Il re di Staten Island

Vita comico acido drammatica di ragazzo disfunzionale in America disfunzionale. Firmata Judd Apatow

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Il re di Staten Island
di Judd Apatow
con Pete Davidson, Bel Powley, Ricky Velez, Lou Wilson, Moises Arias, Carly Aquilino

Pete Davidson è uno stand up comedian, è lo sceneggiatore, ha avuto davvero un papà pompiere morto l’11 settembre, non è chiaro se ha avuto altri problemi come nel film e nel film interpreta  Scott, 24enne di Staten Island sotto New York, complicato, forse nichilista o cretino,  pieno di tatuaggi, che fa brutti tatuaggi, con deficit d’attenzione, che sta ancora in casa, che frequenta drogati con deboli tendenze criminali, che ha storie d’amore che non vuole riconoscere e che va in crisi per tutto quello che rompe il niente della sua vita: per esempio la sorella che va al college o la mamma che si mette con un pompiere dopo 17 anni di solitudine, vedova di pompiere morto sul lavoro. È un film di Judd Apatow, quello di Molto incinta, Quaranta anni vergine, Un disastro di ragazza eccetera: re del demenzial/sentimentale, i cui personaggi o sono quasi psicotici o molto disgraziati e insieme dovrebbero far ridere con un miscela di aggressività, scandalo, linguaggio acido e tenerezza. Ma ormai siamo nel campo del tutto già visto e ogni tanto anche ai limiti del noioso: prima parte in cui tutti sembrano fatti, stupidi o antipatici e poi mostrano d’avere cuori d’oro o di panna. Il fatto che sia un Apatow recuperato d’estate indica che il modulo è un po’ usurato.

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