Caro papà, un film di Dino Risi su Raiplay

Una storia familiare inquietante ambientata degli anni di piombo

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Caro papà

Un grande Vittorio Gassman premiato con un David di Donatello

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Albino Millozzi (Vittorio Gassman), un potente industriale che si muove nel sottogoverno, corruttore, manipolatore e amico di Sindona e Crociani, è sposato con Giulia (Andrée Lachapelle), una donna ricca e sempre depressa che abita a Ginevra e padre di tre figli, Luca, il più piccolo studente di violoncello, Costanza ricoverata in una comune per ragazzi drogati, Marco (Stefano Madia), con cui condivide la sua splendida villa accudito da una coppia di domestici somali e Margot (Aurore Clément), la sua amante che lo sfrutta. Un giorno sbirciando nel diario di Marco per indagare sulle sue strane frequentazioni, scopre di avere a che fare con un militante di un’organizzazione terrorista pronta a colpire a morte una persona contrassegnata con la lettera P. Spaventato e preoccupato Albino prosegue nella sua indagine, ma poi giunto a Montreal per affari avrà un’amara sorpresa… il film del 1979 di Dino Risi scritto insieme al figlio Marco e a Bernardino Zapponi,  segna la quattordicesima collaborazione con l’amico Vittorio Gassman, interprete principale e vincitore per questo ruolo  di un David di Donatello. Ambientato nei tristi anni del terrorismo, Caro papà è una sorta di commedia drammatica intrisa di malinconia, ma contrassegnata da alcuni momenti godibili: l’esibizione di Albino nel corso di una festa organizzata per inaugurare la sua nuova piscina, che canta con grande passione Bambina innamorata, mentre il figlio Marco e i suoi amici che se ne vanno inorriditi per il cattivo gusto e per lo squallore della situazione; l’esibizione del piccolo  Luca al violoncello ferito dall’indifferenza del padre pronto a mollare a metà il concertino per raggiungere al più presto il suo aereo personale e ancora la sequenza della rapina in banca con l’industriale e i suoi collaboratori  costretti dai criminali a sdraiarsi in terra, ma che continuano imperterriti a  discutere dei loro affari. All’epoca affrontare un tema delicato e rischioso come quello della lotta armata non era un’impresa facile e molti sottolinearono la rappresentazione un po’ maldestra del terrorismo (il brigatista che lascia in giro il suo diario contenente la condanna a morte di una vittima). La pellicola però in parte si riscatta con il personaggio interpretato da Gassman, tipico italiano imbroglione, sbruffone, puttaniere, cinico e maschilista spesso al centro della commedia di costume tanto amata e invidiata anche all’estero.

Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente collabora a Diari di Cineclub, Grey Panthers, il Migliorista, Riquadro.com, pagina facebook Sncci Lombardia. Ha pubblicato nel 2021 per Aiep Editore “L’altra metà del pianeta cinema-100 donne sul grande schermo”, nel 2022 per Haze Auditorium Edizioni “Cinemiracolo a Milano. Cineclub, cinema d’essai e circoli del cinema dalla Liberazione a oggi” e nel 2026 per Algra Editore “Le grandi dinastie cinematografiche – Il cinema di padre in figlio”.

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