Nina Zilli: “il virus più forte da combattere è l’ignoranza”

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Nina Zilli

Da venerdì 5 giugno è in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme digitali Schiacciacuore, il singolo che segna il ritorno di Nina Zilli sulla scena musicale.
Il brano, scritto durante la quarantena a quattro mani con Danti (suo partner nella vita e nella musica), rispecchia il mondo che ci circonda. È sì una canzone d’amore, che racconta gli alti e bassi di un rapporto di coppia in cui la donna è poco considerata, ma diventa anche metafora di una riflessione profonda sulla relazione tra uomo e pianeta Terra.
La canzone, che ha un sound fresco e primaverile, arriva in concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Ambiente, ed è solo il primo assaggio del nuovo album, a cui la cantautrice sta lavorando. In questo brano Nina si avvale della collaborazione di Nitro, membro della Machete Crew (uno dei maggiori esponenti della scena rap italiana), che per l’occasione veste i panni di “coscienza” dell’uomo.

Schiacciacuore, il primo assaggio del tuo nuovo album, è stato scritto durante la quarantena; una canzone che contiene diverse metafore. Non parliamo quindi solo d’amore…
Le canzoni nascono d’istinto, “da sole”, e l’inconscio a volte gioca dei brutti scherzi.
Pensi di parlare di una cosa, e poi alla fine citi l’Amazzonia e ti accorgi che la protagonista della canzone non sei tu, ma una Madre Natura in tuta da ginnastica, un po’ arrabbiata perché continuamente maltrattata.

Non è un caso che il brano esca venerdì 5 giugno, Giornata Mondiale dell’Ambiente.
Non è un caso, anche se la data è stata determinata dalla casualità. Dato il periodo ho dovuto rimandare l’uscita di una settimana; immagina quindi la gioia e l’emozione nello scoprire che coincideva con quella data precisa!
Sembrava un segno del destino: mi sono rifiutata di accettare qualsiasi altra data.

Nella canzone parli del rapporto conflittuale tra uomo e donna; ti è mai capitato di non essere abbastanza considerata in un rapporto di coppia?
Sono una persona a cui piace essere alla pari con chiunque. Non sono una femminista, nel senso che non mi schiero a prescindere da parte di una donna, perché credo che siamo veramente tutti uguali, ma se c’è un fidanzato che ha questo tipo di comportamento è veramente difficile. In generale è un tipo di rapporto che non considero proprio, che non mi interessa. Sono una persona che deve sempre trovare stimoli nell’altro, non essere accantonata o addirittura schiacciata.

“Il virus siamo noi”, cita il brano. In questo particolare momento storico, oltre all’emergenza sanitaria che stiamo ancora combattendo, qual è secondo te il virus più forte che dobbiamo combattere?
Credo sia l’ignoranza, che è alla base di tutto, delle scelte sbagliate, della cattiva informazione, dell’odio, del razzismo, e di tutti i sentimenti negativi che possono derivare.

Schiacciacuore non è solo il titolo del brano, ma anche il nome che hai dato ad una piantina, a cui hai aperto anche un profilo IG.
La piantina ha un profilo Instagram e anche una diretta live su YouTube, che l’ha vista crescere 24 ore su 24, nelle ultime settimane.
Quando dovevo pensare a come comunicare l’uscita del singolo, ho pensato all’uscita di una piantina, dato il tema.

In questo brano collabori per la prima volta con Nitro; come sei arrivata a questa collaborazione?
È una collaborazione nata nello stesso studio della canzone, da un momento casuale; prima di scrivere la canzone ero al pianoforte, dove tutto è nato all’improvviso. Nitro è passato in studio (anche lui sta lavorando, capita spesso di incrociarci) nel momento esatto in cui avevamo ultimato la canzone e stavamo per mandarla al mixaggio. Si è innamorato del brano e ha cantato il suo passaggio quel giorno stesso: è stato bellissimo, non c’era niente di preparato.

La canzone è nata durante la quarantena; come hai trascorso questo periodo di isolamento?
Stavo già scrivendo, ero al lavoro sul nuovo disco, quindi vivevo una sorta di quarantena autoimposta, dopodiché purtroppo è arrivata quella imposta per tutti. Non è stato un grosso choc a livello psicologico, anche se è stato un periodo difficile. In questi mesi ho riscoperto però la cuoca che c’è in me!

Cosa ti piace cucinare?
Beh, io sono emiliana, quindi “carboidrato sempre sia lodato!”
Gnocchi, lasagne, focaccia, e poi tra i dolci, la tarte tatin, che è il mio dolce preferito.

Secondo te questo periodo di isolamento ci ha cambiato? Vedendo gli ultimi accadimenti non si direbbe…
Non sembrerebbe, ma in fondo anche questi accadimenti fanno parte di questo momento, sono strettamente correlati. Ad esempio, il virus e il problema del surriscaldamento globale sembrano non c’entrare niente tra di loro, invece sono connessi eccome, perché facciamo tutti parte dello stesso ecosistema e dello stesso sistema economico mondiale. Credo che questo sia il momento giusto, con tutto quello che di negativo sta succedendo su più fronti, di passare dal famoso medioevo digitale, che stiamo vivendo, al risorgimento. Mi auguro questo: che i governanti, a livello mondiale, si mettano una mano sul cuore e non sul portafoglio, e decidano di investire in un mondo ecologico, che tiene conto dell’uguaglianza, degli “ultimi”.

È un momento difficile per la musica dal vivo; i grandi live sono saltati. Alcuni tuoi colleghi si sono però resi disponibili ai concerti entro i mille spettatori (come previsto dal Dpcm). Saresti disposta a questo tipo di live?
Sì assolutamente, anzi mi piacerebbe tanto. Mi piacerebbe molto fare anche un solo concerto, che varrebbe come simbolo. Ovviamente non sarebbe una vera ripartenza, sono troppi i limiti giustamente ancora imposti, ma è una bella iniziativa.
Sarebbe un modo per dire “noi ci siamo”.

L’ultima volta che sei salita su un palco per un’esibizione era all’interno del programma di Rai Uno, Una storia da cantare, che presentava uno scenario già diverso da quelli a cui siamo abituati: hai cantato senza pubblico. Che effetto ti ha fatto?
Era molto strano, anche se a volte a noi capita di cantare senza pubblico, ad esempio quando giriamo un video.
È una cosa che si può fare, certo, ma quando si tratta di un concerto è impensabile.

Questi mesi l’hanno dimostrato: è ancora difficile far capire alle persone che la musica è un lavoro…
Capisco che sia difficile capirlo, lo era anche per mia mamma, che quando ero piccola mi diceva – altro che cantare, studia studia!
Ma di fatto la musica è un lavoro, eccome, che comprende tante persone che lavorano. Dai discografici ai giornalisti, ai backliner, che montano e smontano i palchi, quindi sono quelli che sudano di più, e in questo momento forse sono anche tra i meno tutelati. Quando gli artisti si fanno sentire, si fanno sentire in rappresentanza del settore, mica per se stessi!
La musica è un’industria vera e propria, e come tutte le altre industrie ha bisogno di ripartire, di essere ascoltata e tutelata. Necessita inoltre di regolamentazioni, così come tutti gli altri settori.

Sembra un secolo fa quando ti abbiamo visto a Sanremo, sul palco con Diodato, nella cover di 24 mila baci.
Mamma mia! Ridatemi Bugo (ride)! Ridatemi Diodato!
Il 2020 era iniziato col botto per me, e per Antonio ancora di più.

Immagini un tuo ritorno su quel palco, da protagonista principale?
Sanremo è come Natale, quando arriva arriva. È un’ipotesi che io contemplo sempre, se ho la canzone giusta e se è il momento giusto.
Non escludo mai Sanremo.

Chiudiamo con qualche dettaglio sul tuo nuovo album. Cosa ci puoi anticipare?
È un progetto ancora in divenire, questa quarantena ha fatto sì che io producessi tantissimo, e ha stravolto tutti i miei piani.
Mi piacerebbe però mantenere per il sound del disco quello del primo singolo, che è abbastanza fresco.
Sarà che abbiamo vissuto dei momenti così pesanti, che almeno negli arrangiamenti mi piacerebbe “volare” e “farvi volare”.

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