Un’opera vincitrice di numerosi premi alla Mostra di Venezia del 1961
Michele Jossu (Michele Cossu) e suo fratello minore Peppeddu (Peppeddu Cossu) vivono tra le montagne pascolando il loro gregge di pecore. Un giorno tre banditi reduci da un furto di maiali, trovano rifugio nella loro capanna. Con l’arrivo dei carabinieri Michele non ha il coraggio di denunciare i malviventi che aprono poi il fuoco contro i militari dell’Arma. Nella sparatoria un carabiniere rimane ucciso e i due fratelli spaventati si danno alla fuga diventando così dei ricercati pur essendo innocenti. Michele sul cui capo pende un mandato di cattura, scappa attraverso zone impervie e aride verso un pascolo isolato della Barbagia, ma nel faticoso viaggio perde una ad una tutte le sue pecore. Disperato, è così costretto a sua volta a rubare dall’ovile di un altro pastore alcuni capi di bestiame diventando così un fuorilegge a tutti gli effetti. Girato nel 1961 da Vittorio De Seta, il film, il suo primo lungometraggio, vince il Premio Opera alla Mostra di Venezia; il premio S.Giorgio d’argento; il premio della rivista Cinema nuovo e ancora quello della Federazione Italiana dei Circoli del Cinema sempre alla Mostra di Venezia, oltre al Nastro d’Argento 1961 per la migliore fotografia in bianco e nero. Vittorio De Seta (Un uomo a metà; L’invitata; Diario di un maestro), uno dei registi-documentaristi più straordinari del cinema italiano, già autore dei cortometraggi Un giorno in Barbagia e Pastori di Orgosolo, utilizzando solo attori non professionisti, ci offre un ritratto sincero e commovente di un mondo, quello dei pastori della Barbagia, che vivono nell’isolamento, nell’attaccamento alla loro terra, nella paura e nella diffidenza verso le istituzioni pubbliche così lontane e incomprensibili. Il regista siciliano come Robert Flaherty e come l’olandese volante Joris Ivens, è un sincero difensore della dignità umana e come scrive Jean Douchet nell’articolo Le bandit d’Orgosolo, in Les Chahiers du Cinéma, ottobre 1961, «De Seta ci invita a condannare un ordine di cose che consente il degrado di un ordine naturale».







































