Cat Paradox, una cover dei Kraftwerk anticipa il primo album: «Facciamo musica elettronica pensata con l’orchestra»

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Cat Paradox

Uscirà venerdì 29 maggio il primo disco dei Cat Paradox, che porta lo stesso nome della band. L’album è stato anticipato da un singolo, la cover di The Robots dei Kraftwerk. Abbiamo parlato del progetto con Livio Magnini, che è uno dei componenti dei Cat Paradox e che molti ricorderanno anche come chitarrista dei Bluvertigo.

Quando è nato il progetto Cat Paradox e con quale idea di fondo?
È nato due anni fa, come progetto live, con l’intenzione di fare della musica elettronica, mischiandola con il linguaggio classico. C’è una grossa differenza tra l’idea della musica, tipo il rock e il pop, con l’orchestra, e generare della musica pensando già all’orchestra, quindi scrivendo delle vere e proprie orchestrazioni, miste a quello che è il registro elettronico. Ci sono elementi di orchestra che si comportano come sequencer, come tastiere, e ci sono synth che suonano invece le sezioni di archi, insieme ai violoncelli e ai contrabbassi. È una musica che nasce ed è sviluppata insieme.

Chi lavora con te nel progetto?
L’idea principale è partita da Michele Monestiroli, che è un compositore ed un orchestratore. Ha scritto musica per pubblicità, anche per importanti spot a livello internazionale. È un violista, ma è molto conosciuto per la sua carriera da sassofonista. È apprezzato nel mondo del jazz e molti lo ricordano come il sassofonista degli 883. Il terzo socio è Elio Marchesini, da una ventina d’anni percussionista della Scala. Tutti e tre abbiamo una passione per i Kraftwerk e questo ci ha fatto pensare che sarebbe stato bello creare un progetto in cui pensare l’orchestra come una risorsa a livello stilistico e per lo sviluppo del pezzo. All’inizio ci siamo messi ad improvvisare e programmare delle orchestre virtuali, per capire poteva funzionare l’esperimento, fermo restando che programmare è una cosa ed orchestrare è un’altra. Michele ed Elio sono due orchestratori, certificati e diplomati per la composizione per orchestra.

Cat Paradox

Com’è proseguito poi il progetto?
Due anni fa siamo andati a Praga a registrare con l’Orchestra Nazionale Ceca. È quella che ci sembrava più consona perché di solito lavora alle colonne sonore dei film di Tim Burton e collabora con direttori d’orchestra come Danny Elfman. In quell’occasione abbiamo registrato tutte le nostre tracce, ma prima di pubblicare il disco abbiamo pensato che la cosa migliore fosse iniziare dall’attività live. Abbiamo quindi ideato quello che sarebbe stato lo spettacolo dal vivo, che ha dei visual molto particolari e un tulle che sta davanti al proscenio del palco. In seguito abbiamo incontrato Beatrice Venezi, la direttrice d’orchestra più giovane al mondo e l’unica vincitrice della Bacchetta d’Oro, un premio per direttori d’orchestra che è sempre stato vinto da uomini. È famosa in tutto il mondo, recentemente ha lavorato anche con Andrea Bocelli. Beatrice ha ascoltato il disco, le è piaciuto molto ed ha deciso di partecipare al progetto come direttrice live.

Hanno funzionato i vostri live?
Direi di sì, siamo anche stati selezionati da Rolling Stone come una delle realtà nuove più interessanti, insieme a Coma Cose e Calibro 35. Abbiamo poi suonato al Ravello Festival, un festival molto famoso di musica classica, internazionale. Ed abbiamo fatto diversi concerti all’estero ed in Italia, uno in particolare a Milano, presso la Fondazione Feltrinelli, per una ricorrenza dell’azienda vinicola Frescobaldi: è stato uno show originale, insieme ad un’orchestra di 24 elementi e con delle proiezioni fatte ad hoc. Dovevamo poi fare uno showcase sempre a Milano, alla Fabbrica del Vapore, il 4 marzo, ma ovviamente è saltato tutto. Avremmo anche dovuto suonare alle Olimpiadi, altro appuntamento per ora sfumato.

Il 29 maggio uscirà quindi il disco. Cosa troveremo all’interno?
Ci saranno pezzi originali e due cover. Una è Moments in Love degli Art of Noise, l’altra The Robots dei Kraftwerk, che abbiamo fatto uscire come singolo dopo la scomparsa di Florian Schneider. Ci sembrava un bel tributo. Il video ha una dimensione casalinga, abbiamo cercato di utilizzare un linguaggio che io chiamo “linguaggio Covid”, quello della divisione dello schermo in verticale, per capirci. Volevamo inoltre che si vedesse l’orchestra e che il video desse una sensazione di aggregazione e di “respiro”. La parte iniziale, quella del robottino, è legata all’unica parte del pezzo che non esiste, tutta l’orchestrazione iniziale è completamente originale, scritta da Michele ed orchestrata insieme ad Elio. Io ho curato la produzione. Volevamo un qualcosa che esprimesse l’idea del pezzo, che fondamentalmente dice che noi siamo robot, ma che conservasse anche un elemento di umanità. Per il brano volevo invece che il video fosse molto freddo, molto poco emotivo. Dal vivo suoniamo con dei sacchetti del pane sulla testa ed in questa occasione, sopra ai sacchetti, abbiamo messo le mascherine. Abbiamo poi scelto tre contesti abbastanza borderline, proprio per dare il senso dell’isolamento vissuto da tutti nell’ultimo periodo.

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A proposito di cover e di video, due anni fa vi siete cimentati anche con Get Lucky dei Daft Punk.
Sì, quella è stata una cover che abbiamo fatto per divertimento, per far vedere come potevano venire determinate cose declinate con orchestra elettronica. È stato un esperimento ed attraverso quel video abbiamo poi partecipato alla presentazione della mostra di Arcimboldo a Roma, facendo una specie di flash-mob, con l’orchestra che nell’occasione è uscita dal Mercato centrale, ogni musicista da un’attività diversa.

Riprenderete con i live prossimamente?
Lo speriamo, avevamo già diverse date in programma, questo doveva essere l’anno in cui iniziava l’attività promozionale. Adesso stiamo cercando di capire che cosa succederà, anche perché il nostro concerto richiede spazi abbastanza ampi, suonando con un’orchestra da 24 elementi. Quando si potrà, consiglio a tutti di venire a vedere un nostro live: ne restano tutti colpiti, è un tipo di concerto che non si sente e non si vede spesso. È uno spettacolo da subire “passivamente”, non ci sono i meccanismi di un live show, anche se ci sono sia la band che la performance.

Il video di The Robots:

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