“Theia”, il nuovo EP di Tavo: «Per la prima volta parlo d’amore»

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Tavo

Si intitola Theia il nuovo EP di Tavo. L’ultimo lavoro di Francesco Taverna (il suo nome all’anagrafe), 27enne di Alessandria, arriva a due anni di distanza da Funambolo, il suo disco d’esordio, che lo ha fatto conoscere come uno dei nomi più promettenti dell’indie pop italiano. Dopo aver suonato su palchi prestigiosi e ottenuto raccolto importanti riconoscimenti, Tavo torna dunque a far sentire la sua musica. L’EP contiene sei canzoni ed è disponibile sulle principali piattaforme digitali. Abbiamo intervistato Tavo per farci raccontare questa sua ultima fatica discografica.

Theia è il nome di un corpo celeste che la Terra avrebbe scontrato circa 4,5 miliardi di anni fa. Da quell’impatto sarebbe poi nata la Luna. Perché hai scelto proprio questo nome per il tuo nuovo EP?
È bello pensare che, certe volte, da catastrofi o errori colossali, possano nascere cose bellissime. Mi ha ispirato una frase di un bravo scrittore, Roberto Mercadini, che definisce la luna come una Eva strappata dal fianco della terra. Questa per me era la metafora perfetta di come due corpi apparentemente estranei siano in realtà tutt’altro che diversi. La storia di Theia è un viaggio nello spazio interiore tra ricordi e sentimenti.

La scelta dei singoli a volte dice molto del percorso che un artista vuole proporre al pubblico. Nel tuo caso perché è caduta su Il tempo di ballare e Annabelle?
In questo EP parlo per la prima volta d’amore. Non è stato facile per me farlo. È un tema piuttosto inflazionato in musica. Ho dovuto trovare uno “spioncino alternativo”. Entrambi questi brani sono molto personali. Il primo in particolare l’ho dedicato a mia madre, con la quale non ho passato e non passo tutt’ora il tempo che vorrei. Volevo che come primo singolo ci fosse questo perché racchiude ventisette anni della mia vita in tre minuti. Trovare il coraggio di scrivere “Il tempo di ballare” è stato per me un grande punto d’inizio verso una scrittura più “sincera”.

In Sott’odio canti: Il mio cuore è un barattolo che vi conserva sott’odio. Al di là del gioco di parole, a chi ti riferisci? Chi conservi sott’odio?
Questa canzone parla della malattia digitale di questi tempi. Tempi in cui i social “sì” ci hanno fatto sentire meno soli, ma d’altra parte ci hanno fatto capire che in realtà non sono in grado di sostituire i rapporti umani. Sott’odio metto la disinformazione e le persone che parlano per luoghi comuni.

Tu sei di Alessandria, città che citi nella canzone Il tempo di ballare. Che rapporto hai con la tua città?
La definisco “un’Alessandria grigia”… ed è proprio così. È una piccola realtà provinciale che come molte altre non offre molto spazio a chi, come me, fa questo mestiere.  Insomma, si sa, Alessandria non è certo nota per essere la Beverly Hills del Piemonte. D’altro canto però la noia può giocare a favore dell’immaginazione.

Rispetto a Funambolo, il tuo disco d’esordio, il nuovo EP segna più un’evoluzione o una rivoluzione?
Per me è sicuramente una rivoluzione. Ho totalmente cambiato il mio approccio alla scrittura. Ho imparato ad essere sincero, a non vergognarmi di mettere la mia vita sul tavolo. I brani in cui l’ho fatto sono quelli che più amo suonare dal vivo.

La definizione “indie pop” ti piace o ti sta stretta?
“Indie” vuol dire un po’ tutto è un po’ niente, per questo mi piace. Ho sempre ascoltato di tutto, pop, cantautorato, elettronica, ho studiato jazz al conservatorio… Non vedo la musica divisa in compartimenti stagni. L’indie ha permesso alle persone di ascoltare tutto, senza distinzione di genere. Infatti in questo “genere-non genere” è finito veramente di tutto.  Perciò sì! Mi piace.

Pubblicare un disco nuovo e non poterlo presentare su un palco. Quanto ti pesa questa situazione?
Moltissimo! Fortunatamente il lavoro non si è fermato. Anzi ci sono state collaborazioni bellissime in questo lockdown che spero continueranno nel tempo, come quella con Levi’s Italia. Purtroppo avevo appena iniziato a presentare il nuovo tour in un concerto bellissimo con i Sick Tamburo, ma ahimè tutto si è improvvisamente congelato. Suonare è la cosa che più amo, se non l’unica che amo veramente di questo mestiere.

Cosa arriverà dopo Theia?
Spero tantissime date. Vorrei tornare al più presto a girare l’Italia. Ora stiamo ultimando l’album vero e proprio. Abbiamo ancora un po’ di lavoro da fare, ma sono contento, credo sia per me uno dei lavori più significativi di tutta la mia vita.

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.

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