Wrongonyou, tra cambiamento e introspezione in “Milano parla piano”

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Wrongonyou

L’artista di cui voglio parlarvi oggi è un ragazzo romano di trent’anni, già ben inserito nella scena indipendente italiana, ma ancora poco conosciuto al grande pubblico. Io stessa ho avuto modo di incrociarlo sulla mia strada di ascoltatrice musicale solo pochi mesi fa, a novembre 2019, quando mi sono imbattuta per caso in una sua intervista durante un programma radiofonico. Il suo nome è Marco Zitelli, in arte Wrongonyou.

Mentre ascoltavo l’intervista, finalizzata alla promozione del suo ultimo album, quel ragazzo mi ha subito incuriosita per due motivi: il primo è che in quel momento stava affrontando un percorso atipico nella scena musicale di casa nostra, con la decisione di cantare per la prima volta in italiano dopo anni trascorsi a comporre in lingua inglese; il secondo è che Marco, nato a Roma, aveva scelto da poco di trasferirsi a Milano, la mia città d’adozione, e addirittura di dedicarle un intero disco. Milano parla piano, appunto.

Difficile identificare questo lavoro con un unico stile. La mia impressione è che, nonostante lo switch linguistico, Wrongonyou sia profondamente innamorato del contesto musicale d’oltreoceano, che lo influenza da tanti punti di vista. È sufficiente partire con la prima traccia per iniziare un viaggio in un mondo sonoro caleidoscopico in cui si fondono ritmi urban (come non accennare qualche passo di danza hip-hop durante Atlante, scritta insieme a Dardust), sintetizzatori, chitarra classica (il giro di corde che percorre la title track Milano parla piano emoziona e trasmette una sensazione di pace allo stesso tempo) e percussioni che sembrano quasi “tribali” (Calma calma). Il tutto accompagnato da una voce limpida anche in quei brani che richiedono la presenza dell’autotune. Tuttavia, quando quest’ultimo viene meno, il timbro del cantautore romano esprime tutte le sue potenzialità e non può che conquistare chi ascolta. Magari accompagnato da cori ispirati a qualche vecchia canzone soul anni Sessanta, o addirittura al gospel (come in Mi sbaglio da un po’, scritta con Zibba).

I temi affrontati nei brani sono diversi: le mille sfaccettature del rapporto di coppia, l’esplorazione delle proprie inquietudini e insicurezze, il desiderio di fuggire dai ritmi frenetici dell’esistenza per assaporarla di più. E poi c’è lei, Milano. La canzone che da il titolo all’album, che personalmente è quella che amo di più, ha una duplice chiave di lettura: da un lato racconta una storia d’amore complicata, ambientata in un contesto cittadino che travolge nella sua frenesia; dall’altro può essere anche un immaginario dialogo con la stessa Milano, alla quale Wrongonyou chiede paradossalmente di “parlare piano, almeno per questa notte”. Chiunque sia venuto a vivere in questa città, innamorandosene, sa quanto sia necessario prendersi a botte con lei prima di decidere di restare.

La tracklist dell’album:

  • Atlante
  • Calma Calma
  • Solo noi due
  • Mi sbaglio da un po’
  • Milano parla piano
  • Più di prima
  • Perso Ormai
  • Ora
  • Outrora

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