Springsteen ai tempi del Covid-19, una canzone al giorno: “Sólo le Pido a Dios”

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Springsteen

Pandemia 2020, giorno … ho perso il conto! Manca poco, manca tanto, manca qualche giorno? Non lo sappiamo,anche se tutte le indicazioni ci spingono a pensare che forse, e sottolineo forse, stiamo per uscire dall’incubo. Il caldo aiuta, dicono i virologi, aspettiamo ancora e vediamo cosa accade in questo fine settimana di metà maggio. Nel frattempo continuiamo a parlare di canzoni di Bruce, anche se oggi per la terza volta in questa “rubrica nella rubrica”, voglio parlarvi di una canzone che Springsteen non ha scritto ma che ha riproposto come omaggio nel tour del 2013, quando in ogni paese del mondo cantava in apertura di concerto un brano popolarissimo e significativo di un artista  locale. E così lo abbiamo sentito cantare Royals di Lorde in New Zealand, Stayin’ Alive dei Bee Gees in Australia, Sociedade Alternativa di Raul Seixas in Brasile, e Sólo le Pido a Dios, in Argentina. Sólo le Pido a Dios è un brano scritto dal cantautore argentino León Gieco nel 1978, in piena dittatura militare, e ricantata nel corso degli anni anche da Mercedes Sosa, una delle voci più belle e  più intense della musica Sudamericana. È un pezzo contro la guerra, contro la violenza, contro la dittatura, contro il fascismo. Un brano che è una sorta di preghiera rivolta a Dio, affinché non trionfi l’indifferenza, il peggiore di tutti i mali:

“Solo a Dio chiederò che la guerra, il dolore, l’ingiustizia non mi lascino indifferente, solo a Dio chiederò che la rabbia non mi travolga e che il futuro non mi trovi diffidente”. Ma soprattutto in questo splendido brano León Gieco canta: “Chiederò soltanto a Dio che il passato non venga mai dimenticato e  che non si cancelli la memoria dell’arroganza che ci ha sempre calpestato”. 

León Gieco scrive questa canzone nel 1978 pensando non solo alla dittatura nel suo paese, ma anche al pericolo di una guerra imminente tra l’Argentina e il Cile (governato da un altro sanguinario dittatore, ovvero Augusto Pinochet) che si contendono le Isole Picton, Lennox e Nueva nel  Canale di Beagle. All’inizio Gieco pensa addirittura di non metterla  sul suo album (IV LP) perché pensa che sia troppo monotona e noiosa, ma il suo amico e collega Charlie Garzia lo convince ad inserirla all’ultimo momento nel disco. E diventa un brano emblematico,una sorta di inno alla pace. La canzone viene naturalmente censurata dalla giunta militare guidata dal Generale Jorge Videla (mandante e responsabile di crimini efferati, torture e della sparizione di un’intera generazione di argentini) che 4 anni dopo, in occasione della Guerra delle Malvinas (o delle Falkland se preferite la definizione inglese), cerca di recuperarla volgendola a proprio favore. In un’intervista Gieco raccontò:

«La canzone era stata proibita quando l’ho scritta nel 1978 e quattro anni dopo quegli stessi militari assassini che l’avevano censurata la dichiararono di interesse nazionale per la pace, nel 1982, quando era in corso la guerra nelle Malvinas. Era qualcosa di ripugnante. La verità è che provai molta vergogna e per tre anni  non volli più cantare. Mi offrivano molti soldi per cantarla in tutti i recital, ma ho preferito non speculare e mi sono ritirato dalla scena fino al 1985, quando mi sono messo a lavorare al nuovo album (De Ushuaia a La Quiaca)».

È stato proprio durante la guerra della Malvinas che la canzone ha avuto il suo grande successo, ma a renderla famosa in tutto il mondo è stata Mercedes Sosa, la “Voz de America” come veniva chiamata in Europa durante il suo esilio nel Vecchio Continente.

Springsteen torna a suonare a Buenos Aires nel 2013 a distanza di venticinque anni dal tour per la difesa dei diritti umani organizzato da Amnesty International nel 1988. Pensa subito a una canzone significativa e la scelta non può che cadere su questo gioiello che aveva conosciuto nella versione di Mercedes Sosa. Impara la canzone, ma non ce la fa con i tempi a cantarla la sera del concerto a Buenos Aires, il 14 settembre. La registra e la mette sul suo canale YouTube due giorni dopo e la presenta così:

«Sono venuto in Argentina nel 1988 e i miei ricordi di quel periodo sono ancora molto vividi. Siamo venuti in  quando il paese stava attraversando un momento molto duro e la gente lottava per il proprio futuro. Per uno straniero l’Argentina era molto viva, piena di promesse. Quindi per me è davvero una grande fonte di ispirazione tornare qui e voglio lasciare al popolo argentino questa canzone».

Ogni volta che sento questa canzone mi vengono i brividi perché penso a quanto siamo stati fortunati noi da questa parte del mondo, a non aver vissuto l’orrore di una dittatura in un periodo in cui se da una parte in Italia vivevamo gli anni di piombo, dall’altra ci preparavamo a vivere un decennio a dir poco frizzante. Era un periodo dove la guerra era solo un ricordo lontano, un racconto dei nostri nonni o dei nostri genitori che all’epoca erano solo dei bambini, era un periodo in cui si organizzavano le cene nelle terrazze per vedere i Mondiali di calcio che si svolgono proprio in Argentina. Tutto il mondo guardava il calcio e non capiva la tragedia del popolo argentino. La bellezza di questa canzone, e la sua importanza, sono universalmente riconosciute, al punto che ci sono versioni non soltanto in spagnolo e inglese, ma anche in portoghese, basco, tedesco, catalano, persiano, arabo, armeno, ebraico, quechua (lingua del Perù e delle Ande) e italiano.

Schermo intero, volume a palla e buon ascolto!

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.

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