La fotografia di Simona Severini dentro il suo Ipotesi

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Ipotesi è il nuovo EP di Simona Severini, cantautrice milanese al debutto come solista, pubblicato per Virgin Records il 10 luglio.

Sei tracce, di cui tre cover (I can’t make you love me di Bonnie Raitt, LOVE. di Kendrick Lamar feat. Zacari e Una mano sugli occhi di Niccolò Fabi) e tre inediti di cui è autrice, registrate in pochi giorni in una live session in studio con la chitarra, «lasciando gli errori, le cose belle e quelle brutte» ha raccontato. Un sound pulito, che lascia ampio spazio alla voce di Simona, calda ed espressiva, in grado di creare insieme a pochi essenziali elementi musicali uno spazio intimo e coinvolgente.

Ipotesi è anche il singolo che ha anticipato l’uscita del lavoro, accompagnato da un videoclip molto particolare, in perfetta linea con il brano, che parla di strade non percorse che restano delle fantasie.

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Gli altri inediti sono Madre e Cuore. Il primo è un pezzo che si concentra sul rapporto tra genitori e figli, ponendo l’accento sull’amore che li lega nonostante le divergenze di opinioni, cullato dal suono di una chitarra e pochi altri elementi. Il secondo è un testo malinconico dedicato a qualcuno che non fa più parte della vita della giovane cantautrice, in netto contrasto con la musica, decisamente più allegra.

Quanto c’è di te in questo lavoro?
«Direi che dentro questo EP ci sono io al cento per cento: metà sono canzoni mie, le ho scritte e suonate io dall’inizio alla fine, e le alte tre sono cover, ma sono pezzi su cui ho lavorato parecchio, li ho ri-arrangiati e suonati “a modo mio”».

Della collaborazione con Pacifico cosa ci racconti?
«È stata un’esperienza molto importante, che mi ha fatta crescere. Abbiamo fatto insieme delle sessioni di scrittura durante le quali io sono cambiata molto, ho avuto più chiaro in mente quello che volevo fare e questo mi ha fatto migliorare tantissimo».

Madre è un pezzo che si concentra sul rapporto genitori-figli: che rapporto hai tu con i tuoi?
«Io ho un rapporto molto stretto con la mia famiglia, siamo molto legati. Quello volevo emergesse dalla canzone è che al di là delle incomprensioni e dalla possibilità di percorrere strade diverse, io so che i miei genitori farebbero tutto per me, anche non approvando fino in fondo quello che ho deciso di fare. E come i miei, credo anche molti altri genitori».

Come hai scelto le tre cover che hai inserito nell’EP?
«Ho scelto tre pezzi a cui sono molto legata. O meglio, sono molto legata ai musicisti che le hanno presentate. I can’t make you love me è un pezzo di Bonnie Rait ma io sono molto legata alla cover di Bon Iver, diciamo che ho scoperto il pezzo grazie alla sua versione e per me è un brano molto importante. Kendrick Lamar credo sia uno dei musicisti più importanti degli ultimi tempi, o comunque, lo è a mio avviso, quindi ho scelto uno dei suoi pezzi. E infine Una mano sugli occhi di Fabi l’ho scelta per una “somma di piccole cose”: innanzitutto perché lui è uno dei miei cantautori italiani preferiti e poi penso che il suo sia uno dei dischi usciti negli anni. Con ciascun pezzo ho un legame emotivo, e riflette quella che sono io anche come ascoltatrice di musica».

Il COVID ha messo a dura prova il mondo dello spettacolo e della musica live: quanto è stato difficile non suonare dal vivo?
«È una situazione parecchio complicata: io vengo dal mondo del live, sono tanti anni che canto e suono, è una delle cose che faccio nella mia quotidianità e mi fa bene, in un certo senso mi riequilibra. Quindi posso dire che mi manca anche fisicamente suonare. Sicuramente non potersi esibire è un problema quando devi promuovere un disco, come nel mio caso. Per il momento lo presento il 28 luglio alla Triennale di Milano, però ho rimandato il tour a settembre». 

Dopo Ipotesi cosa ti aspetta?
«A parte il tour che in programma, sto scrivendo un altro album. Ancora è presto per dire se usciranno singoli o l’album intero, ma intanto io lo scrivo e ci lavoro. Poi faremo tutte le valutazioni del caso».

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