#IoRestoACasa e vedo Destinazione Piovarolo

Una piccola stazione come metafora dell’Italia, dalla Marcia su Roma alla Repubblica

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Destinazione Piovarolo

Restiamo a casa a vedere i classici di RaiPlay. Il link del film:

https://www.raiplay.it/video/2016/07/Destinazione-Piovarolo-033583a6-9d37-4dda-883c-f2b2e28229e4.html

Il ferroviere Antonio La Quaglia (Totò) vince il concorso per 850 posti di capostazione di terza classe. È il 15 marzo 1922 e l’uomo stressato dall’attesa, pur essendo arrivato ultimo in graduatoria, festeggia a suo modo il risultato ottenuto davanti al ritratto di George Stephenson, l’inventore della locomotiva. «Il nome Piovarolo — dice La Quaglia guardando l’immagine del suo mito — deriva da Piovano Arnolfo che la fondò nel 1325 e non dal verbo piovere come qualcuno potrebbe pensare. Se fosse così, allora a Chiasso dovrebbero fare chiasso e a Lecco dovrebbero leccare!». Dopo aver fatto le prove per il suo nuovo incarico con il cappello in testa da capostazione e il fischietto in bocca urlando «In carrozza!», il ferroviere parte per la sua destinazione, ma ben presto rimarrà deluso. Il paesino arroccato sull’Appennino è misero, povero e costantemente sotto una fastidiosa pioggia battente, così come la stazione dalla quale passa un unico treno. Sua fedele assistente è la Beppa (Tina Pica), che funge da casellante, manovratore, guardia sala e domestica del capo stazione. La vita è complicata per il nostro Antonio perché al passaggio di ogni treno la tavola da pranzo nella quale mangia trema vistosamente. Un giorno in stazione conosce la giovane maestra Sara (Marisa Merlini), che lui fa cadere per terra dal treno avendo fischiato troppo presto la partenza del convoglio. I due però spinti dalla necessità anni più tardi si sposeranno e metteranno al mondo una figlia. Antonio La Quaglia tenterà con ogni mezzo di farsi trasferire ad una nuova destinazione, ma gli avvenimenti storici, i treni pieni di fascisti che vanno verso Roma il 28 ottobre 1922, la seconda guerra mondiale, la nascita della Repubblica, non lo favoriranno. Scritto da Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi e Stefano Stucchi, il film diretto da Domenico Paolella nel 1955, è una satira sociale e politica sull’arte di arrangiarsi dell’italiano che cerca di adeguarsi e di sopravvivere ai potenti di turno. Interpretata da uno stuolo di caratteristi coi fiocchi, Ernesto Almirante, Mario Carotenuto, Leopoldo Trieste, Arnoldo Foà, Enrico Viarisio, Paolo Stoppa e Nino Besozzi (nel ruolo del ministro dei trasporti), la commedia sfodera gang a ripetizione come quella di Totò che risponde a sua moglie delusa per la rinuncia alla luna di miele: «Del resto che cosa è un viaggio di nozze, è un treno tra due camere da letto; viceversa noi abbiamo una camera da letto tra due treni…».

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Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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