Dalla Puglia, Stabile canta la sua “bella giornata”

0
Stabile

Negli ultimi anni ha scritto centinaia di canzoni condividendone però solo una manciata, sempre in bilico tra la costante ricerca di uno stile personale e una naturale vocazione alla riservatezza. Ma ora per Stabile, talentuoso cantautore pugliese, è giunto il momento di far conoscere al pubblico la sua musica. È appena uscito il singolo Che bella giornata!

Il disco, registrato da Alex Di Lascia al PlayStopRecord Studio di Manfredonia (FG), vede Stabile alla voce e chitarra acustica, Matteo Grieco alla elettrica, Michele Santoro al basso e Alessandro Di Lascia a programmazione, chitarre e tastiere. 

«Ho scritto il brano in dieci minuti, durante l’isolamento che ha costretto a casa milioni di italiani — spiega il cantautore — Il titolo è chiaramente ironico e rappresenta una pagina di diario della quotidianità in quarantena. Tutte le emozioni di quei giorni sono confluite in questa traccia. Uno spaccato senza filtri del terremoto esistenziale che l’emergenza ha prodotto, nelle abitudini di ognuno di noi. Il testo è realistico ma non si limita a descrivere l’angoscia e le limitazioni di quei giorni, bensì propone metafore ricche di ironia e un finale che trasmette tutta la speranza, di cui abbiamo bisogno».

Parlaci un po’ di te.
Mi chiamo Marco Murgo ma ho scelto di chiamarmi Stabile perché mi ci rivedo molto in questa semplice parola, visto che piuttosto che seguire le mode difendo la mia identità. Sono nato in Puglia a San Giovanni Rotondo, ma vivo a Manfredonia, ‘la porta del Gargano’. Sono laureato in giurisprudenza e in psicologia, ho due sorelle e un fratello tutti giuristi, come da tradizione familiare. Caratterialmente sono tanto loquace e solare nei rapporti, quando timido e impacciato negli approcci. Imbracciare la chitarra, mi dà coraggio.

Quando hai capito che la musica sarebbe stata una priorità, nella tua vita?
Diciamo che sono nato cantando. A tre anni assimilavo tutti i generi musicali che ascoltavo in casa quasi per osmosi, e il palcoscenico privilegiato era il balcone. I miei genitori vedendomi divorato da questa passione, decisero di indirizzarmi verso un percorso didattico. A dodici anni cominciai a studiare batteria e a quattordici mio zio, critico musicale e collezionista di vinili (ne possiede oltre 40.000!) mi regalò la prima chitarra elettrica. Suonavo cover di gruppi post punk e grunge ma in realtà sono un grande beatlesiano.

La tua indimenticabile ‘bella giornata’?
Il ricordo di un vecchio concerto romano di Damien Rice, un’emozione unica. Prima di lui solo Nick Drake.

Come hai trascorso questa quarantena?
Occupandomi di mio padre e scrivendo nuovi brani, molti dei quali entreranno a fare parte del mio primo album, che dovrebbe uscire in autunno.

C’è un cantautore italiano che apprezzi in modo particolare?
Sicuramente Niccolò Fabi, che ho avuto la possibilità di conoscere e frequentare. Un grande artista e una persona splendida, umanamente parlando.

Mi parlavi di uno zio collezionista di vinili. Tu conservi un oggetto, che ami più di altri?
Sicuramente la mia Gibson J-160E, un’edizione limitata della chitarra acustica di John Lennon che l’azienda americana ha prodotto, per celebrare l’anniversario della nascita dell’artista.

E qualche passione, al di là della musica?
Studio storia contemporanea, amo il modernariato, il vintage, la fotografia e il cinema, dai noir anni 60-70 ai thriller. E poi…i cani. Ma quella non è una passione, è una vocazione! Ho preso il patentino da educatore cinofilo per interagire meglio con loro, soprattutto con mio labrador Oliver, che ha sette anni e dal quale non mi separo mai.  

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome