Nel manifesto ci sono due acrobati sul trapezio, dalla sigla di Mattotti. Acrobatico, ma in sicurezza, il festival di questa edizione dal 2 al 12 settembre ha meno film, zone rosse con varchi per il controllo della temperatura, niente biglietterie fisiche, niente congiunti in sala, tra un posto e l’altro sempre una sedia vuota, Sconfini rinviato a un futuro post Covid, per Venezia Classici ci si appoggia al Cinema Ritrovato della cineteca di Bologna e Venezia Virtual Reality invece che al Lazzaretto Vecchio va online con una tecnologia innovativa, ma il cuore di Venezia 77, dice il direttore Barbera, è salvo: un festival su scala ridotta, ma con 62 titoli, non autarchico,4 italiani in concorso e 8 titoli su 18 a regia femminile. Le quote rosa salgono di poco, ma salgono
Trame italiane
Gli italiani in concorso: Le sorelle Macaluso, la vita di cinque donne da un lavoro teatrale della regista Emma Dante. Miss Marx della Susanna Nicchiarelli di Nico, su Eleanor, la figlia minore, socialista e femminista, di Karl Marx. Padrenostro sul terrorismo degli anni 70, regia Claudio Noce prodotto e interpretato da Pierfrancesco Favino. Notturno, non-fiction alla maniera di Gianfranco Rosi (Fuocoammare e Sacro Gra) sul conflitto in Siria: non un documentario di guerra, ma un esercizio sulla percezione del mondo a quelle latitudini.
Film di apertura, fuori concorso, Lacci di Daniele Luchetti, una vita di coppia in cui lui si sente prigioniero del matrimonio, dal romanzo di Domenico Starnone qui anche sceneggiatore. Film di chiusura Lasciami andare di Stefano Mordini: thrIller con apparente irruzione del paranormale, con Stefano Accorsi e Valeria Golino
Trame in Concorso
In Beetwen Dying, secondo film del regista azerbaigiano Hilal Baydarov (pupillo del messicano Reygadas), trama che promette misteri spaziotemporali: in cerca della sua vera famiglia il protagonista chiude il suo ciclo di vita in un giorno… The World to Come di Mona Fastvold, un amore tra due donne sposate in lontane fattorie alla fine del secolo scorso. Nuevo Orden di Michel Franco promette fantascienza distopica, anche se la trama sembra un’infiltrazione di poveri in una festa di ricchi, ma il regista nega che sia realista. Il thriller di Nicole Garcia, Amants, racconta un amore parigino interrotto dalla fuga di lui con un seguito avventuroso anni dopo: uno dei pochi film francesi che hanno deciso di non rimandare l’uscita causa virus. Laila in Haifa di Amos Gitai, ambientato in un locale notturno frequentato sia da israeliani che da palestinesi. Und Morgen Die Ganze Welt di Julia von Heinz, una storia di antifa contro neonazi e una valutazione sulla violenza e i limiti che deve darsi la democrazia. Andrzej Kanchalovsky con Cari compagni svela uno sciopero represso con un massacro ad opera di tiratori scelti nell’URSS di Breznev. Il giapponese Kiyoshi Kurosawa affronta con un apparente melò di spionaggio, La moglie della spia, l’invasione della Manciuria, dove i giapponesi fecero esperimenti su cavie umane. Korshid, dell’iraniano Majid Majidi (prima volta a Venezia) affronta il tema dei bambini di strada con una taglio tra il sociologico e Dickens. Un parto in casa finito male e il lutto da gestire sono il tema di Pieces of a Woman dell’ungherese Kornél Mundruczó, con cast americano e canadese. Non cadrà più la neve di Małgorzata Szumowska e Michał Englert racconta le avventure di un massaggiatore in visita a clienti di villette, e secondo alcuni si rifà a Teorema di Pasolini. The Disciple dell’indiano Chaitanya Tamhane, pupillo di Alfonso Quaron, al suo secondo film dopo Court, racconta come l’India moderna si rapporti con gli ultimi cultori del canto tradizionale. Quo Vadis Aida? di Jasmila Zbanic torna sulla guerra di Iugoslavia nell’anniversario del genocidio di Srebrenica. E il più atteso dei film americani, Nomadland di Chloé Zhao affronta il fenomeno dei nuovi nomadi USA, protagonista Frances McDormand
Trame fuori concorso
Come si addestra una mosca gigante? Lo spiega con il consuero taglio surreale Quentin Dupieux in Mandibules. Un figlio sparito nell’incendio di un agriturismo è la trama di Assandira di Salvatore Mereu, con il ritorno in scena di Gavino Ledda. The Duke , del Roger Michell di Nottingh Hill, racconta la storia (vera) del tassista londinese che rubò un dipinto di Goya per motivi molto personali. Mosquito State di Filip Jan Rymsza affronta con un taglio complesso le avventure di un analista ossessivo di Wall Street. Rymsza che aveva già recuperato Other Side of The Wind di Orson Welles quest’anno porta nella sezione non fiction anche Hopper/Welles, sintesi di due ore dell’intervista fiume di 6 ore che Welles fece a Dennis Hopper mentre girava il suo film più maledetto, The Last Movie.
Trame non-fiction
Sportin’ Life di Abel Ferrara, girato tutto a Berlino mentre presentava in concorso il film Siberia, la vita di Ferrara fino al lockdown. Crazy Not Insane di Alex Gibney sulla criminologa che studiava i serial killer sotto ipnosi. Greta di Nathan Grossman, tutto sulla Thunberg. Salvatore Shoemaker of Dreams di Luca Guadagnino sul ciabattino irpino che ha sfondato a Hollywood, cioè Salvatore Ferragamo. La verità su La Dolce Vita di Giuseppe Pedersoli: ricordo di Fellini dal nipote del mitico produttore Peppino Amato. Molecole, studi paralleli sull’isolamento di Andrea Segre. Narciso em Férias di Renato Terra e Ricardo Calil, intervista a Caetano Veloso che nel 1968 fu imprigionato dalla dittatura militare.InfinePaolo Conte Via con me di Giorgio Verdelli e City Hall di Robert Wiseman, grande documentarista di istituzioni, stavolta sul municipio di Boston
Trame in Orizzonti
Una famiglia di sinistra e una di destra entrano in collisione nell’opera prima di Pietro Castellitto I predatori: due ingiustizie e una coincidenza che producono un esito molto aggressivo. Mainstream di Gia Coppola racconta un triangolo amoroso ai tempi di Internet. Guerra e pace della coppia di Spyra Mirabilis Massimo D’Anolfi e Martina Parenti affronta in quattro parti la guerra al cinema dal 1911 ad oggi. Genus Pan del filippino Lav Diaz è una storia di emarginazione nel regime di Duterte. The Furnace di Roderick MacKay è un quasi western su un gruppo di cammellieri trapiantati nell’outback australiano. Nowhere Special di Uberto Pasolini segue un uomo a cui resta poca vita che deve trovare una nuova famiglia per il figlio. La Trosième guerre dell’italiano Giovanni Aloi studia la pressione di un giovane militare in sorveglianza antiterrorismo. In The Man Who Sold His Skin del tunisino Kaouther Ben Hania un uomo offre la sua schiena al tatuaggio di un artista contemporaneo per poter espatriare e raggiungere il suo amore a Parigi. Zanka Contact del marocchino Ismaël el Iraki promette un on-the-road frenetico “alla Sailor e Lula di Lynch con un occhio a Tarantino”. E ancora un camionista indiano in Meel Patthar di Ivan Ayr, una fabbrica di mattoni nel deserto in La terra desolata dell’iraniano Ahmad Bahrami, un omaggio all’arte africana dell’intrattenimento in La nuit des Rois del subsahariano Philip Lacote, un attentato in un cinema su piani narrativi alla Borge in Careless Time dell’iraniano Shahram Mokri, un’inattesa commedia ironica sul desiderio di un palestinese di andarsene da Gaza, Gaza mon amour, di Tarzan Nasse e Arab Nasser, una pandemia di oblio in Mele di Christos Nikou, due portoghesi alle prese con i servizi sociali londinesi in Listen di Ana Rocha de Sousa , un’inchiesta giornalistica sugli emarginati per aver contratto l’epatite B, Il meglio deve ancora venire di Jim Wang, e un noir con citazioni di Melville e Godard in Gatto Giallo del kazako Adilkhan Yerzhanov






































