Antonio Silva racconta le “Pavanate”: «Andar per osterie con Guccini. E poi discutere di canzone d’autore»

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Guccini

Continua la nostra marcia di avvicinamento al 14 giugno, giorno in cui Francesco Guccini compie 80 anni. Oggi ci ha dato il suo contributo Antonio Silva, ex preside di scuola ed ex sindaco di Ceriano Laghetto, tuttora “bravo presentatore” della Rassegna della canzone d’autore organizzata dal Club Tenco, nonché protagonista di quelle che sono passate ala storia come “Pavanate”, ritrovi di un gruppo di amici avvenuti sul finire degli anni ’70 sull’appennino Tosco-Emiliano. E via tra passeggiate infinite nei boschi, epiche discussioni, mangiate pantagrueliche e bevute ancora più consistenti.

di Antonio Silva

Cominciò così.

Al termine della rassegna del 1976, Guccini ci invitò tutti a casa sua in quel di Pavana, nella sua residenza di campagna.

Non a caso nel ’76. Quell’anno fu una Rassegna davvero eccezionale. Per molti motivi.

Vi debuttarono Roberto Benigni e Paolo Conte e si esibì, in una memorabile performance, Piero Ciampi. Forse la sua ultima esibizione in pubblico.

Guccini
Amilcare Rambaldi e Piero Ciampi

Il cast completo, andate a vedervelo sul sito, era davvero stellare.

Ma soprattutto – come ricorda Amilcare Rambaldi  nel suo scritto I miei primi ottant’anni contenuto nel libretto allegato al CD Roba di Amilcare – «fu anche in quell’anno che un altro personaggio, Antonio Silva, salì in palcoscenico quale presentatore e conduttore della Rassegna. Non ne discese più!». Mica paglia.

Giorgio Vellani immortalò quel primo incontro con una stupenda foto in cui compaiono i partecipanti. Tutti belli, tutti giovani. Senza limiti di età.

Si nota l’assenza di Sergio Sacchi, che pure essendo tra i primi collaboratori di Amilcare, disertò forse per i suoi innumerevoli impegni di cantiere. Il suo merito maggiore è di aver portato al Tenco il bravo presentatore, che in fatti lo scalzò nel ruolo. Sì, l’architetto Sacchi ha anche presentato una Rassegna.

Erano nate le Pavanate che si ripeterono poi per alcuni anni.

I ricordi si affastellano.

Si alloggiava a Porretta Terme, presso l’hotel Santoli, diretto da un amico di Francesco detto “cavallo” per via dei suoi lineamenti facciali. Si trattava ovviamente di un soprannome. Non tutti però ne erano consapevoli e il tipo ci restava davvero male, sentendosi indicare con quel nomignolo. A volte scalciava pure.

Le giornate – quando Francesco non ci massacrava con le passeggiate alla diga piuttosto che con la raccolta di legna nel bosco – erano poi dedicate a estenuanti, epiche discussioni sulla canzone d’autore. Tipo: canzone e impegno, canzone e cultura, canzone e poesia, canzone e mercato, cantautori e sfiga. Gli ultimi due temi strettamente legati tra loro.

A volte andava, si fa per dire, meglio. Nel senso che Francesco ci guidava in un tour delle osterie del paese e limitrofi. Lì incontrava, e ci faceva conoscere, gli amici del posto dai nomi, forse soprannomi, spesso curiosi. Ricordo un simpatico Argo Francia e non ho mai capito se quello fosse il vero nome o uno pseudonimo legato a chissà quali misteriose avventure e leggende.

Anche qui però incombeva la minaccia. Capitava che Francesco si attardasse in accese partite a Tarocchi. Noi, con vergognosa piaggeria, si fingeva un interesse smodato per Trionfi ed Arcani. In realtà non ci capivamo un cazzo e soprattutto non ce ne fregava uno stracazzo. Ma ci gratificavano, a fine partita, gli accaniti litigi tra i contendenti che non si risparmiavano alcuno degli insulti contenuti nel dizionario della lingua pistoiese.

Quando andava bene, ma bene bene, era quando pioveva. Perché lì allora si stava chiusi in casa di Francesco. Lo spettacolo era sublime. Mamma Ester dominava la scena con due interpretazioni da materfamilias straordinarie: il ragù sul fuoco (dio, che profumo) e la pasta da tirare sul tavolo. Sferzando noi tutti, e Francesco in primis, con la sua taglientissima lingua. Credo che Melega, l’amico-autista (nel senso dell’auto, non in quell’altro senso), porti ancora sul corpo i segni di tali sferzate.

Guccini
Antonio Silva, all’epoca sindaco di Ceriano Laghetto, accompagna verso il palco Francesco Guccini venuto a cantare – a gratis – nel suo paese.

Papà Ferruccio guardava tutti con occhi dolci e mansueti.

La sera si cenava da Moreno, un ristoratore gentile e amichevole, che realizzava una sapida cucina del territorio prima che nascesse Slow Food.

Cene in cui si ricreava il clima goliardico e artistico dei dopo-Tenco.

Gli artisti presenti ci anticipavano brani di nuova composizione e Francesco si esibiva in siparietti comici da sbellicarsi.

Poi c’era la notte. Lì si andava al mulino ad ascoltare le storie di vita e di musica (sue, sia la vita che la musica) raccontate da Guccio. La sfida era tirare l’alba per l’ultimo bicchiere. 

Un anno arrivò a Pavana Paolo Conte. E arrivò con Egle, sua moglie.

Noi tutti eravamo segretamente innamorati di Egle. Segretamente un par di ciuffoli: la divoravamo con gli occhi e la corteggiavamo spudoratamente, tra i sornioni sorrisi del marito. Una mattina, scendendo dalla camera d’albergo per la colazione, mi trovai da solo in ascensore con Egle. E l’ascensore, benedetto, ad un certo punto si bloccò tra i piani. Evidente la trepidazione di Egle che rassicurai dicendo: «non temere. Con quel che ho bevuto ieri, so di avere un alito che ammazzerebbe un elefante». All’improvviso l’ascensore, maledetto, riprese la sua corsa. Egle, risollevata, mi stampò un bacio su una guancia che non lavai per anni.

Poi, senza un vero motivo, le Pavanate finirono. Forse anche perché il numero dei partecipanti era cresciuto a dismisura e la complicità dei primi incontri si era sfilacciata.

Ma era nato il mito. Mito che ci aveva visti giovani, capelluti, barbuti e sessualmente poderosi.

Ah, i bei tempi andati.

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Nella foto, scattata a casa di Antonio Silva a Ceriano Laghetto, da sinistra
di tre quarti la allora moglie di Guccini Angela Signorini, Francesco, in piedi il flautista dei Pan Brumisti Riccardo Grigolo, l’allora chitarrista di Guccini Giorgio Massini e un giovane Sergio Sacchi. Le bottiglie sul tavolo parlano da sole.

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Redazione
Spettakolo! nasce nel 2015 e si occupa di cinema, musica, travel, hi-tech. Alla Redazione di Spettakolo! collaborano varie figure del mondo del giornalismo (e non) desiderose di raccontare tutto ciò che per loro è "spettacolo" (appunto).

2 COMMENTI

  1. Confermo che Argo Francia era il suo vero nome, a Silla da qualche anno c’è una via col suo nome

  2. Grande Antonio! Onorato di aver fatto la tua conoscenza, essere diventato tuo amico, aver condotto tante battaglie (culturali) insieme, onorato che mio figlio abbia potuto frequentare il TUO liceo, felice di aver letto le tue circolari agli studenti e ai genitori – pezzi da incorniciare per la tua capacità di rendere felici gli azzeccagarbugli burocratici a cui eri costretto, da preside. E felice di leggere queste tue memorie, che non mi stanco mai di riascoltare.

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