Bruce Springsteen, la musica (e la radio) non è questione di algoritmi ma di passione, sentimenti e gioia

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Springsteen

Nel corso di questa odiosissima pandemia è successo un po’ di tutto, anche che il nostro Bruce si mettesse a fare il DJ. Non però quelli a cui ci siamo abituati nel corso degli ultimi anni, quelli dei grandi network radiofonici che trasmettono solo 40 canzoni, dettate peraltro dalle case discografiche, e annunciano e disannunciano i pezzi tra uno spot pubblicitario e un consiglio per gli acquisti. No, Springsteen ci riporta indietro negli anni, quando il conduttore radiofonico era una guida spirituale e musicale — spesso notturna — che ti conduceva alla scoperta di nuovi di nuovi dischi, nuovi interpreti, nuovi autori, fornendoti sempre nuovi stimoli artistici che ti aprivano la mente e il mondo davanti a te. Era una presenza fondamentale, un amico sconosciuto eppure insostituibile, una persona capace di prendere qualsiasi fisionomia e di incarnare qualsiasi personaggio basandosi esclusivamente sul suono e sul potere della sua voce e di ciò che trasmetteva. Che non era semplicemente un atto meccanico legato alla tecnologia. Era molto di più, era comunicazione e comunità al tempo stesso, era socialità e scoperta, era cultura e intrattenimento al tempo stesso. Era la magia della radio. I DJ, le “voci” che stavano dall’altra parte, erano innanzitutto dei grandissimi esperti di musica, erano dei conoscitori profondi del panorama musicale che avevano intorno, erano degli scopritori di talenti, curiosi come pochi nell’andare a scovare i nomi più interessanti dell’ultima generazione e altrettanto impazienti di riscoprire qualche vecchio disco dimenticato o più o meno colpevolmente sottovalutato. Allo stesso tempo analizzavano ciò che accadeva nella vita di tutti i giorni, cosa funzionava, cosa andava storto, prendevano posizione, informavano, ti facevano pensare, riflettere, ti davano gli strumenti per permetterti di formarti una tua personale opinione. Non ti volevano uguale a tutti gli altri, non volevano omologhi, cercavano di crescere un pubblico che  pensasse con la propria testa, mentalmente, musicalmente e artisticamente indipendente. Non cercavano il consenso, ma piuttosto il confronto. Sono stati — quelle voci, quei conduttori, quei DJ — una presenza fondamentale nella nostra formazione, soprattutto in momenti difficili, quando ad esempio (magari nel periodo dell’adolescenza o in altri periodi cupi) sentivamo di non avere qualcuno che ci capisse o ci consolasse, ma c’erano loro a tenerci compagnia e a farci reagire. Questo era lo spirito di trasmissioni passate alla storia come Rai Stereo Notte, ad esempio.

Oggi, in periodo ancora confuso post-pandemia, a svolgere questo compito, questa funzione radiofonica, c’è Bruce Springsteen che da casa sua a casa nostra (il programma si chiama proprio Bruce Springsteen From His Home to Yours…) trasmette musica e parole (sulla E Street Radio) che ci accompagnano e ci fanno riflettere, che ci fanno scoprire nomi nuovi e artisti del passato dimenticati, perle musicali magari mai ascoltate in precedenza. Senza seguire un ordine cronologico ma un percorso logico e artistico che si compenetra alla perfezione con ciò che stiamo vivendo. Non ci sono vincoli alle scelte musicali — e ci mancherebbe — ma la passione, la conoscenza, la coscienza, il sentimento e la resilienza, la gioia di rimanere vicini, stretti in una comunità che seppur virtuale ci permette di sentirci meno soli, meno fragili, più consapevoli e più determinati a riprenderci in mano la nostra vita. Springsteen spazia da Steve Marriott frontman degli Small Faces e degli Humble Pie agli Aqua Velvet, una surf band di San Francisco, da Tom Waits a Tom Petty, da Bob Dylan a Marlene Dietrich (a proposito, lo sapevate che la Diva  per eccellenza  ha cantato anche una memorabile versione di Blowin’ in the Wind?) passando per l’Ave Verum Corpus di W.A. Mozart e la versione di Knockin’ On Heaven’s Door fatta da Antony And The Johnsons. Magia pura e consapevolezza, è la forza della musica e la magia della radio.

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati “Ben Harper, Arriverà una luce” (Nuovi Equilibri, 2005, scritto in collaborazione con Ermanno Labianca), ”Gianna Nannini, Fiore di Ninfea” (Arcana), ”Autostop Generation" (Ultra Edizioni) e ben tre su Luciano Ligabue: “Certe notti sogno Elvis” (Giorgio Lucas Editore, 1995), “Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue” (Arcana, 2011) e il nuovissimo “ReStart” (Diarkos) uscito l’11 maggio 2020 in occasione del trentennale dell’uscita del primo omonimo album di Ligabue e di una carriera assolutamente straordinaria. Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.

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