Il ritorno di Franco e la Repubblica dei Mostri con “Sciarra chitarra musica battaglia”

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Franco e la Repubblica dei Mostri

Franco e la Repubblica dei Mostri sono Adriano Aricò (voce, chitarra e ukulele), Marina Mussapi (violoncello), Paolo Perego (basso e pianoforte) e Francesco Provenzano (batteria). Si sono fatti conoscere nel 2016 pubblicando un album che portava il nome del gruppo e, recentemente, hanno dato alle stampe il loro secondo disco, intitolato Sciarra chitarra musica battaglia. Abbiamo intervistato la band per parlare di questo nuovo lavoro, ma anche del loro percorso artistico.

Partiamo dal titolo del vostro disco: Sciarra chitarra musica battaglia. Che cosa vuol dire?
Sciarra Chitarra Musica Battaglia è l’inizio di una filastrocca siciliana che generalmente i bambini si cantano quando a seguito di un litigio decidono di interrompere un’amicizia. Tutti i pezzi del disco in qualche modo parlano di rottura e di cambiamento, raccontano di contrasti: ferite e cicatrici, passato presente futuro, sentimenti contrapposti e tutto ciò che rende l’essere umano così dannato e volubile.

Già che siamo in tema di spiegazioni: perché vi chiamate Franco e la Repubblica dei Mostri?
È un nome molto legato alla genesi del nostro percorso musicale, circa sei anni fa avevamo lavorato al primo disco quasi come un concept album che vedeva l’Italia protagonista oltre che cornice delle storie che cantavamo: l’idea era quella di raccontare il nostro paese in tutte le sue contraddizioni. La Repubblica rappresenta evidentemente questo scenario narrativo, ma può essere anche intesa come un luogo più intimo, dove abitano mostri nascosti nel profondo di ognuno di noi. L’idea era anche quella di personalizzare il progetto dando un nome proprio di persona: Franco è uno dei nomi italiani più classici e diffusi, ma ha anche un bel significato, è onesto, indica sincerità. Nel tempo ci siamo affezionati a questa persona immaginaria, che è diventata quasi un quinto elemento della band, che dà corporeità al progetto.

Perché avete scelto Livido blu come singolo di lancio dell’album?
È un brano che ha sonorità pop e allo stesso tempo molto cupe, e interpreta bene il leitmotiv dell’album, parla dei conflitti di “chi vuole fare la guerra in santa pace”: i lividi blu sono le ferite che ci troviamo addosso e che spesso non ci accorgiamo neanche più di avere, sono i drammi quotidiani che siamo abituati a ignorare facilmente, sono i piccoli traumi che ogni tanto sentiamo il bisogno di toccare con mano per ricordarci che siamo vivi. La filastrocca alla fine del pezzo è proprio la frase che ha dato il titolo al nostro album.

Franco e la Repubblica dei Mostri

La sposa con la maschera e il mitra della copertina cosa rappresenta?
Volevamo che la nostra copertina riuscisse in qualche modo a rappresentare in una sola immagine tutte le battaglie quotidiane, i legami interrotti, il presagio del cambiamento. Ci piaceva anche l’idea di un’immagine che non svelasse troppo, a cui ciascuno potesse dare una propria interpretazione.

In pieno lockdown avete pubblicato il video di Grigio fumo, qualche giorno fa quello di Due vandali. Come avete lavorato in un periodo così difficile?
Avevamo in programma la release date per il 28 febbraio, non fare neanche una data live di presentazione non è stato semplice. In questi mesi abbiamo cercato di mantenere vivo il più possibile le canzoni del nuovo album suonandole ognuno a casa propria e poi montando il tutto insieme, creando nuovi video… Ci siamo molto divertiti, ma ci manca suonare live.

Franco e la Repubblica dei Mostri

Ascoltando il disco si nota una grande cura negli arrangiamenti. Quanto è stato importante in questo senso il lavoro di Giuliano Dottori?
La collaborazione con Giuliano è stata molto generativa, ci ha aiutato a prendere maggiore consapevolezza del nostro sound, in una fase in cui abbiamo lavorato per valorizzare le personalità di tutti e quattro i componenti della band. Avevamo chiaro che il nuovo disco aveva bisogno di un approccio diverso, più folk. La scelta di Giuliano Dottori come produttore artistico è stata fatta proprio tenendo presente questo aspetto, la visione di un cantautore oltre che ottimo arrangiatore ha fatto sì che le canzoni si potessero prendere il loro spazio fisico e la loro dimensione naturale, senza risultare coperte da scelte troppo “ardite”.

Sono passati quattro anni dal vostro precedente disco. Perché un’attesa così lunga?
Molte delle canzoni che compongono l’album erano già state scritte e suonate dal vivo quando portavamo in giro l’album precedente. Sentivamo però che avevano bisogno di maturare ulteriormente in termini di sound, infatti di alcuni brani esistono numerose e diversissime versioni. Dobbiamo ammettere che l’attesa non ci ha stressato anzi ci ha rafforzato e siamo veramente contenti di come alla fine è uscito il disco.

Siete pronti per tornare a suonare dal vivo?
Non vediamo l’ora!

Il video di Due vandali:

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.

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