Covid 19. Per Bocelli niente di grave. Per Rovazzi un vero incubo

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Certamente è un caso. Ma è uno di quei casi che fanno riflettere. Nel giro di poche ore, arrivano due notizie che rivelano atteggiamenti distanti anni luce rispetto il coronavirus. I protagonisti sono due cantanti, anche loro distanti l’uno dall’altro anni luce, Andrea Bocelli e Fabio Rovazzi: il primo oggi ha partecipato come ospite parlante a un convegno dei “negazionisti del Covid” svoltosi in Senato.

Ha detto: «Quando siamo entrati in pieno lockdown ho anche cercato di immedesimarmi in chi doveva prendere decisioni così delicate. Poi ho cercato di analizzare la realtà e mi sono reso conto che le cose non erano così come ci venivano raccontate. Io conosco un sacco di gente, ma non ho mai conosciuto nessuno che fosse andato in terapia intensiva, quindi perché questa gravità? C’è stato un momento in cui mi sono sentito umiliato e offeso per la privazione della libertà di uscire di casa senza aver commesso un crimine e devo confessare pubblicamente di aver disobbedito a questo divieto che non mi sembrava giusto e salutare». 

Insomma, il Covid è stata solo una scusa per privarci della nostra libertà e gli oltre 15 milioni di casi accertati nel mondo (con 650.000 decessi) sarebbero un’invenzione dei “poteri forti”. Il tutto basato su un’evidenza scientifica inequivocabile: il signor Bocelli non ha «mai conosciuto nessuno che fosse andato in terapia intensiva». E dire che lo scorso 26 maggio Bocelli dichiarò pubblicamente di aver contratto il virus (anche se in forma lieve e asintomatica).

Qualche ora dopo su Instagram è apparso un post di Fabio Rovazzi in cui si legge: «Avrei davvero voluto darvi una canzone per ballare e scatenarvi quest’estate. Purtroppo non è successo. Il periodo della quarantena è stato un vero incubo personale: mi ha inghiottito nel buio più totale e mi ha sputato fuori cambiandomi. È stata un’occasione per fermarsi a riflettere sulle priorità della vita. Spesso, sopratutto di questi tempi, non ci rendiamo conto delle cose realmente importanti. Avrei potuto fingere, in studio e sul palco, di essere felice. Purtroppo non sono capace. Le canzoni sono sempre state un prolungamento del mio stato d’animo e se fossi stato costretto a farne una ora sarebbe uscito un pezzo strappalacrime drammatico (che vi evito molto volentieri)».

Come dicevo all’inizio, il fatto che queste due notizie siano uscite a poche ore di distanza l’una dall’altra è soltanto un caso. Però non possiamo fare a meno di notare che tra i due cantanti quello considerato più superficiale, frivolo, fatuo non ha colto la palla al balzo per speculare su una tragedia. Anzi, si è fermato a riflettere sulle priorità della vita. 

L’altro, famoso in tutto il mondo, proprietario di una tenuta in Toscana che certamente non può essere considerata una prigione, ha sfruttato l’occasione per farsi pubblicità a livello planetario, dal concerto in Duomo al mega raduno organizzato da Lady Gaga. In quelle occasioni disse ben altre cose sull’emergenza. Che ipocrita!

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@Luca Rossetti

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

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