Il palco a pedali dei Têtes de Bois, ottima idea per i live show

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palco a pedali

È un’idea semplice e geniale, perfetta per questi tempi che ci costringono a vivere in modo incompleto molte cose, compresi i concerti e le altre forme di spettacolo dal vivo. Il progetto si chiama Palco a pedali e lo ha inventato Andrea Satta, leader dei Têtes de Bois. In realtà non è un progetto nuovissimo, risale al 2011 ed è già stato sperimentato in svariate occasioni. Ma questo a ben vedere è un altro punto a suo favore, nel senso che già si conosce… l’effetto che fa.

Spiegato in parole povere, trattasi di un eco-concerto alimentato esclusivamente dall’energia prodotta dalle pedalate degli spettatori. Osserva Andrea: «Tanto per cominciare, questo significa rispettare l’ambiente. Ma c’è anche il vantaggio di fare moto e stare all’aria aperta dopo mesi di quarantena. Ed è sicuro, in quanto è tuitto basato sull’uso della bicicletta, un mezzo che presenta il vantaggio di muoversi singolarmente: arrivi sul luogo del concerto (dove possono accedere solo coloro che hanno prenotato), incastri la tua bici su un cavalletto predisposto e inizi a pedalare dolcemente, contribuendo così a produrre l’energia sufficiente per alimentare tutto quel che è necessario per produrre il suono, le luci, i video. 

La struttura è predisposta per accogliere 128 ciclisti-spettatori, con un distanziamento di tre metri l’uno dall’altro, quindi nel rispetto assoluto delle norme previste dai protocolli anti-Covid.

palco a pedali

Dice Andrea: «C’è bisogno di qualcosa che non sia negazione e frustrazione, che non ci faccia vivere come una diminuzione di valore o una sconfitta sul piano emotivo il ritorno alla socialità. Il Palco a pedali in questo è una bella soluzione, perché contiene un immaginario già “a norma”. Inoltre, è possibile immaginare il suo uso non solo per la musica, ma anche per altri tipi di spettacoli, dal teatro alla danza». Ecco perché ha deciso di mettere a disposizione questa struttura a chi avesse idee originali da sviluppare: ovviamente ci saranno costi da sostenere (i tecnici, le spese per gli spostamenti, la manutenzione), ma si tratta comunque di una cifra abbordabile. 

Un’idea del genere poteva venire soltanto a lui, da sempre grande appassionato di ciclismo (le canzoni dei Têtes de Bois affrontano spesso questo tema, e Andrea ha seguito come inviato ben due Tour de France e tre Giri d’Italia). A svilupparla lo hanno aiutato due amici, l’ingegnere Gino Sebastianelli e il regista Agostino Ferrante, fresco vincitore di un David di Donatello per il documentario Selfie.

«Quando ne parlai per la prima volta con Gino, chiedendogli se non fosse possibile creare un sistema tipo quello della dinamo che accende una lampadina, mettendo insieme parecchie bici per produrre l’energia sufficiente per un concerto» racconta Andrea, «lui mi liquidò in modo lapidario: impossibile! Ma qualche tempo dopo mi chiamò per dirmi che aveva trovato la soluzione. Il progetto riuscimmo a realizzarlo grazie al supporto economico dell’Assessorato alle Infrastrutture Strategiche e Mobilità della Regione Puglia. Il prototipo lo realizzò un artigiano: le dinamo le facemmo arrivare dal Texas, quel particolare modello lo producevano solo lì».

Palco a pedali

I Têtes de Bois hanno fatto parecchi concerti utilizzando il Palco a pedali. Ma è stato utilizzato anche in altre occasioni. Per esempio, una volta Libera, l’associazione anti-mafia fondata da Don Ciotti, lo usò a Latina per una delle sue manifestazioni. Più recentemente, è stato usato in occasione della visita a Roma di Greta Thunberg per produrre l’energia necessaria per l’amplificazione.

Ora, Andrea Satta mette a disposizione la sua “creatura” di chi voglia organizzare show di varia natura. «Mai come oggi», dice, «credo sia necessario essere creativi. E fare di tutto per mantenere in vita spettacoli d’ogni tipo. Nelle ultime settimane molti hanno fatto di necessità virtù organizzando spettacoli in streaming e collegamenti sui social. Io non ho nulla in contrario a queste forme di spettacolo, però credo che la magia di una performance dal vivo sia insostituibile. Per chi sta su un palco, guardare in faccia chi gli sta davanti è fondamentale, e il pubblico ne ricava emozioni che sono pura adrenalina».

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

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