditorium, i locali e persino i pub sono chiusi? Non c’è proprio nulla di cui divertirsi caro avvocato.

Nel frattempo voglia gradire questo testo di un suo ex collega che ha il suo stesso cognome, Conte. Magari non la farà divertire, ma forse pensare… all’arte.

L’arte di farmi felice tu la conosci da sempre
Ti è naturale un talento, un arte…
E dici le cose più vere sempre al momento più giusto
Gesti e parole possiedi, e un’arte
Io chiudo gli occhi e penso che forse non che una finzione teatrale
E provo l’incredulità amara e muta
Di ogni pubblico in genere,
Ma quante volte son li a guardar rapito
Quel che accade in scena,
Arte, che arte!
Così sono sempre felice, ma sempre con quella paura
Vivo il mio giorno sospeso a un filo
E passano luci e ombre
E lampi di sguarda e sorrisi
E la tua disumana e perfetta luce,
Ma quando forse per amore, o chi lo sa, riesci a scordar la tua parte
e con umana ingenuità accetti me e il corpo splende e si esalta
l’applauso mio arriverà puntuale
sempre a render grazie a quell’arte,
l’arte di amare….

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Roberto Manfredi
Ha iniziato a lavorare nella discografia nel 1975, collaborando tra gli altri con Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Roberto Benigni, Skiantos e Roberto Vecchioni. Per la TV, è stato capoprogetto e autore di innumerevoli programmi musicali e produttore esecutivo di molti format. Ha scritto per Antonio Ricci, Piero Chiambretti, Gene Gnocchi, Serena Dandini, Simona Ventura, Mara Maionchi e tanti altri. Inoltre ha pubblicato sei libri, tra i quali Skanzonata (Skira editore), Talent shop – dai talent scout a Talent show (Arcana), Cesate Monti, l’immagine della musica (Crac Edizioni) e Artisti in galera (Skira). È anche regista di video clip, film e documentari biografici. Ha vinto un Premio internazionale con il film Il sogno di Yar Messi Kirkuk . Attualmente è regista del tour teatrale Love & Peace di Shapiro-Vandelli. Scrivere è la sua passione.

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