Quello che non sai di me

Realistico, poetico, svizzero, dallo Zurich Film Festival

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Quello che non sai di me
di Rolando Colla
con Linda Olsansky, Koudous Seihon, Cristian Izzo

Visibile su The Film Club di Minerva Pictures, Chili e Google Play

Ikendu (che vuol dire potere della vita) lascia il Mali per la Libia, passa le baracche-scatola-di-cellofan di Rosarno e arriva clandestinamente a Bellinzona. Un amico gli trova un lavoro coi pannelli solari e un po’ di sesso venduto a signore attempate quindi l’incontro con Patricia, signora ceca con due figlie e tanti amori sfortunati. È l’amore tra diseredati: lui vuole andare in Francia e lei non cerca un rapporto fisso. E invece si sposano. Matrimonio con canzoni meridionali italiane, barzellette del Mali sulle donne grassa. Ma a chi manda soldi Ikendu in Africa? E cosa fa in un viaggio a Salerno in cui non risponde mai al telefono? Lei sempre insicura. Lui sempre più silenzioso. L’amico sta male, forse gli han rotto in pancia palloncini di droga. Arriva la polizia. È uno spacciatore? Ikendu non parla ma chiede di essere creduto innocente. Con la polizia fa la stupidaggine di scappare. I pannelli solari sono scambi di droga? I soldi nel Mali li mandava a una donna da far venire? Gli amici non sono amici e se possono lo usano per scaricare su di lui le colpe? Ikendu non parla perché quella è la sua idea dell’onore e l’onore, come molti migranti costretti-indirettamente- all’illegalità è l’unica cosa che ha da difendere. Ci sarà un processo e uno sfogo, ma non è un melodramma sui migranti: è la condizione di una parte del mondo di cui sappiamo solo quello che vogliamo sapere. La frase del titolo vale per una storia d’amore come per una convivenza tra popoli. E non è un film a tesi in cui i migranti sono per forza buoni.

 

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