Telefoni bianchi, un film di Dino Risi su Raiplay

L’ascesa e la caduta di una piccola star del cinema del ventennio

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Telefoni bianchi

Una satira sulla Cinecittà dominata dai gerarchi fascisti

https://www.raiplay.it/video/2016/10/Telefoni-bianchi-e326a605-da38-4a54-aa07-cecef4e5c371.html

Marcella Valmarin (Agostina Belli), una graziosa cameriera veneta, sogna di andare a Roma per entrare nel mondo del cinema, quello dei telefoni bianchi, un genere amatissimo dal pubblico italiano del ventennio. Sedotta da un tipaccio che si fa passare per impresario (Maurizio Arena), parte per la capitale accompagnata dal suo timido fidanzato Roberto Trevisan (Cochi Ponzoni) pronto a portarla all’altare. La faccenda però si complica per la determinazione di Marcella, che non esita a farsi sedurre dal piccolo gerarca Bruno (Renato Pozzetto) pur di raggiungere il suo scopo. Il matrimonio va così a monte e la ragazza viene avviata alla prostituzione in una casa di piacere, mentre il povero Roberto è costretto a partire volontario, prima per la guerra in Africa, poi in Spagna e infine per la Russia. Grazie a un’avventura erotica con il Duce, Marcella finalmente inizia la sua carriera artistica con il nome d’arte di Alba Doris e si lega a Franco D’Enza (Vittorio Gassman), un attore noto con il vizio della cocaina. Arriva però il 25 luglio 1943 con la caduta del fascismo e la ragazza è costretta a partire per il nord e raggiungere casa sua a Conegliano veneto dove troverà i suoi genitori desiderosi da lei solo di soldi. Quando ormai il nazifascismo è alla disfatta Marcella sposa un ricco industriale svizzero da cui avrà due figli. Diversi anni dopo la donna decide di accompagnare suo marito in un viaggio d’affari in Russia  per ritrovare la tomba del suo povero ex fidanzato scomparso nella ritirata delle truppe italiane… Il film di Risi del 1976, premiato con due David di Donatello, non convincerà la critica delusa dal risultato ottenuto, nonostante la presenza anche di Ugo Tognazzi, un laido gobbo e Lino Toffolo, un musicista affetto da turbe sessuali. Scrive Tullio Kezich: «Per la scarsa attendibilità dei particolari di costume, per l’inverosimile quantità di errori accumulati nella ricostruzione ambientale, si direbbe che Dino Risi (classe 1916)  abbia vissuto altrove l’era fascista». Eppure il film malinconico e amaro ci offre uno spaccato di quella umanità (rappresentato dal viso delizioso e smarrito di Agostina Belli), che dalla vita non potranno mai ottenere nulla di buono.

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Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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