Giuseppe Anastasi, da “Berlino” a “Bla Bla Star”, in attesa del disco previsto per l’autunno

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Giuseppe Anastasi
Foto di Giulio Mazzi

Giuseppe Anastasi è un autore di successo. Giusto per fare un esempio, portano la sua firma Sincerità e Controvento (entrambe cantate da Arisa), canzoni che hanno vinto il Festival di Sanremo. Nel 2018, già 42enne, ha pubblicato il suo primo disco solista, un esordio premiato con la Targa Tenco come miglior opera prima. Negli ultimi due mesi Giuseppe Anastasi ha dato alle stampe due singoli e, in autunno, uscirà il suo secondo album. Lo abbiamo intervistato.

In Bla Bla Star, il tuo ultimo singolo, ti sei divertito un po’ a giocare con i generi. Non a caso, per definirlo musicalmente, ha coniato il termine “popeton”.
Volevo fare un pezzo in stile reggaeton, ma è uscito più pop e allora l’ho definito “popeton”. Ho cercato di mantenere un testo che abbia una sua coerenza, con una ritmica diversa rispetto alle mie canzoni. Mi sono divertito a scriverla e ci siamo divertiti ad arrangiarla.

Il testo è ironico, ma offre parecchi spunti di riflessione.
È un testo un po’ polemico, attacco un certo tipo di televisione che a me non fa impazzire. E allora dico che preferirei affittare una cometa e andare via con una bla bla star.

Dici anche «sarebbe bello naufragare o far tornare la fantasia»…
Sì, perché ho paura che la fantasia sia abbastanza in disuso.

Nel video ti cimenti anche come ballerino, com’è nata questa idea?
La verità è che dovevo fare un video, ma con la quarantena stavo a casa e allora ho pensato a questa “stupidaggine”. Mi sono auto preso per il culo e spero che questo arrivi a chi lo guarda. Io ancora a vederlo ogni tanto mi mortifico e mi faccio pure una risata.

Giuseppe Anastasi

In Berlino, il tuo singolo precedente, canti una storia d’amore al tempo del crollo del Muro di Berlino. Com’è nata l’ispirazione per questo pezzo?
Io credo nel socialismo, penso che nel momento in cui è caduto il Muro di Berlino c’è stata molta più libertà, ma il capitalismo si è preso tutto quello che si doveva prendere e purtroppo tutte le politiche sociali sono state completamente abbandonate. Si veda, ad esempio, quello che stiamo vivendo con la sanità e l’istruzione. Bukowski diceva: «Bene, ha vinto il capitalismo, ma prima o poi si mangerà il tesoro» e io credo che avesse ragione.

Per il video di Berlino perché hai scelto l’animazione?
Perché l’ho sognato, ho un’attività onirica abbastanza fertile. Nel sogno vedevo questo video in bianco e nero, con questi due innamorati, perché poi alla fine è una canzone d’amore, anche se con un retrogusto politico. Il protagonista vede cadere, con il Muro di Berlino, tutti i suoi ideali, però trova al di là del muro il grande amore della sua vita e quindi trova questa enorme consolazione. Ho usato nel video solo due colori, il rosso della sciarpa di lui e il blu degli occhi di lei.

In autunno uscirà il tuo nuovo album, puoi anticipare qualcosa?
Si intitolerà Schopenhauer e altre storie ed avrà 12 o 13 canzoni. Sarà un album ricco, che tratterà molti argomenti: filosofia, sociologia ed ovviamente l’amore.

Giuseppe Anastasi
Foto di Giulio Mazzi

Tu hai avuto un grande successo come autore, ma perché solo a 42 anni hai pubblicato Canzoni ravvicinate del vecchio tipo, il tuo primo disco?
Perché prima non ero padre. Il primo disco l’ho fatto dopo che sono diventato papà, perché volevo comunicare delle cose. La mia speranza è che mio figlio, quando sarà più grande ed ascolterà il disco, ci ritrovi suo padre.

Ti sei così trovato ad affrontare il mercato discografico da un altro versante…
Il mercato le canzoni politiche o le canzoni sociali non le tollera tanto, vuole le canzoni d’amore o quelle che ti fanno muovere il culo d’estate. Però un cantautore ha bisogno di dire anche altro, quindi ho deciso di fare un disco con le canzoni che non avrebbe cantato nessun altro.

Con Canzoni ravvicinate del vecchio tipo hai vinto la Targa Tenco per la miglior opera prima. Un riconoscimento di grande prestigio, che cosa ha rappresentato per te?
È stata una soddisfazione enorme. Come autore ho vinto due volte il Festival di Sanremo, ma la Targa Tenco mi ha emozionato di più. Per chi scrive è un po’ come la Champions League. Questo riconoscimento mi ha dato anche la spinta per realizzare il secondo disco. Il primo lavoro l’ho fatto in tranquillità assoluta, ora invece sento che c’è qualche aspettativa in più e questo mi mette un po’ d’ansia.

Stare su un palco ti piace?
Mi piace da morire. Io ho fatto tanti anni di teatro, in Sicilia, di fatto sto su un palco da quando avevo 13 anni. Ovviamente però cantare le proprie canzoni è un’altra cosa, l’emozione è diversa.

Tu scrivi sempre, hai il cassetto pieno di canzoni, o lo fai solo quando c’è un motivo preciso?
Scrivo tanto, se posso almeno tre volte alla settimana. Ascolto tanta musica, sia straniera che italiana, e cerco di assorbire il più possibile. Ed anche leggere mi ispira tantissimo.

Diventare papà ha cambiato la tua vita?
Ha cambiato tante cose e tutte in meglio. Avere un figlio ti dà una grande responsabilità, non sei più tu il protagonista della tua vita. Annullando il tuo ego, scopri delle cose meravigliose. E scopri che cos’è l’amore. L’amore che si prova per un figlio non ha nessun tipo di paragone.

Il video di Bla Bla Star:

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