“Arma Letale 5”, Danny Glover e i legami con l’attualità

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Arma Letale 5

Los Angeles, interno giorno: Roger Murtaugh, stimato poliziotto intento a godersi un bagno rilassante, viene raggiunto dalla sua calorosa e innamorata famiglia che, presentandogli una bella torta di compleanno, lo invita a spegnere le cinquanta candeline che la decorano. La pensione è alle porte, e dopo tanti anni di onorata, tranquilla carriera, Murtaugh è convinto che niente possa arrivare a impensierirlo lungo il percorso che lo condurrà a essa. Ma ha fatto i conti senza Martin Riggs, suo nuovo partner, del tutto fuori dagli schemi, vedovo e solitario, indomabile cane sciolto con una preoccupante noncuranza nei confronti del concetto di autoconservazione… così si apre, nel lontano 1987, il primo capitolo di Arma Letale, la buddy cop saga diretta da Richard Donner con protagonisti Danny Glover (Murtaugh) e Mel Gibson (Riggs) che aggiungerà al suo inchino d’ingresso in sala altri tre film (rispettivamente nel 1989, nel 1992 e nel 1998) e che, secondo voci che assumono di mese in mese maggior consistenza, si appresta a concludere definitivamente il suo viaggio con un quinto, imperdibile capitolo che vedrà il ritorno della squadra al gran completo, per la gioia dei fan storici della serie.

A confermare che esiste già uno script è stato proprio Glover: il portale della celebre rivista statunitense Variety ha infatti pubblicato qualche giorno fa una interessante intervista all’attore, chiedendogli d’illustrare il suo punto di vista sulle drammatiche condizioni della popolazione afroamericana, costretta ancora a dibattersi tra diritti negati e brutale violenza subita da parte di chi di quei diritti dovrebbe per giuramento farsi garante, e, tra una importante riflessione e l’altra, Glover ha dichiarato che il tanto atteso finale — curiosamente, come ufficializzato dallo stesso regista il titolo sarà proprio Lethal Finale — sorprenderà il pubblico per lo sguardo attento sulle struggenti tensioni che stanno infiammando cuori, strade e media in questi ultime, tetre settimane che hanno seguito l’omicidio di George Floyd da parte di Derek Chauvin, poliziotto bianco, durante una procedura d’arresto lo scorso 25 maggio a Minneapolis.

Queste le parole di Glover: «Se ne è parlato a gennaio. Non voglio rivelare nulla in merito alla sceneggiatura che ho letto, ma ho trovato che la trama avesse in sé degli elementi particolarmente rilevanti rispetto a quanto sta accadendo oggi. Questo posso dirlo. Ma eravamo a gennaio. La storia muta così in fretta… però sì, se ne è parlato. E c’è una sorta di piano. (La sceneggiatura) mi è piaciuta. Posso solo dirvi che, se si concretizzerà, c’è in essa qualcosa di straordinario. Se “Arma Letale” contribuisse in qualche misura a farci comprendere un po’ di più (su cosa sta accadendo)… sarebbe interessante girare questo film. Sarebbe interessante vedere come potremmo inserirlo nel contesto politico ed economico nel quale ci troviamo. E specialmente in quel contesto messo a confronto con la situazione delle comunità che sono state più duramente colpite dalla violenza della polizia, dagli standard secondo i quali opera e dal potere che esercita. E ciò che sarebbe interessante da questo punto di vista favorevole è il capire che forma potrebbe prendere un tale tentativo in questo momento particolare. Magari si potrebbe provare ad approcciare direttamente l’argomento, quale che sia la sceneggiatura finale».

Che effetto farà ritrovare Roger e Martin ormai anziani alle prese con un mondo in una tale, tumultuosa trasformazione? Il motto murtaughiano “Sono troppo vecchio per queste stronzate” assumerà un significato mai così concreto? Staremo a vedere. Intanto, vi proponiamo l’intervista che Glover e Gibson, insieme a Rene Russo, interprete della tosta Lorna Cole, prima scontrosa alleata e poi seconda moglie di Riggs (i due accoglieranno anche un bambino), hanno rilasciato alla ABC nel 2017 in occasione del trentennale del primo film:

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E già che si parla di attese alimentate dai ricordi, aggiungiamo una delle scene che vengono conservate con maggiore affetto nel cuore degli aficionados di Lethal Weapon non solo per la sua potente emotività, ma perché a farsene canale di trasmissione, nel suo inconfondibile, snervante, caotico e insieme tenero stile è il Leo Getz di Joe Pesci, attore in grado di elevare ogni battuta al rango di una minilezione d’arte espressiva. Pellicola dopo pellicola, Leo finirà per diventare, quasi per caso, indispensabile agente nelle dinamiche e nelle vicissitudini che coinvolgono Roger e Martin, e l’evoluzione del rapporto d’affetto tra i tre rappresenta una delle punte di diamante dell’intero franchise, dimostrando ancora una volta che nell’etichetta di “buddy cop movie” la parola “buddy” ha esattamente lo stesso peso di “cop”, e che la componente emozionale, se magistralmente intrecciata all’azione, permette a un film di genere di compiere il non irrilevante salto di qualità da esercizio stilistico a ritratto vivo di una plausibile fantasia:

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E se — per ragioni anagrafiche, o di differenti abitudini di fruizione di contenuti, o semplicemente di immotivato, ma perdonabile pregiudizio nei confronti di prodotti cinematografici con qualche capello bianco sullo script — non avete idea di cosa Arma Letale abbia rappresentato per la cinematografia (e non solo) anni ’80-’90, concedetevi l’occasione di recuperare la saga: potreste trovare in essa tutte le radici stilistiche e tutti i topoi narrativi di quel mondo che oggi v’incanta inducendovi a fare binge-watching di intere serie… e magari, finirete persino per amarle un po’ di più.

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Chiara Rita Persico
Classe ’83, nerd orgogliosa e convinta, sono laureata con lode in ingegneria dei sogni rumorosi ed eccessivi, ma con specializzazione in realismologia e contatto col suolo. Scrivo di spettacolo da sempre, in italiano e in inglese, e da sempre cerco di capirne un po’ di più della vita e i suoi arzigogoli guardandola attraverso il prisma delle creazioni artistiche di chi ha uno straordinario talento nel raccontarla con sincerità, poesia e autentica passione.

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