Riccardo Cucchi ci racconta Italia-Germania 4-3: «Una partita arbitrata dal destino» (videointervista)

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Riccardo Cucchi

Trenta minuti circa. Quando saluto Riccardo Cucchi, voce storica di Tutto il calcio minuto per minuto che ha appeso il microfono al chiodo (senza alcuna enfasi celebrativa) dopo un’anonima Inter-Empoli di tre anni fa, mi accorgo che sono stato collegato con lui su Skype per trenta giri di lancette. Praticamente due tempi supplementari, secondo più, secondo meno. Ma che combinazione.

E quando dici supplementari, il cervello ovviamente li associa sempre a quelli. Quei supplementari che molti di noi non hanno mai vissuto in diretta per ragioni anagrafiche, ma rivisto decine, centinaia di volte: soprattutto in questi ultimi, tremendi mesi di lockdown, replicati a non finire su Rai Sport.

Perché quella fu Italia-Germania 4-3 , semifinale del Mondiale in scena a Mexico ’70. La partita arbitrata dagli dei del calcio. E, come ha ricordato bene qualcuno, nella vita ci sarà sempre, prima o poi, una “Italia-Germania” che ti aspetta dietro l’angolo. Che sia il 1978, il 1982 (la magica notte di Madrid), il 1988, il 1996, il 2006 (il colpo “Grosso” a Dortmund), il 2012 o il 2016, ogni tanto un azzurri contro bianchi eccolo che salta fuori. Quasi sempre a nostro favore, quasi sempre con l’ombra lunghissima della sfida dello Stadio Azteca che fa da ingombrante, ma necessario, convitato di pietra.

Riccardo Cucchi

Che partita fu quella. Una partita agonica nei tempi regolamentari (vantaggio di Boninsegna all’ottavo minuto, noia, ingresso di Rivera nel secondo tempo e forcing dei tedeschi con i nostri — causa Facchetti in giornata no e Bertini troppo distratto sul panzer Uwe Seeler — che non riuscivano a fare filtro) e poi, finalmente, l’epica calcistica mischiata con trovate da brividi alla Dario Argento.

Rileggiamole. Pareggio in extremis di Schnellinger con una spaccata memorabile. Pasticcio allucinante di Poletti sfruttato dal bomber Gerd Muller (2-1 Germania e rete che avrebbe steso un mulo dopo 94 minuti di ansia). Contro-regalo teutonico timbrato da Burgnich (2-2). Riva che segna di sinistro uno dei gol più belli della sua vita (Vialli lo imiterà, nel 1988, in una segnatura altrettanto impressionante contro la Spagna). Muller che riacciuffa il 3-3 di testa, ipnotizzando sulla riga di porta Albertosi e Rivera (che non doveva assolutamente trovarsi lì) e infine, appena un minuto dopo, la più bella azione di sempre della nostra Nazionale. Una costruzione tattica travolgente, pari allo scambio di tacco tra Rossi e Bettega contro i padroni di casa ad Argentina ’78 o la palombella di Del Piero che, nel 2006, timbra il passaporto per Berlino. Undici passaggi consecutivi, Bonimba che s’invola sulla fascia sinistra e crossa alla viva dio più il Gianni nazionale, sempre lui, che batte quell’assurdo rigore in movimento.

Riccardo Cucchi

«Colpii di destro — mi confidò stupito il Golden Boy qualche anno fa — ma non me ne resi conto fino al giorno dopo rivedendo il filmato del match. Ero convinto di esserci andato col sinistro! Misteri della psiche applicati al football». Gol. 4-3 per noi. Triplice fischio dell’arbitro messicano Arturo Yamasaki. Tutti stremati sull’oceano verde dell’Azteca. Se ne parla ancora oggi, non solo nella Penisola.

E noi ne abbiamo appunto parlato con Riccardo Cucchi nella lunga video-intervista con l’ex conduttore de La domenica sportiva che trovate qua sotto. Perché è appena uscito un libro prezioso scritto con vivida emozione dallo stesso Cucchi: La partita del secolo – Storia, mito e protagonisti di Italia-Germania 4-3. Perché di certe storie sentite un miliardo di volte non si può proprio farne a meno, a maggior ragione quando compiono cinquant’anni, mezzo secolo di gloria. E noi siamo ancora lì, col fazzoletto agli occhi e il cuore azzurro, a illuderci che anche contro il Brasile di Pelè — quattro giorni dopo, il 21 giugno 1970 — sarebbe potuta finire con lo zucchero al posto del fiele. A te la linea, Riccardo.

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