Il 10 giugno, a Roma, il SILB, la principale organizzazione che raggruppa le discoteche e sale da ballo italiane, ‘tira in ballo’ la politica con un flash mob in P.zza Montecitorio, ovvero di fronte alla Camera dei Deputati. Dalle 9 alle 13, all’evento parteciperanno gestori di locali, artisti e dj di tutta Italia.
“Perché non dilaghi il virus dell’indifferenza verso 2.500 aziende italiane, verso un settore che rappresenta 4 miliardi di fatturato, 2.500 aziende, 100.000 lavoratori“, scrive il SILB. “Dopo 106 giorni di chiusura delle nostre aziende, crediamo sia giunto il momento di interrompere il silenzio. La vita ha ripreso il suo corso, aprono teatri, cinema, palestre, musei, bar, ristoranti…non i luoghi deputati alla musica e al divertimento, che è parte fondante della vita stessa. I nostri locali rispettano capienze, parametri di sicurezza. Abbiamo stilato protocolli a prova di virus che sono stati presentati alle istituzioni. Chiediamo una data di apertura. E aiuti economici per le nostre aziende”.
I gestori delle disco, i dj, gli artisti e tutti coloro che nella vita hanno fatto l’immenso errore di dedicare la propria vita lavorativa e non solo al divertimento altrui non devono delle risposte solo alla politica, che li ha totalmente ignorati. E’ la società italiana nel suo complesso che sta totalmente ignorando, spesso deridendoli, i ragazzi, che con la loro “mala movida” sono diventati simbolo del peggio del peggio.
Come si sa, e come i media confermano, prendere un aperitivo con gli amici senza rispettare le distante è un’attività vergognosa, mentre manifestare tutti attaccati insieme a parlamentari oppure con il pugno chiuso contro il razzismo sono attività socialmente utili o almeno non pericolose da un punto di vista sanitario.
Mentre scrivo, degli ovvi problemi di mancato distanziamento sociale nelle manifestazioni dello scorso weekend (7 e 8 giugno) i media quasi non scrivono. Forse, anzi probabilmente, fanno bene. La cosa non fa notizia.
Come non fa notizia la chiusura delle discoteche. Anzi: la società italiana, sempre più vecchia, nel suo complesso vede nel divertimento notturno soltanto un problema, per cui la chiusura a tempo indeterminato sembra la soluzione di un problema e non una tragedia economica per migliaia e migliaia di persone.
Il problema, come è ovvio che sia, non è solo economico: in discoteca spesso nascono gli amori e le amicizie che durano una vita. E le discoteche, non certo i bar, fanno nascere tendenze artistiche e musicali, mentre sanno come gestire i pochi che tra i ragazzi non sanno comportarsi… A differenza, purtroppo, di quanto accade per strade e piazze in questo periodo in cui ci sarebbero regole precise da rispettare.
La manifestazione a Roma servirà a qualcosa? Forse no. Ma sembra l’unica scelta possibile e la speranza è che unisca un settore che al suo interno vede troppo spesso assurde e illogiche divisioni.






































