Ci sono giorni della vita che non dimenticherai mai. Giorni che ti hanno cambiato la vita, per sempre, e che ogni anno vivi come una ricorrenza da celebrare. Come il giorno della tua laurea, o quello del tuo matrimonio, del primo figlio che ti è nato, dell’esame di maturità. Io ad esempio del 21 giugno 1985 ricordo tutto perfettamente, qualsiasi minimo dettaglio. Ricordo il risveglio all’alba nella casa di un pazzo che aveva ospitato me e altri tre amici da cui fuggimmo a gambe levate diretti allo stadio, ricordo il caldo infernale, il tragitto verso uno stadio che ci appariva come una chimera in una città sconosciuta, il sole che non tramontava mai, i chilometri a piedi nel dopo concerto per arrivare alla stazione, i gradini di quella stazione che divennero un letto improvvisato. Ricordo le facce, la gente, le magliette, le canzoni, le lacrime, la gioia, la passione. Ricordo – soprattutto – quell’One…Two…One, Two, Three, Four lanciato alle 19.30 in punto con una potenza devastante: fu l’inizio di una storia d’amore e di passione che va avanti ancora oggi e che accomuna persone diversissime tra loro in ogni parte del mondo. E’ vero, ho già scritto di questo concerto su questo spazio e se torno a parlarne ancora oggi è per celebrarlo come una ricorrenza fondamentale nella mia vita. Quel giorno decisi che avrei fatto la mia tesi di laurea sui testi delle canzoni di Bruce Springsteen, quel giorno ho scoperto i miei migliori amici, i miei blood brothers, quelli che sono stati al mio fianco nei momenti più felici e in quelli più difficili della mia vita. Siamo cresciuti insieme, con Bruce a fare da collante e da traino a vite ricchissime di emozioni e di soddisfazioni. Ancora oggi – come 35 anni fa – sono con me, fianco a fianco nella vita di tutti i giorni e ai concerti di Bruce. Stasera nel mio piccolo terrazzo riascolterò tutto il concerto dei 21 giugno 1985, con un pizzico di nostalgia ma con l’immensa gioia di averlo vissuto con delle persone meravigliose e insostituibili. Siamo cresciuti è vero, ma siamo ancora tutti lì a rincorrere costantemente il nostro sogno americano.

La foto nel testo è presa da Internet








































C’ero!